Origine del latte in etichetta, il nulla osta della Ue

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È scaduta il 13 ottobre scorso la possibilità da parte della Commissione europea di contestare il decreto italiano. La norma prevede l’obbligo per i trasformatori di informare il consumatore sulla provenienza della materia prima di latte alimentare e derivati

Per la Commissione europea nullaosta al decreto italiano sull’etichettatura di origine del latte. Al momento in cui scriviamo non c’è una nota da parte dell’esecutivo europeo; ma c’è un fatto: alle ore 24 dello scorso 13 ottobre sono scaduti i termini entro i quali la Commissione poteva notificare al nostro governo obiezioni o contrarietà al provvedimento.

Si tratta di un decreto interministeriale, redatto tra ministero delle Politiche agricole e ministero dello Sviluppo economico e prevede, in sintesi, l’obbligo per i trasformatori di indicare l’origine del latte crudo nelle etichette dei prodotti derivati. Formalmente è previsto che entri in vigore dopo sessanta giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale; i tempi dunque ci sono affinché la norma possa diventare attiva dal primo gennaio 2017.

Ma vediamo meglio i contenuti del decreto. Innanzitutto vengono definite le diciture che riguarderanno i prodotti a base di solo latte crudo lavorato (latte alimentare) o dove il latte crudo è un ingrediente (formaggi e latticini). Nell’etichetta dovrà dunque essere presente l’origine del latte alla stalla in uno di questi tre modi: “paese di mungitura: nome del paese nel quale è stato munto il latte”; “paese di condizionamento: nome della nazione nella quale il latte è stato condizionato”; “paese di trasformazione: nome della nazione nella quale il latte è stato trasformato”.

Se il latte crudo viene munto, condizionato e trasformato nello stesso paese, l’indicazione di origine può essere assolta con l’utilizzo della dicitura: “origine del latte: nome del paese”. Se invece, queste operazioni avvengono nei territori di più paesi membri dell’Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere utilizzate le seguenti diciture: “miscela di latte di Paesi Ue” per l’operazione di mungitura; “latte condizionato in Paesi Ue” per l’operazione di condizionamento; “latte trasformato in Paesi Ue” per l’operazione di trasformazione.

Infine, se le operazioni avvengono nel territorio di più paesi situati al di fuori dell’Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere utilizzate le seguenti diciture: “miscela di latte di Paesi non Ue” per l’operazione di mungitura; “latte condizionato in Paesi non Ue” per l’operazione di condizionamento; “latte trasformato in Paesi non Ue” per l’operazione di trasformazione.

In ogni caso, l’operazione varrà fino al 2018, perché già il nostro governo, con la lettera inviata mesi fa dal ministro Martina al commissario Ue alla Salute e sicurezza alimentare, il lituano Vytenis Andriukaitis, dava il carattere sperimentale e temporaneo all’obbligo dell’origine in etichetta.

Non bisogna infatti dimenticare che tale obbligo non esiste nell’attuale legislazione europea. E l’adozione tout court da parte di un paese membro verrebbe letta dalla Commissione come contraria alle norme Ue. Per questo la richiesta deve avere carattere temporaneo e deve essere motivata da condizioni peculiari. Ed è quello che ha fatto il ministro Martina, spiegando alla Commissione che l’iniziativa “trae origine dall’esigenza di assicurare maggiore trasparenza alla filiera e di soddisfare una precisa esigenza manifestata dai consumatori”. E per suffragare quanto affermato, il Ministro aveva citato la consultazione pubblica sull’argomento che il Mipaaf ha lanciato nel corso del 2015, e l’indagine demoscopica che, sempre in materia di origine in etichetta, ha effettuato recentemente Ismea.

 

L’articolo completo di box e tabelle è pubblicato su Informatore Zootecnico n. 19/2016

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