Calzolari, Granarolo: accettiamo la sfida di un nostro cambiamento

Gianpiero Calzolari è il presidente del Gruppo Granarolo.
E per una volta destiniamo le risorse non per sopravvivere ma per andare avanti

In sintesi i consumi domestici, pur di fronte alla ripresa economica, non ripartono; va meglio un po’ l’esportazione, ci stiamo avvicinando al famoso obiettivo dei 50 miliardi di export lanciato dal precedente governo per il comparto agroindustriale. Il fatto è che il saldo non consente di guardare con serenità al prossimo futuro e ciò vale in particolare per la componente agricola.
Se questo è vero, è vero anche che siamo il paese del made in Italy, che non è solo un brand, ma è la sedimentazione pluricentenaria di un saper fare che, a partire da una terra generosa, ricetta dopo ricetta, sperimentazione dopo sperimentazione, ci ha consegnato un patrimonio di sapori unico al mondo.
La tanto vituperata globalizzazione consente ai consumatori nel mondo di conoscere ed apprezzare un tesoro, di cui giustamente siamo orgogliosi e che proviamo a difendere dai contraffattori dell’italian sounding.
Ma la tradizione non è qualcosa di statico, la tradizione è evoluzione, lo sanno bene quanti stanno esportando il nostro cibo lontano dai nostri confini, in paesi lontani, anch’essi decisi a difendere le loro tradizioni. La tutela di una denominazione d’origine è importante a condizione che non diventi l’area di confort di chi ha esaurito le idee.
L’industria ha fatto e sta facendo molto. Si parla di quattro punto zero e non solo, packaging, catena del freddo, logistica, big data, ingredientistica, etichettatura, tutto serve per essere competitivi, efficienti e flessibili senza venire meno al made in Italy.
Anche nelle campagne è in atto un cambiamento, l’aumento di produzione di latte a parità di numero di aziende agricole, o meglio a fronte di un calo della numerosità delle aziende, testimonia di processi di integrazione, è il frutto di investimenti nella stalla e nei campi che introducono le nuove tecnologie.

cambiamento
Alle assemblee della nostra cooperativa partecipano sempre più giovani, sono i figli dei nostri soci, che studiano ma che stanno decidendo di rimanere in azienda, non certamente grazie agli inutili premi per il primo insediamento, ma perché l’azienda di famiglia merita di investirci il proprio futuro, e meglio se questo lo si può immaginare all’interno di una filiera cooperativa di rango.
I giovani sono portatori di una innata propensione al cambiamento, girano il mondo, parlano la lingua universale dei social e hanno voglia di fare.
I consumatori anch’essi cambiano, amano i nostri formaggi, il nostro olio, i nostri vini, ma hanno nuove esigenze, mangiano più spesso fuori casa, qualche volta si concedono il divertimento di cucinare una ricetta ricercata ma solitamente hanno fretta, l’insalata la comprano già lavata, e cercano cibi leggeri che consentano di affrontare il lavoro, i viaggi, lo sport.

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