Montasio dop, il programma del neopresidente

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Maurizio Masotti neopresidente Montasio
«Dobbiamo fare numeri con una sola regola valida per tutti e un’unica immagine. Fondamentale crederci e impegnarsi di più nella diffusione del prodotto marchiato». È il monito del neopresidente Maurizio Masotti, allevatore

Dal maggio del 2017, il Consorzio di tutela del formaggio Montasio dop, con sede a Codroipo (Udine), ha un nuovo presidente. Si tratta di Maurizio Masotti, allevatore e presidente della Latteria sociale di Coderno (Udine). Quarantadue anni, perito agrario, titolare di un’azienda zootecnica a Coseano (Udine) con 130 vacche Pezzate Rosse italiane, Masotti è, dal 2010, alla guida della cooperativa friulana, oltre a essere consigliere di Fedagri Fvg. Nella gestione del Consorzio, è affiancato dal direttore delle Latterie Venete, Domenico Sartore (vicepresidente), e da un giunta esecutiva composta da Valentino Pivetta (Latteria di Visinale), Linda Del Ben (Del Ben di Fontanafredda) e Christian Roldo (Agricansiglio Sca). Lo abbiamo incontrato per rivolgergli alcune domande.

Quali sono le motivazioni principali che le hanno fatto accettare questa assunzione di responsabilità?

«La mia è stata una candidatura di unità dopo una certa lacerazione avvenuta tra la componente friulana e veneta durante l’elezione del Consiglio di amministrazione – afferma Masotti -. Probabilmente, ha contato molto il fatto che la Latteria sociale di Coderno, che presiedo, è considerata un modello vincente, seppure di dimensioni limitate, nel variegato e difficile mondo lattiero caseario del Nordest. Anche la componente cooperativa ha visto, nella mia figura, un valido elemento di mediazione».

 

Il 2017 non è iniziato bene per il Montasio dop. I numeri segnano un calo della produzione, nei primi 4 mesi dell’anno, dell’11% rispetto allo stesso periodo del 2016. Anche i prezzi di vendita sono in ribasso. Quali sono i motivi di questi andamenti negativi, secondo lei?

«I numeri non mentono e segnalano una difficoltà reale di aggressione del mercato. In particolare, il Montasio dop viene poco richiesto fuori del proprio areale di produzione. Anche la gdo – spiega Masotti – è poco propensa all’acquisto del nostro formaggio nonostante la qualità del prodotto sia di buon livello. Quello che è certo è che siamo ancora assai carenti sulla promozione».

 

A proposito, quando partirà il nuovo piano promozionale e quali saranno i budget e le iniziative programmate per il 2017?

«Mettendo insieme il contributo regionale del Friuli-Venezia Giulia (la Regione Veneto ci sta pensando) e quello dei produttori associati, per i prossimi tre anni avremo a disposizione un budget di 1,5 milioni di euro da destinare alla promozione del formaggio, fuori dalle aree di produzione. Il programma – continua il presidente del Consorzio – partirà dalle aree del Nord Italia per poi passare a interessare le regioni centrali e, infine, quelle meridionali. La definizione particolareggiata del tutto, da parte del CdA, avverrà nelle prossime settimane, ma l’intenzione è quella di agire a 360 gradi poiché, come dicono i numeri, si parte quasi da zero. Tra l’altro, anche in Friuli, sul mercato locale, il Montasio marchiato subisce la concorrenza del “similare” Latteria non marchiato. Inoltre, nei prossimi mesi, proporremo dei progetti promozionali mirati anche al Mipaaf e lavoreremo per attingere agli specifici Fondi di finanziamento europei così da rendere ancora più efficaci le nostre azioni».

 

Il CdA ha mai preso in esame un eventuale cambio di disciplinare per creare o elevare la qualità di alcuni “cru” (Friuli, Carnia, biologico…)?

