Da Sivar Cremona: così la gestione dell’asciutta

asciutta
Gli interventi di Luigi Bertocchi, Luigi Calamari, Ana De Prado, Ynte Schukken, Lorraine Sordillo all’ultimo congresso della Società italiana veterinari per animali da reddito, tenutosi nell’ottobre scorso a Cremona

Nell’ultimo congresso della Sivar (Società italiana veterinari per animali da reddito), che si è svolto durante la fiera di Cremona lo scorso ottobre, si è parlato di asciutta nella vacca da latte, i punti critici che la caratterizzano e le possibili strategie di intervento a loro risoluzione.

Una gestione ottimale della messa in asciutta, in termini di prevenzione delle patologie mammarie, salvaguardia del benessere della bovina e scelte nutrizionali da adottare dall’inizio alla fine del periodo di asciutta, è alla base del successo produttivo e riproduttivo nella bovina da latte.

Nel corso del convegno di Cremona relatori italiani e stranieri hanno affrontato le principali problematiche della messa in asciutta, con l’obiettivo di fornire strumenti conoscitivi utili alla gestione di questo delicato momento. Un argomento trattato a fondo è stato quello del benessere animale nella messa in asciutta, ecco cosa si è detto in merito.

Benessere animale e asciutta

Il rispetto del benessere è direttamente collegato alla sostenibilità economica, etica e ambientale degli allevamenti. Garantire il benessere significa rispettare le esigenze psicofisiche dell’animale in termini di adattamento all’ambiente in cui vive. Ne deriva che il concetto di benessere non va inteso in senso assoluto perché è impossibile che animali con alti livelli genetici possano sopravvivere al pascolo permanente e viceversa, animali con minori performance abituati al pascolo soffrirebbero in un ambiente di stabulazione chiusa.

Numerose sono gli studi scientifici alla base della valutazione del benessere nella vacca da latte, ma questi si focalizzano soprattutto sulla fase del parto, sul benessere durante la fecondazione artificiale e durante gli interventi terapeutici. Pochi sono i riscontri inerenti la fase di asciutta.

Secondo Luigi Bertocchi del Crenba (Centro di Referenza nazionale per il Benessere animale, presso l’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna), la fase di asciutta va però considerata come un fase in cui il benessere può essere critico, andando a limitare le famose 5 libertà di Brambell. Infatti, alla messa in asciutta avviene un cambio alimentare, un cambio di gruppo, un cambio di box e soprattutto la cessazione della mungitura. Tutti questi elementi rappresentano un pericolo per il benessere, pertanto la sua valutazione nella fase di asciutta deve acquisire un interesse crescente.

I rischi che ne possono derivare sono:

- riduzione della disponibilità di acqua, cibo e nutrienti;

- problemi legati al ristabilirsi dell’ordine gerarchico;

- problemi legati all’accesso e disponibilità della zona di riposo;

- problemi mammari legati alla congestione, incontinenza lattea, infiammazioni e mastiti cliniche e subcliniche.

Dalle valutazioni effettuate dal Crenba su circa 1.200 stalle, risulta che solo il 50% degli allevatori danno alle proprie bovine in asciutta più di 7 m2/capo (mentre le indicazioni ideali sarebbero di 10 m2) e hanno una gestione della lettiera ottimale (valutata sulla base delle condizioni igieniche della lettiera e sul Clenear Score degli animali).

Molto spesso si riscontrano condizioni di sovraffollamento nei box di asciutte e parto e una forte differenza con gli ambienti di lattazione dove sia gli animali che le lettiere risultano più puliti. Inoltre, alcuni studi effettuati negli ultimi anni hanno evidenziato come la congestione del tessuto ghiandolare per il ristagno di latte dovuto all’interruzione della mungitura e il conseguente aumento della pressione endomammaria porta ad un aumento delle vocalizzazioni e ad un calo del tempo di decubito, entrambi sintomo di dolore e disagio nell’animale.

Sono numerosi i lavori scientifici che affermano che la maggior parte delle mastiti derivano da infezioni prese durante il periodo di asciutta e si manifestano entro i primi mesi dopo il parto. Dai dati Aral dell’ultimo anno si evince che il 25% della secondipare e 35% delle terzipare ha più di 200.000 cellule somatiche (SCC) al primo controllo funzionale (indice di uno o più quarti infetti). La causa di questo fenomeno è il sovraffollamento ma anche il livello produttivo alla messa in asciutta.

