Luglio, il prezzo del latte rimane stabile

prezzo latte
Al 23 del mese, Lodi e di Verona confermano le quotazioni della settimana precedente a 38 euro al quintale. Molto bene l’export di formaggi, +3,7% nel primo trimestre 2018

Rimane stabile il prezzo del latte spot alla stalla sui mercati di Lodi e di Verona. Lunedì 23 luglio (ultima data di mercato disponibile) entrambe le piazze, che rappresentano i punti di riferimento per l’Italia, hanno confermato le quotazioni della settimana precedente a 38 euro al quintale, in flessione di circa 11 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2017.
Timido incremento (+0,68%) per il latte intero pastorizzato spot proveniente dall’estero, che a Verona è risalito a 36,75 €/ 100 kg, mentre delinea una traiettoria opposta il mercato del latte spot proveniente dalla Francia e dalla Germania, rispettivamente in calo dell’1,39% dell’1,34%, con prezzi a 35,50 e 36,75 euro per 100 chili.

Il caso Olanda

La cooperativa olandese Friesland Campina per il mese di luglio garantisce il prezzo di 35,75 €/100 kg di latte agli allevatori, in crescita rispetto a giugno (+1,50 euro). Una tendenza al rialzo che stride con il crollo del mercato del latte crudo intero sport, che è passato dai 37,25 €/100 kg di mercoledì 13 giugno 2018 a 31,75 euro in data 18 luglio. Questa frenata avrà ripercussioni anche sul mercato italiano? Improbabile.

Italia, cresce il numero di vacche macellate

A delineare il futuro del latte in Italia molto dipenderà dalle produzioni interne, che fra gennaio e maggio hanno visto l’Italia crescere nelle consegne (+2,9%) rispetto allo stesso periodo del 2017.
Le proiezioni delle consegne di latte per i mesi estivi dovrebbero essere più contenute, sia per effetto del clima che come conseguenza di un aumento del numero di vacche macellate tra gennaio e aprile (+12,9% su base tendenziale).

Formaggi, boom dell’export dal 1994

Allo stesso tempo, si esporta anche più Made in Italy, per quanto manchi ancora una strategia commerciale di settore, una piattaforma funzionale all’export e partnership concrete fra operatori del lattiero caseario.
L’archivio di Clal custodisce i dati sull’export dal 1994. Ebbene, 28 anni fa l’Italia esportava poco più di 115mila tonnellate, delle quali oltre 50mila di grattugiati e “altri formaggi”, cioè produzioni non a denominazione d’origine protetta. Nel 2017 il consuntivo dell’export caseario è stato di oltre 410mila tonnellate, quasi quattro volte tanto.
Una curiosità: i formaggi duri non dop compaiono per la prima volta come voce di export nel 2007, con 6.116 tonnellate commercializzate oltre confine, salite nel 2017 a 12.852. Le esportazioni di Grana Padano e Parmigiano Reggiano nel 2017, insieme (hanno un unico codice doganale) hanno toccato quota 87.369 tonnellate. Devono farsi impensierire dai formaggi a pasta dura non tipici oppure possono pianificare serenamente campagne di internazionalizzazione, puntando sulla grande qualità delle proprie produzioni certificate?

L’export nel 2018

Il primo trimestre 2018 sorride all’esportazione dei formaggi made in Italy nel mondo. Ancora i dati Clal.it in soccorso: +3,7% in quantità e +8% in valore, con performance positive per Grana Padano e Parmigiano Reggiano (+6,6% in quantità e +6% in valore), Gorgonzola (+5,9% in quantità e +8,6% in valore), Provolone (+25,3% in quantità e +21,6% in valore), formaggi freschi fra cui mozzarella e ricotta (+4,1% in quantità e +10,7% in valore), formaggi grattugiati o in polvere (+9,8% in quantità e +15,4% in valore).
Addirittura per il Grana Padano il mese di aprile ha sorriso enormemente sul fronte esportazioni, con un +13,8%, che innalza così la media del primo quadrimestre a +9,83%, con la previsione – se le performance si dovessero mantenere positive per tutto il 2018 – di avvicinarsi ai 2 milioni di forme esportate.
Freccia verso il basso per il prezzo del burro, che dopo una crescita costante nel primo semestre 2018 - con le quotazioni di Milano passate da 3,83 €/kg di gennaio a 5,80 €/kg di metà giugno – ha segnato una traiettoria discendente fino a 5,15 euro al chilogrammo lo scorso 23 luglio.

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