Dazi Usa/Cina, troppa tensione non fa bene

Ettore Prandini.
Se questa guerra commerciale dovesse continuare, estendendo i propri confini, si potrebbe verificare il rischio di anomali afflussi di prodotti. Che potrebbero deprimere le quotazioni

La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina potrebbe avvantaggiare l’agroalimentare Made in Italy, ma il clima di tensione commerciale che si è creato va attentamente monitorato per evitare una deriva che potrebbe portare a risvolti preoccupanti nel commercio mondiale.
Dopo la “mossa protezionistica” del Presidente americano Donald Trump che coinvolge oltre mille prodotti cinesi, Pechino ha risposto annunciando l’entrata in vigore di dazi su 106 beni importati dagli Stati Uniti, per un totale di 50 miliardi di dollari. Tra questi rientrano anche la carne di maiale, vino e frutta.


In questo contesto, potrebbe trarre beneficio l’export agroalimentare italiano in Cina che nel 2017 ha segnato un aumento del 15 per cento, per un valore superiore ai 448 milioni di euro. I principali prodotti della tavola che rappresentano il Made in Italy nel Paese del Dragone sono nell’ordine il vino, che con 130 milioni di euro registra un balzo del 29 per cento delle vendite nel Paese asiatico, l’olio d’oliva, che con 37 milioni di euro segna una crescita del 25 per cento, i formaggi che aumentano del 27 per cento seppur con un valore ancora limitato di 16 milioni di euro, e infine la pasta, che sale del 14 per cento, vicino ai 23 milioni di euro.
Per quanto riguarda i prodotti a stelle e strisce interessati dall’aumento dei dazi, va ricordato che nel 2016 in Cina è stato rimosso il bando sulle carni suine italiane che teneva fermo quel mercato dal 1999, mentre per la frutta fresca dall’Italia possiamo esportare al momento solo kiwi e agrumi, anche se il lavoro sugli accordi bilaterali per pere e mele è ad uno stadio avanzato e potrebbe aprire nuove opportunità dopo lo “stop” alle forniture statunitensi. Ma è soprattutto per il vino Made in Italy che si potrebbero aprire spazi rilevanti: per effetto di una crescita ininterrotta nei consumi, il Paese asiatico è entrato nella “top five” di quelli che consumano più vino nel mondo ed è in testa alla classifica se si considerano solo i rossi. Un mercato dunque interessante per i viticoltori italiani.
La lista dei prodotti americani che verranno colpiti dai dazi cinesi comprende già anche mais, farina di mais, grano, soia, carne di manzo, mirtilli, succo d’arancia, whisky e tabacco, mentre per ora il settore lattiero caseario, uno dei comparti chiave dell’agroalimentare italiano, non è tra quelli interessati dalle politiche protezionistiche in atto.
Di certo, gli sviluppi della situazione andranno seguiti con attenzione: il Presidente degli Stati Uniti d’America non pare intenzionato ad abbassare il livello dello scontro, tanto che ha già annunciato la volontà di imporre tariffe su altri 100 miliardi di dollari di prodotti cinesi. Se questa guerra commerciale dovesse continuare, estendendo i propri confini, si potrebbero verificare risvolti inediti nel commercio mondiale compreso quello del comparto dell’agroalimentare, con ripercussioni anche sul mercato comunitario e il rischio di anomali afflussi di prodotti che potrebbero deprimere le quotazioni. Una situazione che va attentamente monitorata, quindi, per verificare l’opportunità di attivare, in caso di necessità, misure di intervento straordinarie.

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