Forse ciò potrebbe favorire la crescita complessiva dell’immagine e delle vendite…

«A mio parere – afferma Masotti -, queste “denominazioni” di nicchia ci sono già e non è utile farle crescere ulteriormente per non creare troppa confusione nel consumatore. Penso che dobbiamo concentrarci sulla valorizzazione e promozione del Montasio dop con la logica di: “Un prodotto, un vestito”. Dobbiamo fare numeri con una sola regola valida per tutti e un’unica immagine. Inoltre, le grandi aziende produttrici dovrebbero crederci e impegnarsi di più nella diffusione del prodotto marchiato, come sta succedendo con i confezionati e i trasformati a base di Montasio dop. In due anni, infatti, il numero dei confezionatori convenzionati con il Consorzio è passato da 90 a 113, mentre le aziende che, attualmente, utilizzano il formaggio Montasio dop come ingrediente di una o più delle loro ricette di preparati alimentari sono 15 (tra le quali, 8 attive fuori regione e due, licenziatarie, negli Stati Uniti). Ovviamente, alla base di questo fenomeno c’è la volontà di sfruttare, in positivo, l’immagine del prodotto dop, il suo marchio e tentare una differenziazione di mercato in positivo. Naturalmente, il tutto sotto l’occhio vigile dei controllori del Consorzio di tutela».

Lei è un uomo di cooperativa e la cooperazione lattiero casearia in Friuli-Venezia Giulia e in Veneto ha numeri importanti. Cosa dovrebbe fare dunque la cooperazione, secondo lei, per migliorare la qualità, la reputazione e il mercato del Montasio dop?

«La cooperazione, in queste due regioni vicine, ha un ruolo rilevante. Rappresenta il contatto diretto con gli agricoltori e con il territorio. È un elemento di equilibrio che si confronta con gli attori che puntano soprattutto alla speculazione di mercato e che creano disorientamento presso gli allevatori. In CdA, correttamente, la cooperazione è ben rappresentata attraverso la partecipazione di alcune grosse strutture venete e friulane. I loro contributi di idee e di azione saranno decisivi poiché le imprese cooperative sono state alla base stessa della costituzione del Consorzio e ne rappresentano una fetta di storia significativa. Ora – conclude Masotti – si tratta di lavorare con unità d’intenti per contribuire a migliorare la remunerazione del latte anche in un momento di mercato difficile e dall’andamento altalenante come l’attuale. Il Montasio dop, decisamente, se gestito bene, può portare valore aggiunto alle aziende zootecniche dei territori di produzione».

 

 

LA LATTERIA DI PALSE DI PORCIA (PORDENONE) RIAPRE I BATTENTI

«Con la riapertura della Latteria di Palse di Porcia (Pordenone) – ha affermato il vicepresidente del Friuli-Venezia Giulia Sergio Bolzonello, intervenendo alla cerimonia di inaugurazione dello storico punto vendita – riusciamo a dare un segno del modello di società e di comunità che vogliamo. Dobbiamo tornare a capire – ha proseguito Bolzonello – che la grande distribuzione e le multinazionali devono trovare un contraltare nella piccola distribuzione e piccola trasformazione».

La storica cooperativa purliliese, infatti, da gennaio aveva sospeso l’attività dopo la partnership naufragata con Lattebusche. Grazie all’intervento e al grande impegno dei due nuovi soci, Egidio Viol per la parte produttiva e Luca Meneghel per quella commerciale, lo stabilimento di via Gabelli ha potuto riavviare l’attività di trasformazione e di vendita di prodotti lattiero caseari.

«I prodotti – ha spiegato Davide Da Pieve, il consulente che ha collaborato alla fase di rilancio insieme a Confcooperative Pordenone – sono realizzati con il latte del territorio conferito da cinque allevatori soci della Cooperativa Latteria di Palse. Ogni giorno i soci conferiscono 40 quintali di latte principalmente da vacche di razza Pezzata Rossa Italiana».

«Oggi è una giornata di festa, ma dobbiamo capire che domani questi cinque conferitori continueranno a dover affrontare molte sfide e molti ostacoli», ha evidenziato ancora Bolzonello, secondo cui fare cooperazione oggi nel settore agroalimentare, specificatamente in quello lattiero-caseario, «è una missione quasi impossibile, schiacciati come si è dalla grande distribuzione sul versante commerciale e dalle grandi multinazionali per quanto riguarda la trasformazione. Uno dei problemi veri e reali – ha aggiunto – che abbiamo non solo in Friuli-Venezia Giulia, ma in tutto il Nord Italia. La Regione – ha spiegato il vicepresidente – ha messo sul piatto il Psr che ha dato modo di effettuare investimenti importanti. Ma dobbiamo ringraziare soprattutto i cooperatori e tutti quelli che hanno deciso di scommettere su questa avventura. Un segnale positivo – ha concluso Bolzonello – da parte di chi crede ancora in questo modello di società e di comunità».

