Più latte nella Ue, ma non in Germania e Francia

latte
In aumento nel 2015 e nel 2016 anche il numero dei capi. Bassi i livelli dei prezzi. Dalle “previsioni di breve termine” per il settore del latte nell’Unione europea diffuse dalla Commissione

Secondo il report autunnale (ottobre 2015) dell’Unione Europea relativo alle previsioni di breve termine per i mercati agricoli (Short term Outlook for EU arable crops, dairy and meat markets – Autumn 2015), per il settore del latte in Ue è atteso un leggero aumento delle consegne nel 2015, e molto probabilmente anche nel 2016 nonostante i prezzi siano bassi.

Tuttavia si prevede il calo della produzione in due mercati europei, quello tedesco e quello francese.

Una maggiore quota di latte è destinata alla produzione di latte scremato in polvere (SMP, skimmed milk powder) grazie sia alla domanda abbastanza sostenuta (sia domestica che estera), sia alla competitività del prezzo e alle possibilità di stoccaggio. Anche la produzione casearia è prevista in aumento. I prezzi delle commodity legate al latte si sono stabilizzati, ma nel breve periodo ci si può aspettare un ulteriore riduzione del prezzo del latte.

Produzione Ue di latte lieve aumento nel 2015

Nel 2015 per le consegne di latte in UE si prevedere un aumento intorno all’1% rispetto all’anno passato, e questa tendenza dovrebbe essere confermata anche nel 2016. Si possono osservare delle differenze evidenti nell’andamento della produzione nei vari Stati Membri, con aumenti importanti nelle produzioni di Paesi Bassi, Irlanda, Polonia, Regno Unito, Spagna e Danimarca; mentre la produzione del 2015 di Francia e Germani dovrebbe essere più bassa rispetto a quella del 2014.

Questo generale aumento produttivo potrebbe risultare incoerente, visto la forte riduzione dei prezzi del latte e delle commodity derivate dal latte registrata nei mesi passati. In realtà è assolutamente normale che ci vogliano diversi mesi prima che la riduzione del prezzo del latte abbia ripercussioni sui suoi livelli produttivi. L’elevato numero di vacche da latte che sono attualmente in produzione è la risultante di decisione prese come minimo un anno fa dagli allevatori.

Inoltre il prezzo della razione alimentare si è mantenuto abbastanza basso e la disponibilità del pascolo è risultata nella norma, ad eccezione di quei paesi maggiormente colpiti dalle ondate di caldo durante l’ultima estate.

Aumenta la consistenza dei bovini da latte

Tra aprile (fine delle quote latte) e luglio, le consegne di latte in UE sono aumentate di circa il 2,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dopo la riduzione dell’1,3% registrata durante il primo trimestre del 2015, per limitare la produzione fuori quota e le multe da pagare, è stato possibile sfruttare pienamente il potenziale della mandria da latte grazie alle disponibilità di prati primaverili di buona qualità e di mangimi presenti sul mercato a prezzi ragionevoli.

Il gruppo UE-15 include gli Stati Membri fino al 2003: Belgio, Danimarca, Germania, Irlanda, Grecia, Spagna, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Austria, Portogallo, Finlandia, Svezia e Regno Unito. Nell’UE-15 l’incremento del numero di vacche da latte registrato nel dicembre 2014 (+0.8% rispetto al 2013) è stato successivamente confermato dall’indagine sull’allevamento di giugno-luglio (+1.2% finora per i Paesi EU-15 per cui sono disponibili i dati: Austria, Belgio, Danimarca, Spagna, Francia, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Svezia, Regno Unito per il gruppo UE-15).

La crescita è stata particolarmente significativa in Irlanda (+5.7%), nei Paesi Bassi (+3.5%) e nel Regno Unito (+2%). Al contrario, il numero di capi è rimasto sostanzialmente stabile in Francia, Spagna, Italia, Belgio e Danimarca, e diminuito in Svezia. Inoltre, il numero di manze da rimonta è inferiore a quello dell’anno scorso, a parte in Italia e nei Paesi Bassi.

Come conseguenza del crollo del prezzo del latte, ci si aspetta un aumento delle macellazioni delle vacche da latte nei Paesi EU-15. Mentre durante il primo semestre del 2015 le macellazioni sono aumentate solo del 3%, in luglio si è iniziato a registrare un’accelerazione in alcuni Stati Membri, come Regno Unito e Belgio. Questa tendenza potrebbe estendersi anche ad altri Paesi ora che le vacche vengono riportate nelle stalle per il periodo invernale. Quindi nei prossimi mesi è previsto un rallentamento della crescita di produzione di latte.

Permangono livelli bassi per il prezzo del latte

L’aumento della produzione di latte si è verificato nonostante le condizioni di mercato non siano state finora favorevoli, visto il basso prezzo del latte. In effetti una volta che la mandria è stata costituita, anche se i prezzi sono bassi, gli allevatori non possono fare altro che cercare di spingere la produzione per mantenere una certa stabilità e riuscire a coprire i costi fissi, ancora di più quando le vacche sono alimentate a pascolo e il prezzo della razione alimentare è sostenibile.

