Tutti gli stanziamenti pubblici per il settore latte

latte
Un po’ di ordine nel labirinto di provvedimenti della politica a favore degli allevatori di bovini da latte. Tra piani latte e fondi latte, europei e italiani, stabiliti o soltanto annunciati. Con tante cifre in ballo, alcune delle quali concatenate

Il comparto lattiero è in crisi, in Italia e in Europa. Nel nostro Paese sono molte le voci che denunciano una compagine produttiva costretta da mesi a produrre sottocosto. Gli allevatori chiedono dunque attenzione alla politica.

E la politica, proprio in questi ultimi tempi, ha dato alcune risposte. Si è mossa l’Unione europea con un programma che per l’Italia potrà valere 25 milioni di euro; mentre il Mipaaf è in campo da tempo con un Piano latte da 120 milioni di euro in tre anni.

Per ora abbiamo molte misure annunciate e qualche decisione presa. Cerchiamo allora di capire meglio cosa c’è davvero da attendersi nei prossimi mesi.

Piano latte europeo

Nella prima metà di settembre l’Unione europea ha battuto un colpo, dopo molto tempo trascorso a minimizzare le difficoltà che dal mondo agricolo venivano sempre più evidenziate. La Commissione Ue ha presentato un programma di interventi al Consiglio dei ministri agricoli che lo ha adottato.

Lo stanziamento complessivo previsto è di 500 milioni di euro, di cui 420 verranno distribuiti ai paesi Ue sotto forma di “enveloppe” (dotazione finanziaria da usare a discrezione dello stato membro). La ripartizione dei fondi è stata studiata sulla base delle quote latte nazionali nell’ultima campagna di riferimento e all’Italia sono stati attribuiti 25 milioni di euro.

Ma cosa prevede il programma di interventi Ue? Innanzitutto si pensa di rafforzare lo strumento dell’ammasso privato di derivati del latte. In particolare per i formaggi è stato deciso un ammasso complessivo pari a 100mila tonnellate, da distribuire fra i vari paesi dell’Ue; mentre per il latte scremato in polvere si vuole arrivare a un raddoppio del potenziale attuale e al prolungamento a un anno del periodo di ammasso.

Una seconda concreta misura andrà a favore della liquidità aziendale e consiste nell’aumento dell’aliquota di anticipazione dei pagamenti diretti dall’attuale 50% al 70%. Un discorso analogo andrebbe a incrementare gli anticipi sugli aiuti allo Sviluppo rurale dal 75% all’85%. Giova ricordare che si tratta di denaro comunque già destinato alle imprese, ma anticiparne l’incasso può aiutare le finanze aziendali.

L’Unione europea pensa poi a interventi per stimolare i consumi di latte e derivati. In primis a livello interno finanziando campagne di promozione del consumo di latte, semplificando anche l’accesso degli operatori alle risorse disponibili. Poi, a livello extraeuropeo, con politiche volte a superare le barriere non tariffarie che in molti Paesi terzi ostacolano le nostre esportazioni di formaggi, e finanziando missioni per aprire nuovi mercati alle produzioni lattiero-casearie europee.

Infine le misure adottate vanno anche ad affrontare “tematiche sociali più ampie”. In particolare la ricerca di modalità di ritiro di prodotti lattiero-caseari dal mercato per distribuirli agli indigenti, con la mente soprattutto ai rifugiati; e dare accelerazione al nuovo regime di aiuti per la distribuzione di latte nelle scuole.

Piano latte italiano

È dall’inizio dell’anno che il nostro ministero delle Politiche agricole si occupa di latte. A gennaio, riunendo il tavolo di filiera, il ministro Maurizio Martina annunciò un “Piano latte”: un ampio schema di interventi di natura e portata diversi, che presuppongono momenti di attuazione differiti nel tempo su un arco di tre anni. La dotazione finanziaria complessiva dichiarata è di 120 milioni di euro.

Il corpo principale del piano predisposto dal Mipaaf è dato dal “Fondo latte”, uno stanziamento di 108 milioni di euro in tre anni (già iscritti nella Legge 190 del 2014, la legge di stabilità 2015), per finanziare azioni in due direzioni principali: la qualità del latte e la competitività delle aziende produttrici. Al momento, per rendere operative le azioni, manca il decreto attuativo del Mipaaf.

La modalità di intervento ricalca il sostegno agli investimenti aziendali, conformi agli obiettivi del “Fondo latte”, secondo le regole del de minimis, ovvero con aiuti che devono rispettare il tetto massimo di 15mila euro per le aziende agricole e di 200mila euro per le imprese agro-alimentari. Ma vediamo in dettaglio per quali azioni si potrà ottenere il sostegno all’investimento.

Sul versante della qualità la dotazione triennale è di 43 milioni di euro e sono previsti aiuti a favore dell’incremento della longevità delle vacche, del miglioramento degli aspetti relativi al benessere animale, dello studio della resistenza genetica alle malattie, del rafforzamento della sicurezza alimentare, della riduzione dei trattamenti antibiotici. In particolare i contributi saranno destinati a coprire le garanzie concesse da Ismea, oppure, a scelta dell’agricoltore che potrà anche optare per un mix, per coprire parte della quota interessi per prestiti finalizzati al miglioramento della qualità del latte.

L’altro capitolo del “Fondo latte”, destinato al miglioramento della competitività aziendale, è invece dotato di 65 milioni di euro (sempre in tre anni) e sarà destinato a interventi per facilitare l’accesso al credito per investimenti aziendali. In pratica significa che stalle già indebitate potranno utilizzare gli aiuti per ridimensionare prestiti già corso; oppure gli aiuti potranno andare ad abbattere gli interessi per mutui da accendere.

Sono poi previsti altri interventi (si veda box) per 12 milioni di euro (sempre in un triennio), portando il conto totale ai 120 milioni annunciati.

E a proposito del finanziamento di questo piano c’è stata qualche polemica. In particolare per la destinazione dei 71 milioni di euro derivanti dalle multe per lo sforamento delle quote latte nella campagna 2014/2015.

Come noto dai conteggi di restituzione è emerso che dai 103,71 milioni di euro trattenuti ai singoli allevatori per superamenti individuali, “solo” 30,53 milioni dovranno essere versati all’Ue (e 1,53 milioni di euro verranno messi da parte per futuri contenziosi). Rimangono 71,65 milioni di euro che, come indica la legge 33/2009, dovranno andare a interventi a favore del settore lattiero. Dunque potrebbero aiutare a finanziare il “Piano latte” da 120 milioni di euro.

Secondo molti, però, da un lato sarebbe stato meglio restituirne una maggior parte direttamente agli allevatori che li hanno versati, e dall’altro si tratta di denaro teorico, perché buona parte degli esuberi, imputata in area Cobas del latte, non è stata ancora versata.

 

Visualizza l’articolo completo pubblicato su Informatore Zootecnico n. 17/2015

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