Ma le multe quote latte continuano a turbare il settore

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Due le questioni aperte. Sulle quali nei prossimi mesi è atteso un pronunciamento della Corte di giustizia Ue

(di Stefano Boccoli)

Pesano ancora in qualche misura sul comparto lattiero le vecchie quote latte Ue. A due anni dall'archiviazione del regime del prelievo supplementare, infatti, rimangono aperti con l'Unione europea due contenziosi piuttosto insidiosi, relativi alle multe pregresse.
Dalla campagna 1995/96 alla 2008/09
Un primo contenzioso si traduce in una procedura d'infrazione aperta nel 2015 dalla Commissione europea contro l'Italia. Materia del contendere è la riscossione delle multe dalla campagna 1995/96 alla 2008/09.
Come noto, per varie ragioni, sul pagamento dei salati prelievi sul superamento delle quote latte da parte di mote stalle è intervenuto lo Stato italiano. Da un lato l'Ue esigeva dalle stalle i versamenti, dall'altro la riscossione alle singole aziende era impedita da una miriade di contenziosi giudiziari. Ecco perché il governo italiano è stato costretto ad anticipare il denaro dal bilancio dello Stato.
Ma la Ue non può accettare, per rispetto del dettato dei regolamenti e per equità verso gli altri allevatori europei, che i prelievi non siano imputati ai singoli allevatori responsabili degli splafonamenti. E si tratta di molto denaro: secondo stime della Commissione, complessivamente le multe accumulate hanno raggiunto i 2,305 miliardi di euro di cui ben 1,752 non risultano versati.
In questi casi l'iter è lungo, ma nei prossimi mesi è atteso un pronunciamento della Corte di giustizia dell'Unione europea.
Campagne 1995/96 e 2001/02
La seconda questione aperta con l'Ue, sempre in tema di quote latte, ha dimensioni minori ma da non sottovalutare. Si tratta della dilazione dal dicembre 2010 al giugno 2011, del pagamento di una annualità della rateizzazione delle multe relative alle campagne 1995/96 e 2001/02.
Si parla del pagamento rateale istituito con la legge 119 del 2003 con la quale gli importi dovuti dagli allevatori splafonatori venivano suddivisi in 14 annualità senza interessi. Vennero fatti i calcoli e notificato a ogni allevatore quanto doveva versare entro la fine di ogni anno a partire dal 31 dicembre 2004.
Tutto andò bene per le prime sei annualità poi, per varie ragioni, il meccanismo si interruppe e arrivò la fatidica proroga di sei mesi. Che ora la Commissione Ue ci contesta. La ragione? Qualsiasi proroga di un pagamento si traduce in un vantaggio finanziario per il debitore; un vantaggio finanziario che agli occhi dell'Esecutivo di Bruxelles diventa un aiuto di Stato non concordato, e dunque distorsivo nei confronti degli altri allevatori europei.
Anche in questo caso, l'iter del contenzioso è giunto ormai alla Corte di Giustizia dell'Unione europea che dovrebbe pronunciarsi nell'arco di qualche mese.
(altre questioni aperte e approfondimenti sul numero 15 dell'Informatore Zootecnico)

 

 

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