Secondo alcuni studi statunitensi solo animali asciugati con meno di 13-15 litri riescono a contenere la conta somatica cellulare entro le 200.000, mentre nel 25% dei casi superano tale soglia se asciugati con più di 21 litri.

Un altro studio ha evidenziato come per ogni 5 litri in più oltre i 12,5 litri al momento della messa in asciutta c’è un aumento del 77% del rischio di infezione mammaria ambientale al parto. Quindi il rischio di infezione mammaria al parto è correlato alla produzione alla messa in asciutta e in maniera particolare il rischio aumenta quando questa produzione supera i 13-15 litri.

Gestione della messa in asciutta

Per tale ragione risulta fondamentale una gestione specifica della messa in asciutta a seconda del livello produttivo manifestato dalla vacca. Infatti, quando la bovina sostiene ancora una elevata produzione a fine lattazione bisogna evitare una messa in asciutta drastica con cessazione brusca della mungitura adottando una asciutta graduale con mungitura ridotta a una sola volta al giorno per 7 giorni.

Per facilitare il calo produttivo, a ciò bisogna aggiungere una idonea gestione nutrizionale, caratterizzata da una riduzione del livello energetico e nutrizionale. Infatti, alcuni studi evidenziano come la sola adozione della asciutta graduale con mungitura alternata porta ad una riduzione del 20% della produzione lattea, la sola restrizione in termini nutrizionali riesce a dare un calo del 30%, mentre l’impiego contemporaneo di entrambi i metodi riesce a far calare del 50% il latte.

In termini di benessere, la messa in asciutta drastica porta dolore e frustrazione nell’animale molto produttivo che dedicherà poco tempo al decubito rimanendo in piedi, stazionando in vicinanza dei cancelli che danno accesso alla sala di mungitura e vocalizzando di più.

Il problema dello stress da caldo, che si ripercuote su tutte le fasi di allevamento della vacca da latte, incide molto anche sulla asciutta dove provoca il calo dell’ingestione, la riduzione del peso del vitello alla nascita, l’aumento dell’incidenza delle patologie, la minore attività del sistema immunitario e, successivamente al parto, la riduzione della produzione lattea. Pertanto l’impianto di sistemi di raffrescamento in asciutta riduce questi effetti e aumenta la produzione di latte nella lattazione successiva.

Gestione nutrizionale dell’asciutta

I fabbisogni delle bovine nelle fasi iniziale e centrale dell’asciutta sono relativamente semplici da essere soddisfatti mentre, con l’avvicinarsi del parto, ed in particolare nelle ultime due, tre settimane di gestazione, le difficoltà aumentano sia per gli accresciuti fabbisogni (sviluppo del feto e della mammella, secrezione del colostro, etc.), sia per la diminuzione della capacita di ingestione che, proprio al parto, diviene drastica.

Durante la fase iniziale, come già detto, bisogna modificare drasticamente la razione delle bovine in modo da incentivare il calo produttivo senza tuttavia limitare gli apporti idrici o di sostanza secca ma semplicemente riducendo gli apporti nutrizionali. Secondo le indicazioni di Luigi Calamari, docente all’Università Cattolica di Piacenza, la scelta ideale rimane quella di utilizzare fieno di graminacee di buona qualità (NDF < 55-60% e proteina greggia 8-14%) con valori contenuti in nitrati e in potassio (rispettivamente 0,15 e 1,5%).

Relativamente all’impiego di alimenti insilati, sarà opportuno limitarne l’impiego entro il 30-35% della sostanza secca della razione; nel caso del silomais per contenere gli apporti in energia, nel caso degli insilati d’erba per evitare eccessivi apporti di potassio e di azoto ammoniacale. La somministrazione di mangimi si deve limitare a 1-2 kg capo giorno.

Nella fase centrale dell’asciutta i piani alimentari dovrebbero perseguire gli obiettivi di mantenere lo stato di forma e il peso delle bovine se i valori di Bcs osservati alla messa in asciutta sono soddisfacenti e far guadagnare peso alle bovine che si siano presentate in asciutta troppo magre (BCS< 3.5). Il livello energetico non deve superare le 0.7 UFL/kg di sostanza secca.

Gli obiettivi indicati possono essere raggiunti gestendo due gruppi nel periodo centrale dell’asciutta, destinati rispettivamente alle bovine che debbono mantenere o recuperare peso; in alternativa, le bovine più magre potranno essere spostate anticipatamente nel gruppo dei preparazione al parto ove la dieta somministrata sarà caratterizzata da una maggior concentrazione energetica e proteica.