 

 

MALGA MONTASIO: UN’ESTATE PARTITA BENE E CHE SI ANNUNCIA RICCA DI NOVITÀ

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Le vacche al pascolo in Malga Montasio.

È stato un giugno record quello fin qui trascorso per la malga Montasio. Mai così tante presenze (in particolare di austriaci e sloveni) a sentire l’Associazione allevatori del Friuli-Venezia Giulia che, dal 1960, ha in gestione la malga e che ha salutato l’arrivo delle ultime vacche al pascolo. Ben 244 in totale, di cui 177 vacche da latte, il resto manze e giovenche. Soprattutto Pezzate Rosse Italiane, ma anche Frisone Italiane, Bruno Alpine, Grigio Alpine e Pinzgauer. Un’estate partita bene, dunque, e che si annuncia ricca di novità, anche grazie a “Eventi in malga”, un cartellone di iniziative che costellerà l’estate sul Montasio fino a settembre. Questi gli appuntamenti: il 9 luglio sarà di scena la Festa del pane fatto in malga (in degustazione con i prodotti fatti il loco); il 23 dello stesso mese saranno invece protagonisti “Frico! Montasio e Bire”, una camminata, a partire dalle 9.30, con degustazione di varie tipologie di birra, accompagnata da assaggi di formaggio Montasio dop organizzata in collaborazione con l’“Associazione friulana tenutari stazioni taurine e operatori fecondazione animale”. Ad agosto, il 6, per la gioia di allevatori, appassionati e soprattutto bambini, il Montasio ospiterà, dalle 10, la giornata della “Biodiversità delle razze bovine, equine e ovine”, con tanto di sipario musicale (alle ore 14) a cura del gruppo Ottoni della Bassa Friulana diretti dal maestro Francesco Fasso. Il 10 agosto ritorna la notte di San Lorenzo, organizzata assieme all’Osservatorio astronomico del Friuli-Venezia Giulia. Sarà possibile osservare le stelle cadenti e cenare in malga a lume di candela (con menu scontati per i giovani). Ultimi due appuntamenti, il 3 e il 10 settembre con la giornata del Montasio Dop-Pdm e dei prodotti della montagna organizzata insieme da Ersa e con la 3a edizione della Festa della transumanza, ultimo atto della stagione.

 

 

CONCORSO CASEARIO “OMBRA DELLA MADONNINA” SUL PODIO DUE IMPRESE CHE ALLEVANO CAPRE

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All’azienda Pistor Patrizia è stata riconosciuta l’eccellenza per la caciotta.

Prestigioso riconoscimento per due piccole imprese del Friuli-Venezia Giulia che allevano capre e ne lavorano il latte. Lo hanno ritirato a Milano Vanni Colussa, titolare dell’azienda agricola Pistor Patrizia di Campeglio di Faedis (Udine), e Massimo Cipolat, titolare della San Gregorio di Castel d’Aviano (Pordenone). Si tratta della targa di eccellenza della 12^ edizione del Concorso caseario “Ombra della Madonnina”, dove c’erano poco meno di 300 formaggi in gara. Nel dettaglio, alla Pistor Patrizia è stata riconosciuta l’eccellenza per la caciotta, alla San Gregorio per lo yogurt bianco.

La professionalità delle aziende caprine in Friuli-Venezia Giulia sta crescendo anche grazie all’effetto dell’azione coordinata di Associazione allevatori, Ersa e Università di Udine. L’Associazione allevatori ha costituito un gruppo coeso di imprenditori che, periodicamente, si incontrano per condividere un percorso formativo ospitando tecnici specializzati provenienti da altre regioni italiane ed estere, in particolare da Lombardia e Svizzera. Inoltre, un anno fa, è stato messo a punto uno starter autoctono ottenuto dall’analisi microbiologica di ceppi di batteri lattici comuni alle aziende caprine del Friuli-Venezia Giulia ed è stata svolta una fase sperimentale in cui l’Ersa, con il tecnico Dario Furlan, ha seguito le lavorazioni casearie nelle aziende raccogliendo dati finalizzati a capire come lavora lo strumento. Una commissione congiunta ha quindi guidato le prove di degustazione.

 

 

Leggi l’articolo su Informatore Zootecnico n. 13/2017

L’edicola di Informatore Zootecnico

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