Prezzi del latte Usa e Ue, una timida risalita

Grande stabilità invece per le quotazioni dei formaggi italiani. Dinamiche di mercato nazionali e internazionali secondo i dati Clal

Mentre perde terreno il prezzo all’origine del latte intero spot sulle piazze di Lodi e di Verona, con una flessione rispettivamente dell’1,29% dell’1,92% nelle quotazioni del 9 luglio scorso, segnano un timido recupero altri due tipi di quotazione.
Alludiamo sia al prezzo medio mensile ponderato del latte crudo alla stalla nell’Unione europea (32,31 €/100 kg a giugno, +0,75% rispetto a maggio), sia ai prezzi medi mensili del latte crudo alla stalla negli Usa, che a maggio toccano 30,24 €/100 kg (+6,56% su base tendenziale), inanellando il segno positivo per il terzo mese consecutivo.
Antitesi franco-tedesca
Nei primi quattro mesi del 2018 aumentano del 2% in Ue-28 le consegne di latte.  Germania e Francia (i maggiori produttori in quantità), seppure accomunati da un incremento delle consegne (+3,5% la Germania nei primi quattro mesi del 2018 su base tendenziale e +1,7% la Francia, che però in aprile ha rallentato le consegne), mostrano tuttavia differenti strategie produttive.
La Francia, infatti, ha incrementato del 5,3% la produzione di burro rispetto al primo quadrimestre del 2017, diminuendo dello 0,9% le trasformazioni in formaggio, dello 0,2% la produzione di polvere di latte scremato (Smp) e addirittura del 22,8% la produzione di polvere di latte intero (Wmp). Al contrario, la Germania ha incrementato dell’1,6% la produzione di formaggio, del 7,3% la produzione di Smp, dell’1,3% la Wmp, tagliando invece la produzione di burro (-3,6 per cento).
Polonia determinante
La Polonia potrebbe essere l’ago della bilancia nei prossimi mesi e, in proiezione, anche a medio termine. Nei primi cinque mesi del 2018 la Polonia ha aumentato le consegne di latte di 3,2%, puntando su Smp (+13,8%), burro (+8,7%) e formaggi (+3,7 per cento).
Anche l’export è cresciuto, in particolare verso la Germania, che già, abbiamo visto, ha incrementato le consegne. Che effetto avrà un eventuale esubero di latte in Germania? Un eventuale ribasso dei prezzi ricadrà a cascata sui listini italiani?
La Germania ha incrementato sensibilmente le importazioni dalla Polonia nel primo trimestre di quest’anno in particolare per latte sfuso, formaggi e siero. Ne risentiranno gli allevatori dei diversi Lander tedeschi?
L’elemento che potrebbe incidere a medio-lungo termine è il fatto che si sta riducendo la divergenza in Polonia tra produzione di latte bovino e consegne della materia prima per la trasformazione. Il rapporto delle consegne sulla produzione è passato, infatti, dall’81,5% del 2014 all’84% del 2016 e sta aumentando ulteriormente.
Questo significa che il consumatore polacco sta evolvendo, anche per un miglioramento del tenore economico nel Paese, e, di conseguenza, si assiste a un passaggio da una società che di fatto contempla un consumo di prossimità a una valorizzazione del prodotto attraverso la trasformazione, sia essa industriale che cooperativa, con una maggiore qualità finale.
Mercato piatto per i formaggi dop italiani
Linea pressoché piatta per il mercato dei principali formaggi Dop made in Italy. Arretra il Grana Padano nelle tipologie “10 mesi” (6,20 €/kg il 5 luglio alla Borsa merci di Mantova, -0,80% sulla quotazione precedente) e “15 mesi e oltre”, che perde lo 0,69% in una settimana e scende a 7,18 €/kg nella seduta di lunedì 9 luglio a Milano.
Se il Parmigiano Reggiano “12 mesi” conferma il prezzo a 9,75 €/kg, la tipologia “24 mesi” cresce dello 0,43% in una settimana e raggiunge 11,75 €/kg (borsa merci di Milano, lunedì 9 luglio).
Nel segmento dei formaggi semi-duri a denominazione d’origine protetta, il panorama è di totale stabilità per Asiago, Monte Veronese, Piave Mezzano, Provolone Valpadana, Quartirolo Lombardo.
Anche i cosiddetti “freschi”, fra i quali Gorgonzola e Taleggio, segnano l’immobilità delle mercuriali.
(sul numero 13.2018 di IZ molti altri dati)

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