Solo quando l’abbassamento del prezzo del latte perdura a lungo nel tempo, allora l’allevatore decide di ridurre la produzione, per esempio adattando la dieta con l’acquisto di minor quantità di mangimi composti e mandando al macello le vacche più anziane.

Si ricorda che sono state adottate molte misure per aiutare gli imprenditori agricoli a superare questo periodo di crisi e per mantenere le loro attività: è stata offerta loro la possibilità di spalmare il pagamento delle multe in tre anni, alla fine del 2014 è stato assegnato un aiuto specifico ai produttori di latte dei paesi baltici e finlandesi, il pacchetto solidarietà per allevatori annunciato a settembre. L’altra parte di questo pacchetto (prolungamento delle misure di intervento sul mercato, aiuti per l’ammasso privato di formaggi e rafforzamento dello schema per il latte in polvere scremato) mira a sostenere i prezzi dei prodotti derivati dal latte. Di ritorno, queste misure dovrebbero supportare il prezzo del latte pagato agli allevatori, anche se i risultati sono osservabili solo dopo un certo lasso di tempo.

Per il 2016 è previsto un ulteriore aumento della produzione di latte, visto che entro dicembre 2015 le consistenze dei bovini da latte potrebbero aumentare ancora un po’ nell’area EU-15 (+0.4%), e anche perché la riduzione delle consegne di latte osservata nel primo trimestre 2015, per rispettare le quote, non dovrebbe verificarsi nel 2016.

Offerta internazionale in aumento

L’evoluzione del prezzo delle commodity in UE è strettamente legata ai cambiamenti tra domanda e offerta nel mercato internazionale. A livello globale, un’ulteriore aumento dell’offerta di latte è previsto in UE e in USA, dove ci si aspetta che la produzione di latte aumenti di oltre l’1% nel 2015. Va ricordato che, mentre in queste due regioni la raccolta del latte cala in questo periodo dell’anno, in Oceania sta iniziando il picco produttivo: infatti in questa regione l’offerta maggiore si registra tra settembre e gennaio. Per la nuova campagna (luglio 2015/giugno 2016), è previsto che l’Australia continui ad aumentare la propria produzione. In Nuova Zelanda invece ci si aspetta una raccolta di latte inferiore rispetto all’anno passato, dato che il prezzo del latte è molto basso e le macellazioni di vacche hanno raggiunto numeri elevati; tuttavia fino ad agosto le consegne sono state ancora fortemente al di sopra dei livelli dell’anno scorso e resta incerto il possibile impatto de El Niño sulla produzione.

Da parte della domanda, le importazioni e i consumi russi sono inferiori a quelli dell’anno passato perché la Russia non è riuscita a compensare la riduzione delle importazioni di formaggio dai paesi soggetti all’embargo né importandone quantitativi maggiori dagli altri paesi, né producendone di più internamente. Di recente, delle aziende di trasformazione in Nuova Zelanda hanno avuto il permesso di riprendere ad esportare in Russia, ma non si prevede alcun aumento del volume di formaggi. Invece, sembra che la Russia stia puntando sulla produzione interna di prodotti analoghi ai formaggi, ma meno costosi (“formaggi” fatti con le proteine del latte e grassi vegetali).

Cina e Usa

In Cina, le importazioni di latte in polvere intero e scremato sono tornate nella media, sebbene si mantengano al di sotto dei livelli elevati registrati nel 2014 (si registrano volumi inferiori rispettivamente del 55% e del 28% nei primi otto mesi dell’anno).

Comunque le importazioni di siero di latte, latte liquido e formaggi sono aumentate rispetto all’anno scorso. In latte solido equivalente, le importazioni cinesi sono diminuite del 32% rispetto al periodo gennaio-agosto del 2014, ma del 4% solo in agosto.

Va considerato che il livello di importazioni dell’anno scorso è stato estremamente elevato e non coerente alla domanda attuale. Nel 2015 le importazioni medie mensili sono finora leggermente superiori a quelle del 2012 e sotto a quelle del 2013 considerando il periodo cumulato gennaio-agosto. Parallelamente, la produzione interna cinese è aumentata, così come è aumentato il consumo domestico.

Negli Usa, nonostante l’incremento della produzione interna, si registra un aumento delle importazioni di latte in polvere per soddisfare la crescente domanda domestica di burro e formaggio, mentre le esportazioni risultano in flessione. La domanda di importazioni è in aumento anche nel Sud-est asiatico, in Messico e in Giappone.

Ci sono segnali di contrattazioni che indicano che molti acquirenti, soprattutto di polveri, potrebbero avere già fatto abbondanti scorte e quindi le loro importazioni potrebbero rallentare, incluso nel Sud-est asiatico. Allo stesso tempo però, alcuni acquisti potrebbero essere stati stimolati dall’attuale abbassamento delle quotazioni del latte in polvere scremato.

 

Leggi l’articolo completo su Informatore Zootecnico n. 19/2015.

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