Riproduzione animale, approvato il decreto

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Il provvedimento intende riordinare l’assistenza tecnica agli allevatori attraverso la revisione della legge 30/1991. Fra le novità la costituzione del Cnz, Comitato nazionale zootecnico, con compiti di regolazione, standardizzazione e indirizzo dell’attività di raccolta dei dati negli allevamenti

Il Mipaaf ha reso noto che l’8 maggio è stato approvato in via definitiva dal Consiglio dei ministri il decreto legislativo recante disciplina della riproduzione animale. Il provvedimento mira al riordino dell’assistenza tecnica agli allevatori attraverso la revisione della legge 30 del 15 gennaio 1991, che disciplina la riproduzione animale. Revisione allo scopo di rendere maggiormente efficienti i servizi offerti nell’ambito del settore.
Il decreto individua i principi fondamentali relativi ai settori della riproduzione: selezione, ricostituzione, creazione di nuove razze e conservazione della biodiversità zootecnica. In particolare prevede:
1. il riconoscimento degli “enti selezionatori” quali soggetti deputati alla realizzazione e gestione di programmi genetici, se in possesso di determinati requisiti;
2. il riconoscimento del principio per il quale la gestione dei libri genealogici e dei registri anagrafici è un necessario strumento della conservazione della biodiversità animale e della valorizzazione delle razze autoctone;
3. la specializzazione delle attività e la possibilità della separatezza delle funzioni tra la raccolta dati zootecnici nelle aziende e loro elaborazione ai fini della selezione da parte degli Enti selezionatori;
4. la costituzione di un Comitato nazionale zootecnico (Cnz), con compiti di regolazione, standardizzazione e indirizzo dell’attività di raccolta dei dati negli allevamenti;
5. la costituzione di una Banca Dati Unica Zootecnica a livello nazionale e la definizione da parte del ministero delle modalità di accesso ai relativi dati.
È opportuno evidenziare che il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali è l’autorità competente nazionale per il riconoscimento degli enti selezionatori e degli enti ibridatori. Al fine del riconoscimento, questi enti devono soddisfare specifici requisiti, che diventano più stringenti se essi intendono avvalersi di un sostegno finanziario pubblico.
Viene inoltre prevista la possibilità per questi enti di aggregarsi in comparti produttivi anche al fine di rendere più efficiente la programmazione delle politiche di sostegno al settore.
Il provvedimento recepisce il concetto di “programma genetico” quale strumento che persegue obiettivi legati a miglioramento, conservazione, creazione, ricostituzione di una razza e, per la suinicoltura, l’ibridazione, individuando l’iscrizione ai libri genealogici, che fanno parte di programmi genetici, quale unico elemento fondamentale per l’individuazione della razza e per la sua certificazione.
Scopo del decreto in questione è anche quello di favorire la specializzazione di diversi servizi, quali:
- l’attività di miglioramento genetico e della biodiversità, distinte da quelle di raccolta dei dati e delle informazioni di interesse zootecnico;
- la valorizzazione dei dati raccolti (multifunzionalità dei dati) anche con la creazione di procedure informatiche di tipo open data, consultabili, previo accreditamento, dagli operatori del settore;
- l’ampliamento dei servizi offerti dalle Associazioni allevatori, con obbligo di utilizzo degli eventuali proventi, per attività istituzionali.
È inoltre prevista l’istituzione, presso il Mipaaf – Direzione generale dello Sviluppo rurale, di un Comitato nazionale zootecnico, che può essere articolato per attitudine produttiva, con compiti di regolazione, standardizzazione e indirizzo dell’attività di raccolta dati negli allevamenti. Tale Comitato sostituisce gli attuali Comitati tecnici di controllo (Ctc) per il settore “Latte” e “Carne”, di cui rispettivamente ai decreti direttoriali n. 4392 del 7 marzo 2013 e n. 16989 del 28 agosto 2013.
Altro obiettivo fondamentale, spiega il ministero, è quello di mettere a punto una Banca dati unica zootecnica a livello nazionale, anche attraverso l’adeguamento di quelle esistenti, al fine di favorire l’organizzazione e l’armonizzazione dei dati raccolti negli allevamenti, di competenza nazionale, e renderli disponibili per la consulenza in agricoltura, di competenza regionale.
Infine, coerentemente con l’impianto normativo della vigente legge n. 30 del 1991, che prevede, agli articoli 9 e 9-bis, sanzioni amministrative pecuniarie per la violazione delle disposizioni sulla riproduzione animale, il decreto dispone di un sistema sanzionatorio, volto a punire in via amministrativa condotte non aventi rilevanza dal punto vista penale. Si tratta delle medesime sanzioni già previste dalla legge n. 30 del 1991, integralmente abrogata, e riportate nel testo come conseguenza punitiva della violazione dei nuovi precetti introdotti con il presente schema di decreto.

