Produttori di latte ovino in fibrillazione, manifestazioni in Sardegna e a Roma

I costi di produzione del latte ovino, in Sardegna, hanno raggiunto quota 70 cent/litro, contro un prezzo medio di 62 cent/litro. A rischio 12mila allevamenti di pecore in regione. Il 15 febbraio tavolo latte al Viminale

 

Ormai è da diversi giorni che i pastori sardi manifestano in piazza, anche con azioni eclatanti come il versamento del proprio latte in strada (nella foto, a Nuoro; foto Ansa) o come il blocco dei camion cisterna diretti ai caseifici, per protestare per il troppo basso prezzo del latte ovino e la scomparsa della redditività delle proprie aziende zootecniche. Situazioni messe in evidenza anche da Ismea, con la tabella che riproduciamo qui di seguito: Confronto mensile tra prezzi alla stalla e costi variabili* del latte ovino in Sardegna (euro/litro)

  lug-18 ago-18 set-18 ott 18 nov-18 dic-18 gen-19
Prezzi (iva inclusa) 0,79 0,79 0,80 0,80 0,76 0,63 0,62
Prezzi (iva esclusa) 0,72 0,71 0,73 0,73 0,69 0,57 0,56
Costi variabili di produzione* (iva esclusa) 0,68 0,69 0,69 0,69 0,69 0,70 0,70
Differenza tra prezzi e costi variabili 0,04 0,03 0,04 0,04 0,00 -0,13 -0,14

* Costi degli allevamenti e del lavoro, esclusi ammortamenti, tasse e imposte, interessi e benefici fondiari. Fonte: Ismea.

La tabella Ismea mostra come in gennaio i costi di produzione del latte ovino, in Sardegna, abbiano raggiunto quota 70 cent/litro, contro un prezzo medio che si è via via abbassato sino a 62 cent/litro Iva inclusa, «segnando un margine negativo per le aziende produttrici di 14 cent/litro». Per tutto questo i pastori denunciano il rischio chiusura per 12mila allevamenti di pecore in Sardegna.
La Coldiretti
Il 12 febbraio la protesta si poi è estesa anche a Roma, grazie alla manifestazione organizzata dalla Coldiretti in piazza Montecitorio, davanti al Parlamento. L'organizzazione professionale ha chiesto di far rispettare l'articolo 62 della legge 1/2012, «nato proprio per combattere speculazioni e pratiche sleali». Inoltre ha «chiesto di procedere al commissariamento del consorzio di tutela del pecorino romano dop, responsabile con le sue scelte del crollo del mercato che ha messo in ginocchio gli allevatori».
In particolare secondo Coldiretti «è necessario:
- revisionare il Piano di Programmazione del Pecorino Romano al fine di garantire una corretta gestione della produzione e intervenire sull’aumento delle sanzioni per i produttori che non rispettano le quote produttive;
- assicurare la necessaria rappresentatività degli allevatori all’interno del Consorzio, ristabilendo equilibrio tra i diversi operatori della filiera;
- assegnare agli allevatori il numero delle forme di pecorino romano da produrre secondo il Piano di Produzione;
- vietare la possibilità di entrare nel Consiglio di Amministrazione del Consorzio a chi produce similari in Italia o all’estero;
- garantire controlli massicci sulle produzioni di pecorino romano destinato alla grattugia, per assicurare la trasparenza del mercato e il rispetto del disciplinare del Pecorino Romano Dop».
Cia, Copagri, Confagricoltura
Anche le altre organizzazioni professionali agricole hanno denunciato il problema. La Cia per esempio ha dichiarato di «condividere la protesta degli allevatori sardi per il crollo del prezzo del latte, insufficiente anche a coprire i costi di produzione. Le aziende agropastorali sono il pilastro dell’agricoltura sarda, ma i pastori non possono continuare a produrre senza reddito adeguato: così si mette a rischio l’economia di tutta la regione. I prezzi pagati ai produttori (50-60 centesimi al litro) rischiano di creare forti disinvestimenti sul territorio e causare l’abbandono degli allevamenti in molte zone rurali, con rilevanti danni, anche al tessuto sociale».
Cia-Agricoltori Italiani inoltre si dice «preoccupata dalle ripercussioni che la situazione potrà avere nelle altre due regioni italiane, Toscana e Lazio, dove la zootecnia ovicaprina è uno dei settori trainanti dell’economia locale. In questo momento è necessario agire con serietà e concretezza per individuare soluzioni efficaci, avviando un confronto sulle strategie di lungo periodo per il comparto lattiero-caseario».
Chiede soluzioni immediate il presidente della Copagri Franco Verrascina: «La Sardegna conta circa 12mila aziende agropastorali, le quali allevano 2,6 milioni di pecore, corrispondenti a quasi la metà del patrimonio ovino italiano, che forniscono oltre 3 milioni di quintali di latte, più del 50% del quale destinato alla produzione del Pecorino Romano. Quella che stanno vivendo da tempo i pastori sardi è una situazione di straordinaria emergenza, che necessita di risposte certe e immediate. Bisogna lavorare a delle soluzioni che possano dare ristoro nell’immediato, stanziando le necessarie risorse e valutando la possibilità di sospendere i mutui e i contributi e di ritirare dal mercato determinate quantità di prodotto. Allo stesso tempo, bisogna ragionare su soluzioni di più ampio respiro che possano stabilizzare il comparto, quali la convocazione del tavolo di filiera nazionale, affinché si affronti seriamente la questione del prezzo e della programmazione produttiva, nonché quella dell’obbligo per gli acquirenti di latte ovino a comunicare mensilmente i quantitativi ricevuti».
«Nulla si è fatto fino ad ora – mette in evidenza Sergio Ricotta, presidente di Confagricoltura Lazio - per questo sistema produttivo che contribuisce in maniera determinante alla salvaguardia del territorio rurale, dalle pianure alle zone montane. La crisi c’è da tempo anche nella nostra regione e non è stato fatto nulla di concreto, nonostante le nostre ripetute denunce, per riorganizzare il settore, partendo proprio dalla tracciabilità del latte che darebbe finalmente certezza sulle produzioni e sulla trasparenza alla filiera».
Il Lazio è la seconda regione italiana per latte prodotto, dopo la Sardegna, e conta più di 3mila allevamenti ovini e quasi 800mila capi. Per Confagricoltura «è necessario riorganizzare il settore produttivo adottando subito una strategia di sistema che dia il via, da un lato ad un piano di tracciabilità del latte ovicaprino, dall’altro che sia capace di integrarsi con la parte industriale, per permettere di rilanciare le produzioni, fissando obiettivi di quantità certa e di qualità».
Un tavolo latte al Mipaaft
Già il 25 gennaio scorso il ministro agricolo Gian Marco Centinaio aveva annunciato un tavolo tecnico sulla questione: “Spero di avviare il tavolo nazionale sul latte ovino e caprino a metà febbraio. Però voglio approfondire la gestione dei consorzi del pecorino, e i rapporti tra il pecorino sardo e quello del Centro Italia. La nostra proposta è fare sistema, lavorare sulle filiere. Le aziende di trasformazione, se non hanno chi produce il latte, non possono vendere latte di pecora o capra spacciandolo per sardo, ma magari arrivato dalla Romania o altre parti d'Europa».
L’intenzione è stata ribadita dallo stesso ministero anche il 12 febbraio mattina: L’intervento del Governo sarà il più tempestivo possibile per l’intera filiera del latte ovino. Il ministro Centinaio ieri, nella sua visita in Sardegna, ha proposto di aprire subito un tavolo di filiera al ministero, proprio per trovare quanto prima una soluzione a tutte le problematiche». Così il sottosegretario alle Politiche agricole Franco Manzato a SkyTg24.
Manzato ha aggiunto: «Tutti i componenti della filiera devono guadagnare in maniera equa e quando sussiste una difficoltà economica che comprende il pecorino sardo, come quello romano, significa che c’è un eccesso di offerta rispetto alla domanda. Proprio per questo occorre approfondire i meccanismi e capire se ci sono anomalie all'interno del settore. Allo stesso tempo bisogna implementare la nostra rappresentanza a livello europeo. La debolezza della politica di questi anni ha portato a degli scambi negativi per il Sistema Paese. Bisogna alzare la testa e far capire che le produzioni italiane e i prodotti del Made in Italy sono un’eccellenza».
La Cia «prende atto dell’apertura di un tavolo tecnico dedicato da parte del ministro Gian Marco Centinaio e offre la sua disponibilità a concertare insieme al governo e alle istituzioni territoriali una soluzione in tempi rapidi per affrontare l’emergenza sarda. E’ necessario che il confronto negoziale sia aperto a tutti i soggetti interessati per arrivare a interventi immediati di ristoro per gli allevatori e, soprattutto, a un piano di settore che preveda misure condivise per migliorare le condizioni di produzione, con una nuova articolazione e differenziazione degli sbocchi di mercato».
Il tavolo Salvini-Coldiretti
Finchè il 12 febbraio pomeriggio non si è tenuta una specie di pre-tavolo assieme al vicepremier Matteo Salvini, come mostra la foto Coldiretti:


