Premio accoppiato latte, ipotesi di allargamento proposta dal Mipaaf: no di Confagricoltura, sì di Fava

Meglio, afferma Matteo Lasagna, se questo contributo viene legato alla qualità della produzione. Approccio positivo, dice invece l'assessore lombardo

“Non ci convince la proposta di allargare il premio accoppiato per il settore latte a tutte le vacche iscritte ai Libri Genealogici, avanzata dal Mipaaf e discussa nella riunione tecnica degli assessori”, afferma il presidente di Confagricoltura Lombardia Matteo Lasagna. “Ricordo che già in precedenza si era proposto di vincolare l’erogazione del premio all’iscrizione ai controlli funzionali e Confagricoltura aveva espresso la sua posizione contraria”.

“Rimaniamo convinti - prosegue Lasagna - che questo contributo debba essere legato alla qualità della produzione per premiare gli allevatori che pongono attenzione a questo aspetto nel loro lavoro. Al limite, se si vuole dare un segnale al settore in questo momento di difficoltà, si può ipotizzare una revisione dei criteri in uso, considerando solo due dei tre parametri qualitativi attualmente previsti”. Conclude il presidente di Confagricoltura Lombardia: “Concordiamo invece sulla proposta di allargare il premio riservato alle vacche nutrici, prevedendo un budget aggiuntivo, anche ai capi non iscritti ai Libri Genealogici, nella convinzione che sia fondamentale, nel contesto della nostra zootecnia da carne, sostenere maggiormente la linea vacca - vitello”.

“Approccio positivo”

Di segno opposto il commento di Gianni Fava, assessore all’agricoltura della Regione Lombardia: “Trovo positivo l’approccio del ministero delle Politiche agricole a un problema che solleviamo da tempo e che riguarda l’adeguatezza degli strumenti del premio accoppiato relativo al Primo pilastro della Politica agricola comune. Si tratta di leve che, per definizione, dovrebbero servire a intervenire in quei comparti che la legislazione comunitaria definisce a rischio declino”. Così afferma l’assessore, condividendo buona parte delle proposte avanzate dal Mipaaf in vista dell’incontro con le Regioni.

“È evidente che in questi due anni il mondo sia cambiato e che l’evoluzione dei mercati ci costringa a una revisione sostanziale delle azioni e delle strategie, volte proprio a scongiurare fenomeni di declino – dichiara l’assessore lombardo -. Il tempo non gioca a nostro favore, in quanto si è arrivati alla definizione di una proposta a tre settimane dalla scadenza del termine e questo certo non aiuta. Ciononostante, condivido l’impostazione generale che ha ispirato la proposta ministeriale, pur avendo qualche riserva sulle modalità tecniche utilizzate".

Tuttavia l’allargamento della platea dei soggetti beneficiari dei contributi, a fronte di un plafond invariato, “inevitabilmente porterà a una forte contrazione del premio per capo allevato, che quest’anno con riferimento alle vacche da latte mediamente è stato di 87 euro. A spanne – prosegue - stimiamo che con le nuove modalità questo possa attestarsi al di sotto dei 60 euro, con una differenza sostanziale proprio in un periodo difficile come quello che stiamo vivendo nel comparto del latte”.

Tale diminuzione non può che essere compensata da altri interventi strutturali. “Per questo motivo – spiega l’assessore - ho reiterato al ministro Maurizio Martina la richiesta di ripensare la norma sui super-prelievi e di rinunciare definitivamente alla riscossione del fondo. Si tratta infatti di 70 milioni di quanto meno dubbia riscossione; se rimanessero nelle casse degli allevatori, potrebbero per molti di loro controbilanciare gli effetti di un minor introito frutto di un contributo inferiore”. Non ci sarebbero conseguenze alcune nei rapporti con l’Unione europea. “L’obiettivo di incasso riguardo alle sanzioni è stato raggiunto – sottolinea Fava - e quindi siamo già nelle condizioni di poter ottemperare agli obblighi comunitari, senza dover ulteriormente gravare sulle tasche dei produttori, con un balzello iniquo che rischia di mettere in crisi molte aziende, le quali già oggi non hanno bilanci propriamente floridi”.

Restano in ogni caso un paio di criticità da valutare su altri due versanti, a giudizio dell’assessore all’Agricoltura della Lombardia. Il primo è relativo al contributo alle carni da macello. “Anche in questo caso servirebbe un aumento del plafond, per evitare un’eccessiva discriminazione fra comparti”, osserva.

L’altro aspetto è legato al tema dei vitelli a carne bianca. “Saluto con favore il fatto che la nostra richiesta, pendente da anni, sia stata accolta e che anche questa categoria possa essere finalmente ammessa a beneficio – afferma -. Resta però l’amaro in bocca nel constatare che complessivamente il beneficio per capo ammonta solo a 6,50 euro: una cifra evidentemente non congrua nell’ottica appunto della tutela del comparto. Resta poi per ultimo aperta la questione suinicoltura, che ancora oggi non trova spazio nella proposta presentata e per la quale credo servirebbe un po’ di coraggio".

 

 

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