Dalla Legge finanziaria altri soldi alla zootecnia

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La percentuale di compensazione dell’Iva per la produzione di latte salirà dall’8,8% al 10%. Per il comparto lattiero tale misura dovrebbe valere 32 milioni di euro, traducendosi in un aumento dei ricavi di 0,5 centesimi di euro al litro di latte. Vantaggi anche dal taglio dell’Imu

La Legge di stabilità 2016 apporta qualche novità sostanziale per le aziende zootecniche italiane. Prima però va precisato che, come fisiologico che sia, si tratta al momento di un disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 15 ottobre e che a breve dovrà sostenere il complesso iter di approvazione parlamentare.

Dunque sul provvedimento pendono due gradi di incertezza: le misure adottate potranno variare rispetto a quanto approvato dal Governo; le variazioni, da un punto di vista agricolo, potranno essere in miglioramento o in peggioramento rispetto a oggi. Un’indeterminatezza che dovrebbe essere risolta entro il prossimo 31 dicembre, la data entro la quale la normativa italiana prevede che la Legge di stabilità venga approvata, pena l’esercizio provvisorio del Bilancio dello Stato.

Ma vediamo meglio le misure previste, sia a livello agricolo generale che specifico per le aziende zootecniche.

Meno Imu

Innanzitutto c’è un taglio secco delle tasse. Il disegno di legge prevede che per il 2016 l’Irap (Imposta regionale sulle attività produttive) venga abrogata per i settori dell’agricoltura e della pesca. Un intervento stimato dal Governo in circa 200 milioni di euro che nel 2016 le aziende agricole e della pesca non dovranno versare.

Poi è stato previsto il taglio dell’Imu (Imposta municipale unica) sui terreni agricoli, per altri 400 milioni di euro circa.

Compensazione Iva

Un altro provvedimento piuttosto concreto, e riservato alle stalle da latte, riguarda l’Iva. Il ministro Maurizio Martina l’aveva annunciato lo scorso luglio e in pratica significa che la percentuale di compensazione dell’imposta sul valore aggiunto per la produzione di latte passerà dall’attuale 8,8% al 10%, azzerando di fatto i versamenti allo Stato.

Il Mipaaf calcola che, per il comparto lattiero, tale misura valga complessivamente 32 milioni di euro che si tradurrà in un aumento dei ricavi di 0,5 centesimi di euro al litro di latte.

Si tratta dunque di cifre non strabilianti, soprattutto rispetto alla grave crisi che in questi mesi sta vivendo il comparto lattiero; ma è una misura concreta perché – se verrà confermata dal Parlamento – significherà denaro contante che rimane immediatamente nelle casse delle aziende da latte.

Per capire come funziona bisogna spiegare che molti agricoltori optano per il regime speciale Iva permesso dalle attuali norme fiscali. L’azienda che gode di questa scelta ha in pratica una detrazione forfettaria dell’Iva. In sostanza emette regolari fatture per i prodotti che vende (latte, capi bovini ecc) esponendo e percependo l’Iva.

Ovviamente, come in tutte le attività economiche, questa azienda acquista beni e servizi pagando l’Iva al fornitore. In un regime Iva ordinario, quanto pagato di Imposta sul valore aggiunto verrebbe utilizzato per compensare quanto incassato, ovvero si procederebbe a sottrarre l’Iva sostenuta per gli acquisti dall’Iva incassata con le vendite; se la differenza è positiva la si versa allo Stato, viceversa si va in credito di imposta.

Nel regime speciale per l’agricoltura non si fanno questi calcoli (che necessitano di un impegno di tenuta contabile non indifferente) ma vige una detrazione forfettaria dell’Iva. In pratica, l’Iva da compensare a titolo di costi di produzione, non viene calcolata dalle fatture di acquisto ma viene determinata con percentuali di legge sul fatturato del venduto. La differenza da versare allo Stato di determina così tra l’aliquota dell’Iva esposta in fattura di vendita e l’aliquota di compensazione fissata per legge per quello stesso prodotto.

Per il comparto del latte, sino a oggi l’Iva da esporre era del 10%, mentre le percentuale di compensazione era pari a 8,8. La differenza, cioè 1,20% sul latte venduto, andava dunque versata all’Erario. La Legge di stabilità portando l’aliquota di compensazione al 10%, cioè pareggiandola a quella dell’Iva esposta nelle vendite, azzera la differenza. Risultato? L’intera Iva percepita vendendo latte rimarrà nelle casse aziendali.

 

ESEMPIO: I RISPARMI PER L’AZIENDA DA LATTE

Ma concretamente, quanto valgono per un’azienda zootecnica i tagli e le altre misure varate con la Legge di Stabilità 2016? Lo stesso ministero delle Politiche agricole si è esercitato in un calcolo su un caso realistico. Ad esempio un’azienda di produzione di latte operante in Lombardia che fattura 400 mila euro.

Secondo il Mipaaf questa azienda beneficerà – grazie ai tagli delle tasse contenuti nella Legge di Stabilità – di 3.100 euro di taglio Irap, 1.800 euro di taglio Imu, 5.600 euro di aumento compensazione Iva, per un totale di 10.500 euro tra meno esborsi e maggiori ricavi. Una cifra non elevata ma sensibile. Sempre se i contenuti del Disegno di legge del Governo verranno mantenuti, o magari migliorati.

 

L’edicola di Informatore Zootecnico

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