 

Aia e sistema allevatori al lavoro per il recepimento della nuova normativa

L’approvazione in via definitiva, nel corso del Consiglio dei ministri tenutosi martedì 8 maggio 2018, dello schema di decreto legislativo contenente la disciplina della Riproduzione animale, che in pratica riforma e sostituisce la cosiddetta “Legge 30” su alcune materie di attribuzione delle Associazioni allevatori, apre come previsto nuovi scenari in merito alle competenze ed alle attività di Aia e del Sistema allevatoriale nazionale.
Dal nuovo quadro normativo scaturirà infatti un diverso impianto per quanto riguarda le azioni complessive del Sistema-Paese volte a valorizzare le produzioni nazionali di derivazione zootecnica, in particolare latte e carni, alla base delle eccellenze che sono le fondamenta del Made in Italy agroalimentare.
La riorganizzazione dei servizi da fornire agli operatori del settore zootecnico, afferma il presidente di Aia Roberto Nocentini, “vedrà la nostra Associazione e il Sistema allevatori nel suo complesso pronti a collaborare con la pubblica amministrazione in questo delicato compito, che riguarda non solo l’attività di selezione genetica del bestiame ma anche la valorizzazione e conservazione del ricco ed esclusivo patrimonio di razze e produzioni che costituiscono l’allevamento nazionale”.
Conclude Nocentini: “Mettiamo quindi a disposizione la nostra esperienza e le nostre professionalità, oltreché senso di responsabilità, per continuare nell’opera di tutela della ricca biodiversità animale del Paese e della esaltazione del legame tra le antiche razze autoctone e le produzioni tipiche simbolo della cultura e tradizione delle nostre popolazioni rurali”.
Il Sistema allevatori nazionale, aggiunge il direttore generale Aia Roberto Maddé, “si sta attrezzando per dare sempre maggior valore al proprio patrimonio tecnico, fatto di conoscenze, dati certificati, verificabili e tecnologie. Il progetto di trasformazione del Sistema allevatori, presentato pubblicamente all’inizio di quest’anno a Verona, contiene in sè già molti elementi di interesse e di risposta alle esigenze degli allevatori e della comunità sia nazionale, sia europea”.                                                        

                                                                                                   Camillo Mammarella

 

Confagricoltura: il decreto dovrà essere migliorato

Il decreto legislativo che modifica la legge 30/91 su riproduzione animale, controlli funzionali e gestione dei libri genealogici delle razze “raccoglie parzialmente le proposte di Confagricoltura. Ci saremmo aspettati una maggiore apertura alla liberalizzazione dei servizi zootecnici. Confidiamo nell’azione del governo che verrà per apportare quelle dovute modifiche che sono sempre più richieste a gran voce dagli allevatori italiani. La normativa approvata solleva dubbi sulla sua coerenza con la normativa europea in materia, dal momento che non introduce la prevista liberalizzazione dell’attività, che peraltro, avevamo ripetutamente sollecitato”.
Lo sottolinea la giunta di Confagricoltura, commentando la norma adottata dal governo in virtù della delega prevista dal collegato agricolo 2013. Osserva la giunta: “Il governo avrebbe potuto tenere conto delle osservazioni sulla necessità di assicurare situazioni di concorrenza operativa, più volte manifestate anche dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato e dagli analoghi dispositivi introdotti dal Regolamento Ue 2016/1012 (di cui è prevista l’applicazione ad ottobre prossimo)”.
L’esecutivo di Confagricoltura conclude auspicando “che il prossimo governo possa riesaminare la materia, per assicurare sia maggiori aperture al mercato dei servizi, sia governance diffuse nelle strutture deputate alla gestione dei libri genealogici e in quelle che saranno incaricate dei controlli sulle attitudini produttive del bestiame. Va superata la situazione monopolistica, nel rispetto delle volontà degli allevatori che devono essere liberi di scegliere le strutture operative che meglio qualificano al minor costo possibile i servizi prestati”.

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