Ambrosi (Assolatte): «Il latte spot? Fa rumore, ma non fa mercato»

Anteprima dell’intervista in pubblicazione sul numero 21 dell’Informatore Zootecnico

Giuseppe Ambrosi
Il latte d’occasione fa boom e quota 0,46 €/kg, il 21% più del prezzo del latte contrattualizzato, ma si tratta di un volume molto piccolo. E secondo il presidente dell’associazione delle imprese di trasformazione pensare che questo valore possa incidere sui prossimi accordi è un azzardo. 

Il prezzo del latte spot a 46 centesimo al chilogrammo? «Fa rumore ma non fa mercato. Per me è ininfluente, visto che si tratta di volumi limitati e quasi irrisori». Così Giuseppe Ambrosi, presidente di Assolatte, l’associazione che raggruppa le imprese della trasformazione, dice la sua e fa chiarezza sul ruolo del latte d’occasione, quello che viene venduto al di fuori dei contratti tra produttori e  trasformatori. Il 3 dicembre scorso la Camera di Commercio di Milano, Lodi e Monza Brianza lo ha quotato ben 46 centesimi al chilogrammo, il 13% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Una bella distanza rispetto al recente contratto firmato dai produttori di latte lombardi con la francese Lactalis (una media di 38 centesimi al litro per l’ultimo trimestre dell’anno).

Le grandi aziende non lo comprano

«La Lactalis – spiega Ambrosi - è la più grande azienda lattiero casearia che opera in Italia e anche il maggior primo acquirente del latte italiano, ma non compra un litro di latte spot. La materia prima viene gestita all’interno del gruppo e se manca la recupera in Francia o in Germania».

Ma che cosa rappresenta veramente il latte spot sul totale del latte italiano? «Vale anche meno del 10% - prosegue Ambrosi - , quindi come può fare il mercato? E’ solo quella cisterna in più o in meno che serve talvolta all’azienda per raggiungere il suo obiettivo di produzione. Significa, ad esempio, che se un’azienda ha ritirato meno latte dai suoi conferenti per un rallentamento della produzione in stalla, come è successo in questi due ultimi due mesi, ne può comprare un po’ sul libero mercato. Aziende come la mia, però, non ne trattano».

Prezzo che stimola speculazioni

«Può accadere, inoltre - fa notare sempre Ambrosi -, che in un periodo di aumento del prezzo del latte spot,  come si osserva in questi giorni, un caseificio che produce Grana Padano possa decidere di vendere un po’ di materia prima per incassare subito invece di fare il formaggio e guadagnare in un secondo momento».

Ma se il prezzo del latte spot è ininfluente sul mercato perché allora viene preso come riferimento quando si parla di mercato? «Se dovessimo pagare il latte a 46 centesimi – avverte il presidente di Assolatte - saremmo costretti tutti a chiudere gli stabilimenti. Il prezzo di mercato è quello del latte alla stalla e dei grandi volumi che vengono concordati tra Op e industrie. Se la domanda è di qualche cisterna in più di latte fuori dal contratto il prezzo ovviamente cresce. Se ne parla sempre , quindi, di latte spot, quando raggiunge valori elevati, ma non fa mercato. A volte, però, viene strumentalizzato».

Un tema che certo entrerà nei tavoli di discussione dei prossimi accordi sul prezzo del latte

Anteprima dell’intervista più estesa pubblicata su Informatore Zootecnico 21

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