Lombardia, prezzo del latte verso l’indicizzazione

E’ il primo risultato del tentativo di mediazione dell’assessore regionale Gianni Fava

Di Francesca Baccino

 

Si afferma il concetto di un’indicizzazione del prezzo del latte, non più basata sui costi di produzione, come si era sperimentato in passato, ma vincolata al valore del prodotto dop trasformato. E’ il primo risultato del tentativo di mediazione dell’assessore all’Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava, al Tavolo sul latte da lui convocato il 30 aprile scorso a Milano. "E' positivo il fatto che, per la prima volta - ha detto Fava - si accetti un criterio di indicizzazione della materia prima legata al valore del prodotto. A un aumento del valore della dop dovrà corrispondere un aumento del valore della materia prima".

Per il momento non è stato preso in considerazione il latte non destinato alle produzioni dop, come ad esempio il latte alimentare o quello destinato alla produzione di mozzarelle o altri latticini non dop.

Oltre alle rappresentanze agricole e dell’industria erano state invitate espressamente anche la cooperazione agricola e il Consorzio di tutela del Grana Padano. Si è trattato quindi di un incontro preliminare, come precisato dallo stesso Fava, ma anche di un passo avanti nella questione della formazione del prezzo sul latte in Lombardia, in un momento particolarmente delicato a causa della fine delle quote latte, dei forti ribassi delle quotazioni sul mercato e del fallimento delle trattative tra il maggior acquirente del latte nazionale, Lactalis, e il fronte compatto dei produttori lombardi.

Ma al tavolo non c’era l’industria privata

D’accordo sul metodo i rappresentanti dei Consorzi di tutela delle due dop Grana Padano  (con il suo presidente Nicola Cesare Baldrighi) e Parmigiano Reggiano (con il presidente della sezione di Mantova Pietro Gattoni) e della cooperazione (con il vicepresidente di Fedagri Confcooperative Fabio Perini). Ok anche da parte dei presidenti delle organizzazioni agricole regionali di Coldiretti, Confagricoltura e Cia (Ettore Prandini, Matteo Lasagna e Giovanni Daghetta).

Al tavolo è mancato però un interlocutore importante, l’industria privata. “E' evidente – ha commentato Fava - che il mondo industriale si pone fuori dalle nostre logiche. E' inevitabile che ci saranno conseguenze anche a livello di Psr e di misure sull'agroindustria”.

Secondo Fava il Consorzio di tutela del Grana Padano “più di tutti potrebbe essere il garante di un meccanismo come quello che immagino, avendo i consorzi che gestiscono le dop la reale percezione del valore del prodotto sul mercato. Infatti sarebbe ora di passare a una fase in cui, fissando il prezzo del prodotto venduto, si accettano con un meccanismo automatico le oscillazioni anche sulla materia prima ad esso destinato”. Una linea di buon senso che eviterebbe di stressare ulteriormente il sistema produttivo lattiero caseario con “superflue negoziazioni infinite”.

Partendo dalla formazione del prezzo del latte destinato alla dop del Grana Padano lo stesso meccanismo potrebbe essere utilizzato dagli altri consorzi delle dop casearie lombarde.

Ora, ha aggiunto ancora Fava, “entriamo nella fase più complessa: inizia il confronto sulle modalità tecniche, di applicazione del principio che è stato accettato. Di questo sono molto contento".

Per Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia, si è trattato di “un incontro positivo che getta le basi per una valutazione della materia prima legata al valore dei prodotti dop. Anche se - ha aggiunto -  bisogna ancora entrare nei dettagli”.

E due Op hanno firmato un contratto mensile

Sullo sfondo anche le polemiche per i contratti sottoscritti con Lactalis dalle Op Mondolatte (Cr) e  Lombardia Latte (Bg), alla vigilia del Tavolo regionale sul latte. Prevedono che si parta da un contratto ponte valido per un mese in modo da definire successivamente un contratto più articolato. Si parte da aprile con un prezzo di 36 centesimi al litro che verrà modulato verso l’alto o verso il basso in base in base all’andamento di mercato del latte tedesco e del latte europeo.

“Prendo atto - ha detto Fava- che una parte del mondo agricolo lombardo, attraverso due organizzazioni di produttori situate nel Cremasco e in provincia di Bergamo, ha scelto di sottoscrivere i contratti di conferimento con Lactalis, accettando prezzi sotto la soglia di sopravvivenza delle imprese agricole e parametri di indicizzazione legati all’andamento del mercato europeo. La libertà d’impresa è sacra, ma visto che la scelta di campo che hanno compiuta è netta, gli imprenditori non vengano poi a piangere con l’assessore all’Agricoltura della Lombardia”.

Sullo stesso mood il presidente di Coldiretti Lombardia, Ettore Prandini:  “E’ inaccettabile  che alcune organizzazioni continuino a vedere nelle Op la panacea di tutti i problemi del comparto, quando poi ci troviamo di fronte ad episodi come questo, con alcune Organizzazioni di prodotto che rompono il patto di fiducia con i propri associati, abdicando al loro ruolo di garanzia nei confronti dei produttori e accettando contratti capestro che si piegano al prezzo del mercato europeo”.

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