Assolatte: 173 referenze di formaggi freschi in gdo

Assolatte Formaggi freschi
L’assortimento di formaggi freschi tra cui i consumatori possono scegliere è in costante crescita. Le aziende casearie continuano a proporre nuovi prodotti, varianti più gustose e confezioni pensate per soddisfare occasioni di consumo diverse

Mozzarella e robiola, crescenza e spalmabili, caprini e primosale: quando si tratta di formaggi freschi nessun Paese eguaglia l’Italia per varietà, appetibilità e gusto. E i consumatori apprezzano, tanto da farne prodotti immancabili nel carrello della spesa, come spiega Assolatte: le vendite di formaggi freschi superano in Italia il milione di tonnellate per un valore superiore a 9 miliardi di euro.
L’assortimento di formaggi freschi è in costante crescita, perché le aziende casearie continuano a proporre nuovi prodotti, varianti più gustose e confezioni pensate per soddisfare occasioni di consumo diverse. Il risultato è che in un ipermercato, in media, ci sono ben 77 referenze di mozzarella, 29 di crescenza, 26 di ricotta e 41 di altri formaggi freschi, come ha rilevato un’indagine realizzata per conto di Assolatte dal Centro di ricerca su Retailing e Marketing (Rem Lab) dell’Università Cattolica di Milano.
Le aziende lattiero casearie italiane si sono specializzate in una vasta gamma di formaggi freschi di qualità e ad alto valore aggiunto. Per questo i nostri formaggi freschi si stanno affermando anche sui mercati esteri. Le vendite mostrano dinamiche diverse per i singoli prodotti, influenzate anche dalla stagionalità e dal meteo. È infatti con l’arrivo della primavera e con l’aumentare della temperatura che si apre la stagione dei formaggi freschi e si registrano i picchi di acquisti e consumi. (Fonte: Efa).

 

Coldiretti, nel 2018 +5% l'export lattiero caseario

Le esportazioni dei prodotti lattiero caseari crescono del 5% nel 2018 trainate soprattutto dalle vendite dei formaggi che raggiungono il massimo storico di sempre. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti sui dati Istat relativi al primo trimestre di quest’anno, a commento dei dati presentati da Assolatte in occasione della sua 73esima assemblea annuale a Milano.
Mai così tanto formaggio italiano è stato venduto all’estero, dice Coldiretti, dove in cima alla lista dei più richiesti ci sono il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano che in quantità rappresentano il 21% del totale esportato e che guidano la lista del 51 formaggi italiani che hanno avuto il riconoscimento dell’Unione europea come denominazione di origine (dop/igp) a partire dal Pecorino Romano, dal Gorgonzola e dalla Mozzarella di bufala campana e che fanno segnare valori importanti di esportazioni.
I formaggi made in Italy più esportati sono purtroppo anche quelli più taroccati nel mondo dove le imitazioni del Parmigiano reggiano e del Grana Padano hanno superato addirittura i prodotti originali, dal parmesao brasiliano al reggianito argentino fino al parmesan canadese, australiano e statunitense. Ma in tutti i continenti, continua la Coldiretti, sono diffuse brutte copie di tutti i principali formaggi italiani, favorite anche dai recenti accordi di libero scambio siglati o in corso di negoziato da parte della Ue, dal Canada (Ceta) ai Paesi dei Sudamerica (Mercosur), dall’Australia alla Nuova Zelanda, che di fatto tendono a legittimare le falsificazioni del made in Italy.
Il successo dei formaggi italiani all’estero “è la punta dell’iceberg del segnale di ripresa registrato nel lattiero caseario nazionale dopo l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza del latte entrato in vigore in Italia il 19 aprile 2017 che ha rivitalizzato il mercato e salvato molte stalle dalla chiusura”.

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