Aflatossine nel latte, allarme in Lombardia

La Regione vara un piano di monitoraggio con seimila controlli. E Stefano Berni: il grana padano è sicuro, ci siamo costituiti parte civile nei confronti di chi ha infranto la legge

Latte contaminato da aflatossine in Lombardia. Negli ultimi mesi i Nas hanno indagato su decine di allevamenti e caseifici, per lo più della provincia di Brescia, ma anche delle province di Bergamo, Mantova e Cremona. Per il momento una trentina di persone, tra allevatori e responsabili di stabilimenti caseari, sono state iscritte nel registro degli indagati per «adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari». E le indagini sono ancora in corso.

Una contromossa della Regione Lombardia è stata la presentazione del nuovo “Piano di gestione straordinaria emergenza aflatossine”, che prevede:

- seimila controlli straordinari presso le aziende zootecniche e gli stabilimenti di lavorazione del latte, al fine di assicurare il rispetto delle garanzie in materia di salute e protezione dei consumatori;

- il coinvolgimento degli operatori della filiera sotto il controllo dei Servizi veterinari regionali in stretta collaborazione con i Nas.

Al tavolo latte del 23 marzo, d’altra parte, l’assessore lombardo Gianni Fava ha detto che le prime evidenze non sembrano disegnare una situazione drammatica. In ogni caso i 6mila controlli si faranno e le conclusioni si tireranno a monitoraggio concluso, dopo circa 45 giorni.

Intanto, sempre sulla questione aflatossine nel latte c’è da registrare una dichiarazione di Stefano Berni, direttore generale del consorzio di tutela del Grana Padano: “Nessun allarmismo: il formaggio prodotto anche eventualmente utilizzando latte con valori di aflatossine superiori al limite è tutto in magazzino e diventerà Grana Padano dal primo luglio, insieme a tutto il formaggio prodotto in settembre, solo se supererà tutte le rigide verifiche previste dall’organismo di controllo incaricato dal Ministero dell’agricoltura, il Csqa, e quelle del Consorzio di Tutela. Solo allora quelle forme potranno essere marchiate a fuoco e avranno il diritto di fregiarsi del nome Grana Padano”.

D’altra parte, aggiunge il consorzio, i servizi del grana padano dop collaborano quotidianamente con le autorità competenti, per garantire il consumatore da qualsiasi rischio.

La stagionatura minima affinché ogni forma diventi Grana Padano, spiega Berni, “è 9 mesi. Il formaggio in questione ha solo 5 o 6 mesi e quindi non è ancora Grana Padano, per cui è escluso nel modo più categorico che ci sia in distribuzione Grana Padano con il rischio aflatossine”.

Conclude Berni: “Il Consorzio si è già costituito parte civile e adirà ogni altra via legale contro coloro che, consapevolmente, infrangendo la legge, si sono macchiati di un grave reato penale. Il latte fuori norma non poteva essere consegnato dalla stalla, anche se diluito con latte indenne da aflatossine in modo che la cisterna fosse dentro i limiti, così come non poteva essere lavorato latte fuori dai limiti. Chi, consapevolmente, non si è attenuto a queste regole dovrà pagare sia penalmente in tribunale secondo le leggi vigenti e poi dovrà vedersela con il Consorzio Grana Padano per il danno di immagine che ha causato e i danni commerciali che ne dovessero derivare. Non sarà mai consentito a pochi furbetti di delegittimare un intero sistema fatto di migliaia di allevatori e centinaia di caseifici seri, coscienziosi e rispettosi di tutte le rigorose regole in essere”.

 

Intanto il Mipaaf diffonde le linee guida

Assieme alle Regioni il Mipaaf ha attivato una serie di Programmi di ricerca applicata con lo scopo di ridurre la probabilità di incorrere in contaminazioni da micotossine tali da influenzare la commerciabilità dei lotti nazionali di cereali.

A conclusione di questi programmi il Mipaaf ha messo a punto le “Linee guida per il controllo delle micotossine nella granella di mais e di frumento”. Il sito internet www.informatorezootecnico.it, sezione Documenti, ne pubblica la versione integrale.

 

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