Nella fase di preparazione al parto (close-up) la razione deve essere costituita da foraggi poveri di potassio, sodio e nitrati e sarà sufficiente utilizzare mangimi nella quantità i 3-4 kg al giorno.

La concentrazione proteica della razione somministrata in questo periodo sarà più elevata rispetto a quella utilizzata in asciutta. L’uso di lisina e metionina ruminoprotette tende ad elevare la quantità di alimenti ingeriti.

I grassi devono essere utilizzati con l’obiettivo di aumentare la concentrazione energetica delle razioni senza incorrere nei rischi di acidosi ruminale (100 grammi capo giorno). Interessante appare anche l’uso di acidi grassi polinsaturi come omega 3 e omega 6 in rapporto 1:3 al fine di migliorare la risposta immunitaria

Per quanto riguarda macro e micro elementi minerali, in primis bisogna favorire un equilibrato apporto di cationi e anioni assicurando un bilanciamento negativo o prossimo allo zero nelle fasi finali dell’asciutta. Le indicazioni del professor Calamari sono:

- limitare gli apporti giornalieri di calcio entro i 50-60 grammi e mantenere un rapporto con il fosforo pari a 2:1;

ridurre l’apporto di potassio e sodio (cationi);

- somministrare dosi molto elevate di vitamina D3 (250.000 U.I) negli ultimi 2-3 giorni prima del parto per elevare la capacita di assorbimento intestinale del calcio;

- somministrare in prossimità del parto (3-4 giorni) e al parto sali a base di calcio per facilitarne la disponibilità;

- assicurare apporti adeguati di magnesio e zolfo per ridurre il rischio di paralisi flaccide al parto.

Anche gli oligoelementi svolgono ruoli nutrizionali essenziali; in maniera particolare il selenio intervene nei meccanismi di difesa cellulare ed extracellulare (dosi raccomandate 0,3 mg/kg di sostanza secca).

Gli apporti di vitamina E devono essere aumentati ben oltre i fabbisogni, raggiungendo anche i 1000 mg capo giorno nelle fasi vicine al parto.

La corretta preparazione e somministrazione delle razioni e essenziale per ridurre il calo di ingestione fisiologico a ridosso del parto. Si rende fondamentale la preparazione di miscelate unifeed specificatamente dedicate ai diversi gruppi di asciutta, pre-parto e immediato post-parto. Ciò consente di evitare errori di razionamento che si verificano usando parte dell’unifeed di lattazione. Se ben realizzate, le miscele di foraggi finemente trinciati (2-4 cm), uniti ai concentrati consentono un’elevata e omogenea ingestione di alimento.

E’ fondamentale controllare con attenzione la capacita di ingestione delle bovine in asciutta ed in particolare nella fase di close-up per apportare le opportune modifiche alle diete somministrate. L’ingestione di sostanza secca a fine asciutta è direttamente correlata a quella della lattazione successiva, quindi il calo che si verifica nella fase di close-up in genere si ripercuote anche nella lattazione successiva.

Incidenza e importanza

dell’incontinenza lattea alla messa in asciutta

La corretta messa in asciutta può avere un impatto non solo sulla lattazione successiva ma anche sulla così detta incontinenza lattea. L’incontinenza lattea è la perdita di latte dal capezzolo sottoforma di gocce o getti intermittenti in momenti diversi dalla mungitura in assenza di stimoli meccanici. I momenti di maggior rischio sono all’inizio dell’asciutta dove il latte non è più munto e c’è un aumento della pressione endomammaria.

Secondo Ana L. De Prado, di Ceva Sante Animale (Francia), questo fenomeno si manifesta soprattutto in bovine che arrivano a fine lattazione con elevate produzioni (> 15 litri) e con un cattivo stato di salute del capezzolo. L’orifizio del capezzolo di queste bovine si presenta in genere rovinato, estroflesso con problemi di chiusura. Le cause sono spesso da ricercare durante le fasi di mungitura dove possono essere applicati dei livelli di vuoto errati e episodi di sovra mungitura.

Anche l’applicazione di prodotti chimici che irritano il capezzolo possono portare alla formazione di una placca cheratinica che impedisce la chiusura del canale del capezzolo. Infine, una errata routine di mungitura può mal stimolare la bovina alla eliminazione del latte provocando dei danni al capezzolo L’incidenza è maggiore nelle pluripare rispetto alle primipare e colpisce maggiormente i quarti posteriori.

