Fusioni e acquisizioni: Granarolo, cooperazione, gdo

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Da sinistra: Paolo Cattabiani, Coop Nord Est; Adriano Turrini, Coop Adriatica; Mario Zucchelli, storico presidente di Coop Nord Est. Le tre cooperative di consumo si sono fuse dando vita a Coop Alleanza 3.0.
Grandi movimenti sulla scena nazionale, ma anche internazionale. Le imprese che vogliono competere passano attraverso fusioni e acquisizioni per crescere ottimizzando i servizi e contenendo i costi. I dati dell’Osservatorio della cooperazione agricola e i casi di Granarolo e Coop Alleanza 3.0

La globalizzazione dei mercati, anche di quelli legati all’agroalimentare, sta movimentando il panorama internazionale e quello interno del comparto. Le imprese che vogliono essere più competitive puntano ad aumentare le dimensioni attraverso acquisizioni e fusioni e a rafforzarsi nei mercati internazionali sia direttamente sia attraverso società controllate.

Granarolo

È una strada intrapresa da tempo dal Gruppo Granarolo, maggior operatore agro-industriale del paese a capitale italiano, che ha varato un piano strategico che, attraverso un percorso di internazionalizzazione, ha l’obiettivo di raggiungere entro il 2016 il 40% dei ricavi realizzato sui mercati esteri.

In coerenza con questo piano, il Gruppo bolognese nei giorni scorsi ha finalizzato un’operazione di acquisizione che porterà la controllata Granarolo International a detenere una partecipazione pari al 25% del capitale sociale di European Foods, importatore e distributore di prodotti alimentari italiani in Nuova Zelanda che oggi fattura oltre 6 milioni di euro.

L’operazione prevede un’opzione di acquisto di un’ulteriore quota del 26% da esercitarsi entro 12-18 mesi che porterebbe Granarolo International a detenere una partecipazione pari al 51% del capitale di European Foods. European Foods ha sede a Auckland e distribuisce prodotti made in Italy sia sul canale retail, sia sul canale foodservice.

Attraverso l’operazione, Granarolo entra nel mercato neo zelandese per distribuire la propria gamma di prodotti tra cui, in particolare, quelli caseari quali parmigiano reggiano, grana padano e pecorino.

Il mercato dei formaggi italiani in Nuova Zelanda vale oltre 5 milioni di euro e complessivamente in Oceania vale circa 33 milioni di euro di cui oltre il 50% costituito da parmigiano reggiano e grana padano.

«La Nuova Zelanda è un paese molto interessante, un mercato in solida crescita con consumatori che hanno elevata capacità di spesa e predilezione per i prodotti made in Italy di qualità – spiega Gianpiero Calzolari, presidente di Granarolo –. L’operazione consentirà di ampliare il nostro raggio di azione all’Australia e verso i paesi del Sud est asiatico con i quali la Nuova Zelanda ha accordi di libero scambio».

La cooperazione agricola

Che le dimensioni abbiano un ruolo sempre più decisivo è un dato acquisito da tempo. In uno scenario che ancora vede prevalere in Italia la piccola azienda agricola a conduzione famigliare, l’opzione cooperativa resta una scelta molto gettonata per superare le dimensioni limitate facendo rete.

Un faro sulle dimensioni economiche della cooperazione agroalimentare è stato acceso a Expo 2015 in un convegno promosso dall’Osservatorio della cooperazione agricola italiana: le imprese rilevate sono 4.894 con più di 36 miliardi di euro di fatturato e una crescita del +0,3% rispetto al periodo 2013/2014 nonostante una congiuntura economica sfavorevole.

Lusinghieri i risultati relativi alle esportazioni: nel 2014 la quota di giro d’affari realizzata dalla cooperazione sui mercati esteri è stata di poco inferiore al 17%. Considerando i principali settori cooperativi, la maggiore propensione all’export riguarda il vino (33%) seguito da ortofrutta (23%) e latte (11%). I migliori trend di vendita sui mercati esteri nell’orizzonte temporale 2013/2014 sono messi a segno dalla cooperazione lattiero-casearia (+10,6%), mentre una leggera flessione si registra per vino (-0,7%), causata dal calo di vendite del prodotto sfuso, e dall’ortofrutta (-1,2%), in linea con le tendenze generali del settore.

