Labirinto quote latte 2015 tra multe e restituzioni

Possibili effetti paradossali dalle ultime decisioni Mipaaf/Agea. Il danno del pagamento dei prelievi potrebbe pesare solo sulle aziende in regola con gli adempimenti quote latte. Mentre chi non ha seguito la legge potrebbe non pagare. E i benefici del fondo latte (finanziato da chi è in regola) potrebbero andare a tutte le aziende

È vero: i dati usciti nelle scorse settimane sull’ultima campagna lattiera interessata dal regime delle quote latte hanno sorpreso molti. E non manca qualche effetto paradossale.

Cosa è successo? In estrema sintesi si può dire che lo spazio di compensazione è stato molto ampio ma che, per effetto delle norme in vigore, molti allevatori ne sono stati esclusi. Con un distinguo però molto importante: la gran parte è esclusa in quanto non in regola con il pagamento del prelievo mensile.

Comunque sia, la polemica politica si è subito scatenata. Cerchiamo allora di capire tecnicamente come sono andate le cose, iniziando dai numeri.

La quota e lo splafonamento

I due dati principali da cui partire sono la quota disponibile per la campagna 2014-2015, pari a 10.891.120,844 tonnellate, e la produzione totale rettificata per il tenore di grasso, pari a 11.000.841,389 tonnellate.

La produzione sopravanza dunque la quota nazionale di 109.720,545 tonnellate che rappresentano lo splafonamento effettivo dell’Italia nella campagna 2014/2015. E che corrispondono (considerando l’importo unitario del superprelievo a 278,30 euro/t) ai 30,53 milioni di euro che l’Italia dovrà versare all’Unione europea.

I conteggi potrebbero essere finiti qui, ma non è così perché entrano in gioco i fattori apportati dalle tre normative di riferimento: la legge 119 del 2003, la legge 33 del 2009, il nuovo decreto legge del governo Renzi convertito dalla legge 91/2015.

La legge 119/2003 e la legge 33/2009

La prima prevede che lo splafonamento venga aumentato di un 5%, il cui corrispettivo in denaro verrà trattenuto per eventuali futuri contenziosi; quindi il supero totale diventa di 115.206,57 tonnellate. Ma c’è di più. Bisogna infatti considerare che complessivamente le nostre aziende hanno splafonato per una quantità di latte decisamente superiore. Cioè la somma dei singoli esuberi di ciascuna azienda dà una cifra molto più elevata: 721.213,48 tonnellate (dati Agea).

Se consideriamo ora che la legge 33 del 2009 ha imposto il prelievo mensile, avremo che, almeno in teoria, i primi acquirenti hanno già trattenuto alle stalle, tra fine 2014 e i primi tre mesi del 2015, prelievi corrispondenti a 721.213,48 tonnellate (e cioè oltre 200 milioni di euro).

Ora, se all’Unione europea dobbiamo versare il prelievo relativo allo splafonamento della quota nazionale, cioè per 115.206,57 di tonnellate, ma i caseifici hanno trattenuto prelievi per 721.213,48 tonnellate, la differenza, ovvero prelievi per 606.006,91 tonnellate, si potrebbero restituire alle aziende.

La legge 91/2015

Ma le norme sono chiare e la legge 33 del 2009 (la cosiddetta legge Zaia) prevede precise restrizioni alla restituzione, che dunque deve essere eseguita secondo criteri predefiniti che sono peraltro stati ampliati da un intervento in extremis del governo attraverso un decreto-legge voluto dal ministro Maurizio Martina (poi convertito dalla legge 91/2015).

Proprio su questo decreto, nel mondo agricolo si sta diffondendo la voce che si sarebbe persa l’occasione di ampliare maggiormente la platea dei beneficiari della restituzione. Perché applicando il nuovo ordine di priorità, come esce dal combinato disposto tra legge 33/2009 e decreto del Governo, i prelievi che saranno oggetto di restituzione alle stalle sono relativi a un ammontare di 348.553,949 tonnellate di latte (si veda tabella). Una cifra ben lontana dalle 606.006,91 tonnellate potenzialmente restituibili in quanto non dovuti all’Ue.

Rimangono 71,65 milioni

Dunque, applicando la legge, rimangono escluse da restituzione del prelievo 372.659,53 tonnellate di latte (si veda box) che corrispondono alle aziende “multate” in questa ultima campagna di applicazione del regime delle quote latte. Si tratta di 2.040 stalle per un ammontare di 103,71 milioni di euro.

Se ora ricordiamo che l’Italia, per effetto dei regolamenti europei sulle quote latte, dovrà versare all’Ue solo 30,53 milioni di euro, corrispondenti all’effettivo splafonamento della quota latte nazionale (1,53 milioni viene accantonato per possibili contenziosi), vediamo che rimangono ben 71,65 milioni di euro. Denaro non dovuto all’Ue ma non restituito agli allevatori.