Dai dati della dottoressa De Prado appare che l’incidenza di questo problema alla messa in asciutta negli allevamenti in Europa è del 24% e in Italia del 15.6%. Si tratta quindi di un problema sottostimato, per il quale bisogna creare consapevolezza e informazione negli allevatori. Infatti, l’incontinenza lattea predispone all’ingresso di patogeni lungo li canale del capezzolo aumentando l’incidenza di mastiti cliniche nell’immediato post-parto.

Le strategie per poter ridurre l’incidenza dell’incontinenza lattea sono:

- durante la lattazione adottare una corretta routine di mungitura e adeguati parametri dell’impianto di mungitura;

- alla messa in asciutta impiegare delle pratiche gestionali che portino alla riduzione della produzione di latte con degli accorgimenti sia nutrizionali (calare il valore nutritivo) che di mungitura (alternata portandola ad una al giorno per 7 giorni);

- in casi estremi effetuare una trattamento farmacologico a base di cabergolina che è un inibitore della prolattina e permette di calare repentinamente la produzione lattea.

Le principali conseguenze sulla salute della mammella

della riduzione dell’utilizzo della terapia antibiotica

alla messa in asciutta

Come già detto il 50% della mastiti nelle prime fasi di lattazione derivano da infezioni contratte durante l’asciutta. E’ sulla base di questa affermazione che routinariamente si fa la profilassi antibiotica alla messa in asciutta. Nel prossimo futuro in Europa sarà sempre più limitato l’uso di antibiotici nell’allevamento, con una quasi eliminazione dell’uso di cefalosporine e un aumento dell’uso delle penicilline. Il trattamento dovrà essere accompagnato da un antibiogramma evitando il trattamento di bovine sane.

Se si pensa che effettivamente la profilassi antibiotica all’asciutta porta ad una riduzione del 40% delle mastiti a esordio lattazione, ci si può aspettare un eguale aumento in caso di interruzione del trattamento. Effettivamente, gli animali non trattati hanno il doppio del rischio di contrarre una infezione e di avere una conta somatica cellulare elevata.

Secondo il dottor Ynte Schukken, di Gd Animal Health (Olanda), in queste condizioni di rischio devono essere create delle nuove alternative in sostituzione degli antibiotici a protezione della mammella e dell’animale.

In primo luogo possono essere limitati i fattori di rischio noti come:

- esposizione ai batteri ambientali, mantenendo lettiere pulite e evitando il sovraffollamento;

- corretta messa in asciutta per fare calare la quantità di latte e evitare l’incontinenza lattea con eventuale uso di inibitori della prolattina;

- corrette pratiche di mungitura per mantenere un orifizio del capezzolo sano (una estremità del capezzolo rovinata dà 6 volte un rischio maggiore di contrarre infezione);

- evitare il bilancio energetico negativo che compromette la risposta immunitaria generale dell’animale;

- usare il sigillante (infatti il 50% dei capezzoli sono ancora aperti a 6 settimane dalla messa in asciutta).

Inoltre devono essere usate sostanze in grado di aumentare la funzione immunitaria:

- sostanze non specifiche come la lattoferrina che si lega col ferro libero necessario alla proliferazione batterica. Usandola alla messa in asciutta può aiutare le difese della mammella dando una minore crescita batterica;

- usare elevati livelli di vitamine E e selenio in quanto modulatori della risposta immunitaria a riduzione del rischio di nuove infezioni;

stimolare l’immunità innata somministrando citochine proinfiammatorie alla fine della gestazione come il Fattore di stimolo delle Colonie Granulocitarie Bovine (CSF) che stimola il midollo osseo alla produzione di cellule immunitarie, in particolare neutrofili;

- impiegare vaccini che in generale portano ad una riduzione della trasmissione di infezioni.

Pertanto le future limitazioni in termini di consumo di antibiotici in allevamento non dovranno preoccupare più di tanto l’allevatore, che lavorando su tutti questi strumenti alternativi può assicurare la giusta protezione alla proprie bovine.

(*) L’autore, medico veterinario, è del servizio tecnico della Comazoo di Montichiari (Bs).

 

L’articolo completo è pubblicato su Informatore Zootecnico n. 20/2015

L’edicola di Informatore Zootecnico

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