Verso un Pacchetto latte bis

latte
Iniziativa autonoma del Parlamento europeo. Non più misure di tipo contingente, ma provvedimenti strutturali per contrastare le crisi. D’altra parte il primo Pacchetto, quello del 2012, non ha funzionato

L’Unione europea si sta muovendo verso un “Pacchetto latte bis”. Per la verità, quelli compiuti recentemente dal Parlamento europeo, sono i primi passi. Ma l’iter politico è partito ufficialmente, attraverso la presentazione in Commissione agricoltura dell’Assemblea di Strasburgo del “Rapporto Nicholson”, dal nome del deputato relatore in Comagri.

Si tratta dunque di una iniziativa autonoma del Parlamento Ue (nella foto la sede), che precede il programma di interventi da 500 milioni messo in campo nelle scorse settimane, in tutta fretta, dal Consiglio dei ministri agricoli europei, anche sull’onda delle proteste degli allevatori di mezza Europa. E in effetti tra le due iniziative c’è una differenza di fondo: mentre le misure adottate dal Consiglio hanno carattere contingente, essendo volte a soccorrere (pur con una efficacia tutta da dimostrare) un comparto che sta affrontando oggi una crisi seria dei prezzi e dei redditi, l’idea che sottende al rapporto sul Pacchetto latte bis è più strutturale, e mira semmai a contrastare l’insorgenza, o gli effetti, di crisi come quella in corso.

La questione centrale è come affrontare il mercato nel dopo quote-latte. Da tempo l’orientamento della Commissione europea, e in generale delle istituzioni comunitarie, è di abbandonare i meccanismi che intervengono a governare l’offerta (come il regime del prelievo supplementare) o la domanda (come gli acquisti all’intervento) e, al loro posto, creare strumenti che aiutino le aziende a fronteggiare il mercato.

È esattamente con queste premesse che nel 2012 è stato varato il Pacchetto latte. Diverse misure tese a rafforzare la produzione di latte, a regolare i rapporti tra produttori e industria di trasformazione, creare momenti di collaborazione interprofessionale (si veda il primo box).

Ma oggi ci si accorge che, sostanzialmente, questo primo Pacchetto non ha funzionato. Cioè all’atto pratico è rimasto per lo più sulla carta. Non solo: nel frattempo si sono particolarmente acuite le difficoltà di contesto, soprattutto in termini di volatilità dei prezzi e instabilità dei redditi degli allevatori.

Il Rapporto Nicholson

Nello stesso Rapporto alla Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, il relatore James Nicholson parla chiaro quando invita l’Esecutivo Ue ad attuare misure più “adeguate e realistiche” e a studiare interventi “che riflettano maggiormente i costi di produzione del latte”. Come a dire: ciò che c’è oggi non è sufficiente; in particolare per quanto riguarda la formazione delle Op, le Organizzazioni di produttori che avrebbero dovuto aggregare l’offerta di latte e dare così agli allevamenti maggior forza contrattuale nei confronti della controparte industriale.

Su queste questioni il documento presentato da Nicholson dà alcuni spunti. Vediamoli considerando che si tratta per ora di un primo rapporto di indirizzo, che non giunge a misure definite ma traccia le aree future di intervento.

Innanzitutto il documento invita a rafforzare la competitività delle aziende da latte, con un punto focale sull’accesso al credito. Per questo si parla di strumenti finanziari che favoriscano l’accensione di mutui finalizzati a investimenti che mirino al miglioramento della produzione o all’efficienza economica dei processi produttivi, con particolare attenzione all’innovazione tecnologica e in generale all’ammodernamento aziendale.

Sempre nell’ottica del consolidamento della capacità aziendale di affrontare le sfide sono le raccomandazioni del Rapporto su misure a favore del ricambio generazionale. Senza dimenticare le zone svantaggiate, montane e insulari dove, si prescrive, deve essere mantenuta una produzione lattiero-casearia sostenibile.

Ma soprattutto le indicazioni del Rapporto Nicholson vertono su cosa non ha funzionato nell’applicazione del Pacchetto 2012. In particolare sulle Op invitando le istituzioni comunitarie a dare un “sostegno politico proattivo per incoraggiare i produttori a considerare dette organizzazioni strumenti adeguati”.

Così come invita la Commissione europea a dare maggior efficacia all’Osservatorio europeo sul mercato del latte, voluto nel 2012 e istituito nel 2014, nei suoi compiti di monitoraggio degli andamenti di mercato e allerta in caso di crisi.

Infine un accenno importante al rafforzamento degli strumenti di intervento sul mercato, un fattore su cui puntano molti paesi europei tra cui l’Italia. In particolare il Rapporto indica che le attuali misure della “rete di sicurezza”, come l’intervento pubblico e gli aiuti all’ammasso privato, non rappresentano da sole strumenti sufficienti per far fronte alla persistente volatilità o a una crisi del settore del latte. E aggiunge che i prezzi di intervento sono troppo bassi, non hanno più alcuna relazione con i prezzi correnti di mercato e si sono dimostrati inefficaci nel garantire prezzi franco azienda adeguati e stabili a lungo termine. Una buona premessa.

 

 

Leggi l’articolo completo su Informatore Zootecnico n. 18/2015. L’edicola di Informatore Zootecnico

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