Le aziende non in regola

A questo punto va fatto un importante distinguo: la gran parte del latte “multato”, ovvero non ammesso alla restituzione del prelievo, è di aziende non in regola con il versamento mensile del prelievo. In pratica stalle che non hanno versato quanto dovuto, e dunque non possono ora sperare nella restituzione.

A decretarlo è la legge 119 del 2003 lasciata, su questo punto, immodificata dalla legge Zaia.

Una norma peraltro ben nota nel settore, motivo per il quale queste aziende, contravvenendola, si sono di fatto e preventivamente autoescluse dalla restituzione del prelievo. Si tratta - dati diffusi dal Mipaaf - di 678 aziende, per un esubero pari a 229.614,885 tonnellate (quasi 64 milioni di euro).

Quelle in regola ma escluse

Ben diverso è il caso delle stalle in regola con il versamento mensile, eppure escluse dal beneficio della restituzione. Parliamo di 1.266 stalle per un esubero pari a 200.338,388 tonnellate, di cui viene confermato il prelievo corrispondente a 131.622,51 tonnellate. Stalle per le quali il Mipaaf comunica che, “pur essendo in regola con i versamenti mensili, hanno superato sia il livello produttivo della campagna 2007/2008 che il 106% della quota disponibile (e hanno pertanto avuto diritto alla restituzione entro il 6% della quota disponibile)”.

Tutto ciò perché il decreto legge del Governo ha sì ampliato la restituzione a classi successive ai allevatori (chi ha sforato oltre il 6% e sino al 12%; dal 12% al 30%, dal 30% al 50%; oltre il 50%) ma sempre limitandolo al 6% della propria quota.

Insomma, diciamolo, un tecnicismo magari ineccepibile (anche perché votato a equità nei confronti di coloro che hanno superato la propria quota entro il 6%), ma difficile da spiegare ad allevatori che stanno vivendo un momento di crisi. Tutto il settore è in crisi, ma un conto è chi ha scelto di non stare nelle regole, un conto è chi le ha seguite - per ammissione dello stesso Mipaaf - ma non godrà del beneficio della restituzione per circa 36,6 milioni di euro, nonostante si sia intervenuti per decreto ad ampliarla.

Nel fondo 71,65 milioni

Riassumendo: dei 103,71 milioni di euro trattenuti e non restituiti, 30,53 andranno versati all’Unione europea; 1,53 verrà trattenuto dal Mipaaf; i rimanenti 71,65 milioni di euro verranno versati “nel fondo per gli interventi nel settore lattiero-caseario istituito presso il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali”, come prescrive la legge Zaia.

Dunque torneranno a favore del settore lattiero, probabilmente anche per finanziare le misure del “Piano latte” lanciato nelle scorse settimane. Ma con grossi “forse” e grossi “ma”. Perché abbiamo di fronte due tipi di aziende coinvolte. Chi è stato in regola e ha seguito la legge ha già versato i prelievi e non se li vedrà restituire. Ma chi non è in regola ha trattenuto in azienda il prelievo e (un’esperienza pluriennale lo insegna) chissà se, quando e quanto pagherà.

Probabili contraddizioni

A questo punto non si può non registrare un paio di effetti paradossali.

Con ogni probabilità avremo che il danno del pagamento dei prelievi peserà solo sulle aziende in regola con gli adempimenti sulle quote latte, mentre chi non ha seguito la legge, come accaduto sino ad ora, non pagherà. Mentre i benefici del fondo latte (finanziato da chi è in regola) andranno a tutte le aziende, anche a chi non ha seguito la legge sulle quote.

Ma non basta: si andranno a finanziare politiche di emergenza (“Piano latte”) a favore di un comparto, con risorse provenienti dallo stesso comparto in emergenza.

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I CASI DI ESCLUSIONE

Vediamo nel dettaglio quali sono stati i casi di esclusione dalla restituzione del prelievo sul superamento delle quote latte aziendali. Come comunica il Mipaaf, complessivamente si tratta di 372.659,535 tonnellate di esubero, realizzate da 2.040 aziende che:

A) non sono risultate in regola con il versamento mensile del prelievo. Le aziende in questa situazione sono risultate essere 678, per un esubero pari a 229.614,885 tonnellate;

B) pur essendo in regola con i versamenti mensili, hanno superato sia il livello produttivo della campagna 2007/2008 che il 106% della quota disponibile (ed hanno pertanto avuto diritto alla restituzione entro il 6% della quota disponibile). Le aziende in questa situazione sono risultate essere 1.266, per un esubero pari a 200.338,388 tonnellate, di cui viene confermato il prelievo corrispondente a 131.622,51 tonnellate;

C) non hanno subìto l’imputazione del prelievo mensile a causa di una omissione nelle dichiarazioni mensili di consegna (accertata dalle Regioni) o per effetto del trasferimento di quota non disponibile in quanto già utilizzata attraverso consegne di latte già dichiarate. Le aziende in questa situazione sono risultate essere 96, per un esubero pari 11.422,14 tonnellate.

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