Sisma e maltempo, a Teramo i bovini producono meno latte

Scosse di terremoto e abbondanti nevicate, un abbinamento drammatico per alcune aziende agricole della provincia di Chieti, colpite due volte dagli eventi calamitosi.  La giornata più nera, quella che ha creato danni a catena, anche a molte infrastrutture della zona, è stata quella del 16 gennaio scorso, quando il sisma si è fatto sentire con tutta la sua potenza. Nel migliore dei casi sono mancati i collegamenti viari, i rifornimenti si sono interrotti e le aziende agricole sono rimaste isolate. Un allevatore ad esempio ha prodotto il latte, ma ha dovuto buttarne 100 quintali perché il camion non riusciva a raggiungere la stalla.

Ce lo racconta Giovanni Barba, consigliere di Confagricoltura Teramo e titolare della più grande azienda di produzione di latte vaccino d’Abruzzo, 700 bovini in stalla per una produzione di 3.500 tonnellate di latte l’anno, oltre ai vigneti per la produzione di vino e all’agriturismo. Roseto degli Abruzzi è la sede legale di questa azienda che complessivamente mette assieme 680 ettari e comprende unità produttive in 4 Comuni lunga la vallata del fiume Vomano.

Anche l’azienda di Barba ha subito qualche danno legato all’interruzione dell’energia elettrica per 7-8 giorni: “Il sistema di mungitura robotizzato - spiega Barba - si è bloccato e non avevo il gruppo elettrogeno. Sono passati giorni prima di riuscire a reperirne uno. I bovini, inoltre, sembrano stressati e impauriti per le continue scosse di terremoto e hanno cominciato a produrre meno. Da circa una ventina di giorni mungiamo il 20% in meno  senza contare che sono morti dei vitelli e abbiamo avuto degli aborti in stalla.  In gennaio prevedo quindi di  incassare almeno 10 mila euro in meno rispetto alla media mensile”.

Un danno  strutturale lo ha subito l’agriturismo aziendale situato a  Scerne di Pineto, in mezzo a 60 ettari di vigneti e vicino a una cantina gioiello che produce Montepulciano e Trebbiano d’Abruzzo esportati in 50 Paesi. Il terremoto ha lesionato la scala di accesso esterna che ora dovrà essere ripristinata. “Non avremo però  diritto - sottolinea Barba – a risarcimenti pubblici perché siamo fuori della zona più colpita dagli eventi calamitosi, dovremo ricostruirla a nostre spese”.

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