Vi hanno partecipato, oltre a Salvini, una delegazione di pastori e agricoltori della Coldiretti guidata dal presidente nazionale Ettore Prandini, dal presidente regionale della Sardegna Battista Cualbu e del presidente regionale della Puglia Savino Muraglia. Al termine dell’incontro Prandini ha dichiarato: «Importanti risposte sono arrivate sul commissariamento del Consorzio di Tutela del Pecorino Romano e sui sostegni per le perdite economiche. Ma valutiamo positivamente anche l’accelerazione dei tempi con l’incontro di giovedì prossimo al Viminale per affrontare concretamente la tragedia dei pastori sardi. Siamo grati anche per l’impegno ad intervenire rapidamente sulla grave crisi che sta travolgendo gli olivicoltori della Puglia colpiti dal dramma della xylella e delle gelate». Dunque è fissato un nuovo tavolo per giovedì 14 febbraio alle 15 al Viminale sulla crisi del latte di pecora.
Lo ha confermato anche il Viminale: «Tavolo sulla protesta dei produttori sardi: appuntamento alle 15 di giovedì 14 febbraio al Viminale. Ci saranno associazioni di categoria, governo e produttori. È stato deciso all’incontro di oggi al ministero dell’Interno tra il vicepremier e ministro Matteo Salvini e una delegazione di allevatori sardi della Coldiretti guidati dal presidente Ettore Prandini. All’incontro erano presenti anche il sottosegretario all’Agricoltura Franco Manzato. Tra gli altri impegni ci sono gli interventi di sostegno per le perdite economiche (legate alla mancata produzione e ai bassi prezzi) e la sospensione delle attività del Consorzio, sospensione finalizzata all’approvazione del nuovo piano di produzione. Un pacchetto di iniziative che servirà anche a rasserenare il clima sull’isola. All’incontro c’era anche una delegazione di olivicoltori pugliesi: Salvini e Manzato si sono impegnati a trovare soluzioni per i danni provocati dalle gelate e dalla Xylella».

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