Inalpi, altro latte dalle stalle italiane

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L’industria cuneese sta valutando di dotarsi di una nuova torre per la produzione di polvere. Assorbendo ulteriori quantità di materia prima dagli allevatori piemontesi e lombardi: fino ad altre 110mila tonnellate di latte l’anno. Parla Ambrogio Invernizzi

«Siamo pronti a dotarci di una seconda torre per la produzione di latte in polvere. Questo a patto di riuscire a sensibilizzare le industrie agroalimentari sull’opportunità di utilizzare latte in polvere italiano; ma a questo aspetto sta lavorando Coldiretti, anche tramite la Fai, Filiera agricola italiana. A fine anno faremo il punto». Così Ambrogio Invernizzi, amministratore delegato di Inalpi, spiega all’Informatore Zootecnico i termini del progetto varato assieme a Coldiretti nell’aprile scorso.

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Ambrogio Invernizzi.

Un progetto che ha l’obiettivo di quasi raddoppiare la produzione italiana di latte in polvere. Offrendo così all’industria alimentare materia prima di maggiore qualità, e made in Italy, caratteristica quest’ultima spendibile sul fronte del marketing. E fornendo un nuovo sbocco di mercato al latte di molti allevatori piemontesi e lombardi.

Un ruolo chiave in tutto questo lo gioca Coldiretti, come ha sottolineato Invernizzi. Ma probabilmente è di importanza ancora maggiore il ruolo di chi si candida ad acquistarlo, questo eventuale nuovo flusso di materia prima, appunto l’industria Inalpi, di Moretta, in provincia di Cuneo.

Inalpi già da anni si muove con decisione in quest’ambito. Già dal 2010 infatti l’industria di Moretta acquista il latte di 500 allevatori piemontesi per trasformarlo in latte in polvere e destinarlo a sua volta all’industria alimentare, soprattutto alla Ferrero. Quell’anno Inalpi mise in funzione una grossa torre sprayer per la trasformazione in polvere del latte liquido, torre in grado di produrre sino a 18mila tonnellate di polvere all’anno.

Da quell’anno, aggiunge Invernizzi, «Inalpi riceve e trasforma il latte di cinquecento allevatori, soci di due importanti cooperative piemontesi, Piemonte latte e Compral latte. Oggi la prima conferisce ai nostri impianti di polverizzazione circa 1.500 quintali di latte al giorno, la metà della propria produzione. E la seconda circa 4mila q/giorno, che corrispondono a tutta la sua produzione di latte».

Cifre che la dicono lunga sull’impatto di questa realtà sugli equilibri del mercato del latte («non ci sono altre industrie che producono latte in polvere in Italia», dice Invernizzi) e sulla conseguente redditività a favore degli allevatori locali. Tanto più che ora, con il progetto Coldiretti, si pensa al raddoppio: «Quando costruiremo la seconda torre sprayer vorremmo che a regime le due torri producessero 15mila tonnellate di polvere ciascuna. Comunque l’aumento sarebbe di 11mila tonnellate di polvere all’anno, ottenibili da 110mila tonnellate di latte liquido».

Le condizioni per gli allevatori

In altre parole, quando e se il progetto troverà concretizzazione, Inalpi si candida a ricevere altre 110mila tonnellate di latte all’anno dagli allevatori piemontesi e lombardi. Ecco a quali condizioni.

Le fonti sarebbero altri organismi allevatoriali oltre alle due cooperative piemontesi già citate. «Ma Compral Latte farebbe da coordinatore del quantitativo aggiuntivo». E per quanto riguarda il prezzo pagato ai produttori, «questo sarebbe un prezzo indicizzato in base ai prezzi di 14 prodotti lattiero caseari. Inoltre è previsto un premio per la qualità fino al 7% del valore del latte. Infine verrà fatto un contratto pluriennale, che riducendo gli effetti della volatilità dei prezzi garantirà all’allevatore più stabilità economica permettendogli di impostare in azienda una progettualità sul medio termine».

Sempre con l’aiuto di Invernizzi vediamo i dettagli di questi due fattori che influiranno il prezzo: l’indicizzazione del prezzo e la premialità.

L’indicizzazione: si tratta di un indice, gestito dall’università di Piacenza, dal professor Daniele Rama, che determina il prezzo del latte per gli allevatori conferenti a Inalpi e che deriva da 14 quotazioni:

- Per il 33% dipende da 5 prezzi di prodotti caseari sul mercato europeo: i prezzi di smp (latte scremato in polvere), wmp (latte intero in polvere), burro, cheddar, edam.

- Per il 33% dipende da 4 prezzi di prodotti caseari sul mercato nazionale: i prezzi di Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, Mozzarella.

- Per il 34% dipende da 5 costi per la produzione del latte: il costo di soia, orzo, fieno, mais, gasolio.

La premialità, che può portare a un aumento dei ricavi dell’allevatore sino al 7% del valore del latte, dipende dal rispetto da parte dell’allevatore di un “protocollo di filiera”, una specie di disciplinare di produzione, sottoscritto dai conferenti. Questo protocollo di filiera si riassume in sette pilastri:

- gestione sanitaria e salute animale;

- identificazione degli animali;

- stabulazione e benessere animale;

- produzione e stoccaggio del latte;

- qualità del latte;

- alimentazione animale;

- ambiente ed energia.

 

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I sottoscrittori dell’impegno per la costruzione di una nuova filiera made in Italy per sostenere il consumo di latte in polvere italiano fotografati l’11 aprile, il giorno della presentazione del progetto. Da sinistra: Giovanni Benedetti ed Ettore Prandini, direttore e presidente di Coldiretti Lombardia, Ambrogio Invernizzi, ad di Inalpi, Delia Revelli, presidente di Coldiretti Piemonte, Bruno Rivarossa, delegato confederale.

 

IL PROGETTO SOTTOSCRITTO L’11 APRILE DA INALPI,
COLDIRETTI LOMBARDIA E COLDIRETTI PIEMONTE

Il numero 8.2017 dell’Informatore Zootecnico ne aveva dato subito notizia: avviato lo studio di un progetto finalizzato a costituire una nuova filiera made in Italy per la produzione di latte in polvere. È l’impegno sottoscritto l’11 aprile scorso a Moretta (Cn) tra Coldiretti Lombardia, Coldiretti Piemonte e l’industria Inalpi.

Secondo Coldiretti in Italia si consumano quasi 100mila tonnellate di polvere di latte, di cui oltre il 90% proviene dall’estero. «Alla luce di questi dati – spiega Delia Revelli, presidente di Coldiretti Piemonte – abbiamo preso l’impegno di verificare la costruzione di una nuova filiera made in Italy per sostenere il consumo di latte in polvere italiano, sensibilizzando tutti gli attori della filiera stessa. Un esempio virtuoso per la valorizzazione del nostro latte viene già dall’accordo che, nel 2010, abbiamo sottoscritto con Inalpi e l’azienda dolciaria Ferrero. Ferrero assorbe, infatti, il latte in polvere prodotto a Moretta cento per cento Made in Piemonte. Il nuovo progetto vuole dare risposta ai consumatori che, sempre di più, chiedono prodotti di cui sia possibile tracciare la provenienza, a garanzia di una sana e corretta alimentazione».

Aggiunge Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia: «L’idea è di gestire le eventuali eccedenze sul mercato e calmierare le speculazioni al ribasso sulle quotazioni del latte in caso di boom delle importazioni dall’estero. Vogliamo valorizzare la filiera italiana e potenziare il sistema di protezione e promozione del prodotto dei nostri allevamenti, a tutela del lavoro e della qualità made in Italy. L’obiettivo, grazie alla collaborazione con Inalpi, è di aprire il comparto lattiero caseario italiano all’utilizzo di polvere di latte 100% italiana anche per quelle industrie alimentari e dolciarie che fino a oggi non avevano l’opportunità di farlo».

La realizzazione del nuovo progetto, sottolineano il delegato confederale Bruno Rivarossa e il direttore di Coldiretti Lombardia Giovanni Benedetti, «potrà garantire al mercato della trasformazione italiano (prodotti da forno, biscotti, gelati…) circa 11mila tonnellate di polvere di latte. La nascita di una filiera congiunta, sul nostro territorio, assicura la possibilità di essere indipendenti da forniture di paesi stranieri, oltre a dare, a livello nazionale, un nuovo impulso al comparto. Attraverso questo progetto e tramite anche la Fai, Filiera agricola italiana, saremo in grado di promuovere il consumo della polvere di latte, generata dalla filiera, con la certezza della sua origine, qualità e salubrità».

 

Leggi l’articolo su Informatore Zootecnico n. 11/2017

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