Tra i prodotti esportati dalle imprese cooperative prevalgono i prodotti a marchio proprio (48%), seguiti da private label (26%) e prodotti finiti senza marchio del produttore (21%). La denominazione di origine si conferma fattore di successo per affermarsi sui mercati esteri: per il settore vitivinicolo la percentuale dop è di ben il 58% e raggiunge addirittura il 77% per i formaggi. Nell’ortofrutta alle dop (26%) si affiancano anche le vendite del biologico (6%).

Cresce l’importanza dell’extra-Ue

Il principale mercato estero è quello comunitario, ma crescono anche i mercati extra-Ue.

Analizzando gli investimenti realizzati sui mercati esteri emerge come si siano indirizzati in particolare verso Germania e Usa; il vino sta investendo anche in Cina e l’ortofrutticolo in Nord Africa. Il lattiero-caseario ha concentrato i propri sforzi su Cina, Emirati Arabi e Brasile.

L’analisi delle performance delle cooperative per classe di dimensione conferma che i migliori risultati sono stati realizzati dalle cooperative con un fatturato superiore a 40 milioni di euro (+11% fatturato, +4% valore aggiunto e +7% retribuzioni) mentre le imprese cooperative con volume di fatturato inferiore ai 2 milioni di euro registrano trend con segno meno (-11% fatturato, -5% valore aggiunto e -2% retribuzioni).

Per Giorgio Mercuri, presidente dell’Alleanza delle cooperative agroalimentari, «l’indagine sull’export cooperativo realizzata dall’Osservatorio assume una particolare importanza perché consente di recuperare informazioni utili sul trend di penetrazione e di vendita delle cooperative sui mercati esteri e di comprendere quali sono le maggiori difficoltà che a tutt’oggi limitano la crescita dell’export».

Per Ersilia Di Tullio, responsabile cooperazione di Nomisma, «le adeguate dimensioni sono un fattore nevralgico per garantire migliori performance di impresa. Sono infatti le imprese di maggiori dimensioni ad offrire il contributo positivo al ciclo economico e quelle che riescono a raggiungere più efficacemente i mercati esteri».

Grande distribuzione, Coop

Sulle dimensioni punta anche il più importante player della grande distribuzione in Italia, la Coop. Il 3 ottobre con un’assemblea di delegati è stato dato via libera alla fusione tra le tre Coop con sede sulla via Emilia e diramazioni in 12 regioni italiane: Coop Adriatica, Estense, Nord-Est hanno varato Coop Alleanza 3.0; la fusione aveva ottenuto il sì da 77 assemblee territoriali alle quali hanno partecipato quasi 15mila soci.

È nato così un aggregato da 2,7 milioni di soci, 22 mila dipendenti con un fatturato di quasi 5 miliardi di euro, patrimonio di 2,2 miliardi e 419 punti vendita, 56 dei quali sono ipermercati. Cifre nelle quali sono incluse unicamente le società controllate operanti nel core business, con esclusione di controllate e partecipate attive in altri settori (finanziario e assicurativo, turismo, comunicazione, librerie e immobiliare).

La nuova Coop, infatti, gestirà anche la rete delle agenzie turistiche Robintur e Planetario Viaggi, 26 librerie e i distributori di carburante a marchio Enercoop. Coop Alleanza 3.0 ha inoltre importanti partecipazioni nel Gruppo Unipol, in Eataly e la maggioranza della società Igd, quotata in borsa, che gestisce le attività immobiliari.

La governance vede tre amministratori delegati, ognuno con una delega specifica, che opereranno in sinergia: al bolognese Adriano Turrini è stata assegnata la delega ai servizi centrali e alle politiche sociali ed è anche il presidente; al modenese Massimo Ferrari è andata la delega alla gestione caratteristica; il reggiano Paolo Cattabiani ha la delega a finanza e sviluppo. Il presidente potrà restare in carica non più di tre mandati triennali consecutivi.

«Coop Alleanza 3.0 – ha specificato Turrini – porta già nel nome le sue missioni: da un lato un saldo radicamento nei valori portanti della cooperazione (il nome “Alleanza” evoca le prime, storiche esperienze di mutualismo in Italia), dall’altra una volontà precisa e forte di innovare. Entrambe queste missioni hanno al centro il soggetto principale di tutto il mondo cooperativo: il socio».

 

Leggi l’articolo completo su Informatore Zootecnico n. 18/2015 L’edicola di Informatore Zootecnico

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