Farmaci a uso zootecnico, vietato l’acquisto web

In attesa dell’entrata in vigore del nuovo regolamento sui farmaci veterinari, l’Ue vieta l’acquisto web di quei medicinali che necessitano di prescrizione medica. La motivazione principale: il corretto utilizzo di antibiotici in stalla

La piena apertura all’acquisto online dei farmaci veterinari non ci sarà, almeno per quei prodotti per i quali è necessaria la ricetta del veterinario. Per ottenere questi farmaci si dovrà ancora disporre della prescrizione del medico e recarsi in farmacia. È questo l’orientamento uscito dal Coreper – il Comitato permanente degli ambasciatori dei paesi dell’Ue – che comporta un sostanziale e decisivo passo avanti nell’iter del nuovo regolamento sui farmaci a uso veterinario e zootecnico in particolare. Ora, il regolamento sarà presentato al Parlamento europeo per un voto in prima lettura e successivamente tornerà in Consiglio per la definitiva adozione. Peraltro, per l’entrata in vigore del nuovo regolamento in tutte le sue parti ci sarà da attendere il 2022.
A introdurre la possibilità dell’acquisto online era stato un emendamento del Parlamento di Strasburgo, che molti hanno però visto in contrasto con le esigenze di controllo e trasparenza nell’uso dei farmaci e segnatamente con gli obiettivi della lotta all’antibiotico resistenza. Per questi motivi, nei successivi passaggi tra Consiglio e Commissione è stato nuovamente vietato l’acquisto via web dei farmaci a uso zootecnico. Una simile apertura avrebbe peraltro impattato negativamente sull’introduzione, ormai alle porte, tanto che partirà ufficialmente il prossimo primo settembre, della ricetta elettronica.
Per il resto, e più in generale, l’accordo apre la strada a un nuovo sistema di regole che – come sottolinea una nota del Consiglio dell’Unione europea – aumenteranno la disponibilità di questi medicinali, miglioreranno la competitività e l’innovazione del settore farmaceutico veterinario e contribuiranno alla lotta contro la resistenza antimicrobica (Amr), cioè la capacità dei batteri di rendere inefficaci gli antibiotici usati per trattare le infezioni.
D’altro canto, la riforma era attesa da tempo. L’attuale quadro giuridico per l’autorizzazione all’immissione in commercio, la distribuzione e l’uso di medicinali veterinari risiede nella direttiva 2001 risalente al 1982 e nel regolamento 726 del 2004. Da tempo gli operatori, sia in ambito farmaceutico che veterinario, segnalavano i limiti di queste regole, in particolare in relazione alla disponibilità di farmaci per alcuni specifici casi e il pesante onere amministrativo e burocratico legato alle procedure di autorizzazione di nuovi prodotti. Su tutto questo si è, negli ultimi anni, innestato il problema della diffusione dell’antibiotico resistenza, un fenomeno che va combattuto prima di tutto con corrette procedure, sia nella diffusione che nell’uso degli antibiotici in campo zootecnico e veterinario in generale.
Ma vediamo ora i principali punti della riforma. Dal punto di vista della semplificazione il nuovo regolamento chiarisce e agevola le procedure attraverso le quali un’autorizzazione per nuovi farmaci può essere concessa, riducendo in tal modo l’onere amministrativo per le imprese, specialmente quelle piccole. Aumenta inoltre la protezione dell’autorizzazione in quei casi di immissione in commercio iniziale e in mercati limitati (per esempio per specie minori).
Ma è nella lotta all’antibiotico resistenza che, come accennavamo, la riforma della normativa sui farmaci veterinari può dare un importante contributo. Le nuove regole – secondo quanto indica il Consiglio europeo – inquadrano meglio l’uso di farmaci negli animali limitando l’uso di antibiotici sia negli interventi di profilassi e che di metafilassi. Nel primo caso, vale a dire la somministrazione eccezionale di antibiotici a un singolo capo allevato che non presenta segni clinici di infezione, si potrà procedere solo se il rischio di insorgenza della malattia per quel capo è ritenuto elevato e le conseguenze, sempre quel capo, vengono previste gravi. Nel secondo caso, ovvero la somministrazione di antibiotici a un gruppo di animali (mandrie e greggi), si procederà solo qualora il rischio di infezione sia alto e non vi siano disponibili vie alternative appropriate per affrontare il problema. In tutti i casi, comunque, deve sempre esserci la prescrizione veterinaria. Inoltre, le nuove regole prevedono che alcuni antimicrobici critici vengano accantonati per il trattamento di determinati infezioni negli animali allevati, al fine di preservarne l’efficacia per l’uomo.

Clicca sul seguente link per collegarti all'Edicola digitale di Informatore Zootecnico.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome