Accordo sul latte, prezzo minimo 39 cent

prezzo
E c’è la possibilità di ulteriori rialzi, in base a un indice. Positivi i commenti del mondo agricolo. Le parti inoltre hanno stabilito che non ci saranno più limiti nelle consegne

Firmato l’accordo su un prezzo minimo indicizzato del latte tra Italatte, il maggior primo acquirente della materia prima nazionale, e le rappresentanze agricole dei produttori. Il latte sarà pagato 37 centesimi al litro a gennaio 2017, 38 a febbraio e 39 centesimi a marzo e ad aprile.

Questi valori, però, potranno aumentare in base a un indice costituito:

- per il 70% dal prezzo medio pagato nell’Ue a 28 Paesi negli ultimi dieci anni;

- e per il restante 30% dall’evoluzione delle quotazioni di Grana Padano a 9 mesi sulla piazza di Milano rilevate sempre nell’ultimo decennio.

L’intesa su questo prezzo base, con possibilità dunque di ulteriori rialzi in base all’indice, è stata raggiunta il 14 dicembre scorso dopo che il mercato aveva dato, nei mesi precedenti, segnali evidenti di una ripresa delle quotazioni anche all’estero.

Le parti, compresa l’Aop Latte Italia, presente per la prima volta al negoziato, hanno inoltre stabilito che non ci saranno più limiti nei volumi delle consegne, ma solo un’indicazione stimata delle produzioni da parte delle singole stalle conferenti. Alla scadenza dell’intesa, nell’aprile 2017, le parti riapriranno un nuovo tavolo di confronto. L’accordo viene esteso anche a quei contratti che erano già stati siglati e che sarebbero scaduti a marzo 2017.

A dicembre il latte sarà ancora pagato 34 centesimi al litro e a novembre è stato quotato 33 centesimi in base al meccanismo di calcolo stabilito da Italatte e imperniato sulla media delle quotazioni Ue a 28 Paesi.

Confagricoltura, Coldiretti e Cia: un passo avanti

«L’accordo – affermano in un comunicato congiunto le tre associazioni di categoria Coldiretti, Confagricoltura e Cia - rappresenta un importante passo in avanti frutto della rinnovata situazione del settore latte dovuta alla prossima entrata in vigore della norma sull’obbligo di etichettatura di origine del latte».

Per Luigi Barbieri, responsabile nazionale del settore latte di Confagricoltura, «è positivo che finalmente l’industria riconosca un aumento del prezzo del latte e un legame di questo valore ai prodotti del territorio. È importante inoltre, la cancellazione dei limiti di produzione stabiliti nei contratti che prevedevano una penalizzazione di prezzo qualora si fossero superati i volumi indicati».

«Abbiamo raggiunto – spiega il presidente di Confagricoltura Mantova e Confagricoltura Lombardia, Matteo Lasagna – un risultato importante, che permette ai nostri allevatori di guardare con più fiducia al futuro. Si è ricominciato a rimettere a posto l’equilibrio nel prezzo del latte, un buon punto di partenza».

«Questa intesa – ha afferma Ettore Prandini, vice presidente nazionale di Coldiretti e presidente di Confagricoltura Lombardia – rimette al centro il comparto zootecnico lattiero caseario e offre finalmente una prospettiva positiva su un prezzo non in calo ma stavolta in aumento».

Anche il presidente regionale della Cia, Giovanni Daghetta ha definito l’accordo «sostanzialmente positivo, perché concluso con un’azienda che lavora parecchi quintali di latte e combatte non specificatamente su mercati di nicchia o nobili, come quelli delle dop o delle igp, ma su un mercato posizionato su una concorrenza europea molto agguerrita».

«Pur non dimenticando che si tratta di un accordo tra una multinazionale e una parte del mondo agricolo – ha sottolineato Filippo Gasparini, vicepresidente di Confagricoltura Piacenza e presidente della sezione lattiero casearia dell’associazione – va registrato come un segnale positivo, che recepisce il trend di crescita dei mercati, la maggior durata dell’accordo, poi, rispetto a quelli stipulati in passato, dovrebbe, inoltre, essere indice di una certa stabilità del trend». Gasparini auspica che questi trend di aumento si registri anche sugli altri tavoli.

Gasparini: intesa in linea con il nuovo contesto internazionale

La maggior parte dei produttori mondiali di latte e grandi esportatori, in primis la Nuova Zelanda, aveva fatto notare ancora Gasparini, hanno registrato produzioni in calo in seguito a periodi siccitosi, solo gli Stati Uniti non hanno registrato una contrazione delle esportazioni.

A livello europeo Germania e Francia hanno perso produzione e stanno applicando le misure di intervento di riduzione volontaria delle produzioni. Misure che, per contro, hanno avuto meno successo nel nostro Paese in cui, indicativamente, hanno aderito circa 900 aziende contro le 9mila - 10mila per ciascuna delle altre due nazioni.

Il mercato del latte spot aveva già dato segnali evidenti di quale sarebbe stato alla fine il risultato di un accordo sul prezzo. Secondo un’elaborazione di Coldiretti Lombardia sulle quotazioni della Borsa di Lodi, principale piazza di riferimento del nord Italia, il valore del prodotto venduto e comprato al di fuori dei normali contratti di fornitura annuali è aumentato di oltre il 90% passando dai 23,46 centesimi al litro dell’aprile scorso al record di 45,88 centesimi al litro nell’ultima quotazione massima di novembre.

Copagri unica voce fuori dal coro

«I produttori hanno deciso ancora una volta, purtroppo, di rompere il fronte unitario che si era presentato nell’ultimo incontro tenuto lo scorso 23 novembre presso la sede di Assolatte a Milano». È quanto sostiene Copagri in un comunicato esprimendo dure critiche all’accordo sul prezzo del latte stipulato con Italatte e le altre organizzazioni agricole.

«Le posizioni assunte in quella sede erano di sostenere, oltre a uno scontato riconoscimento con l’inizio del 2017 (peraltro molto maggiore di quello ottenuto), la rideterminazione dei prezzi applicati nell’ultimo trimestre del 2016, dove a fronte di un mercato nettamente migliorativo l’industria casearia stava e sta tuttora applicando un prezzo bel al disotto delle possibilità ossia, a fronte di un mercato di più di 40 centesimi i prezzi applicati sono di 33-34 centesimi per litro, che portano a una perdita stimata per i produttori a più di 150 milioni di euro».

Fava: accordo innovativo

«Ritengo che sia un’intesa di grande innovazione», ha detto l’assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia, Gianni Fava.

E ha continuato: «Al di là degli aspetti di mercato, sui quali è bene che la politica rimanga spettatrice, le considerazioni promosse con i Tavoli di filiera a Milano hanno dato un risultato positivo, a partire proprio dalla compattezza del mondo agricolo e delle organizzazioni di produttori, a conferma che se si mantiene una linea unitaria si riescono ad ottenere risultati migliori rispetto alla polverizzazione».

 

Leggi l’articolo su Informatore Zootecnico n. 21/2016

L’edicola di Informatore Zootecnico

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome