Bovini da latte, le tendenze del miglioramento genetico

Il percorso seguito nella selezione della razza Frisona Italiana e le esigenze degli allevatori

La selezione della razza Frisona Italiana ha seguito negli anni un percorso tecnico condiviso dagli allevatori, dal mondo dell’industria lattiero-casearia, dai consorzi di tutela e dal mondo accademico, con la Commissione tecnica centrale quale organo supremo per le decisioni riguardanti le strategie selettive:
- Inizio del Programma nazionale di Prove di progenie, anno 1985. 
- Coinvolgimento degli allevatori attraverso le Apa e le sezioni di razza. 
- Coinvolgimento dell’industria lattiero-casearia e dei consorzi di tutela. 
- Coinvolgimento di università e istituti di ricerca. 
- Coinvolgimento Centri di F.A.
I sistemi di calcolo degli indici genetici si sono sempre più evoluti fino ad arrivare agli attuali modelli Test Day Model che forniscono una grande quantità di informazioni di dettaglio sulla produzione e sono in grado di stimare le curve per ogni singola lattazione (prima,seconda ecc..).
Nel frattempo si sono ampliati sempre più i caratteri oggetto di selezione, dalla sola quantità di latte ai contenuti in grasso e proteine alla morfologia e negli ultimi anni ai caratteri funzionali.
 

 

GLI INDICI ANAFI, DALL’ILQ AL PFT
Nel 1991, attraverso un’ampia condivisione con l’industria lattiero-casearia e i consorzi di tutela, Anafi ha elaborato l’indice ILQ (latte qualità).
Nel 1993 si è arrivati alla costruzione dell’indice ILQM, con l’introduzione della funzionalità mammella ICM, con l’obiettivo di costruire una mammella funzionale.
Nel 2000 Anafi ha prodotto l’indice composto per migliorare la funzionalità di arti & piedi IAP e nel 2001 è iniziato un percorso finalizzato alla longevità funzionale ed alle cellule somatiche (percorso condiviso con industria del latte) ed in particolare per le cellule somatiche è stato elaborato un Indice calcolato sulle tre lattazioni con la media delle cellule per giorno di lattazione con indice finale derivante dalla combinazione dei tre indici. Ma è nel 2002 che viene elaborato il nuovo indice di selezione della razza Frisona Italiana, il PFT (vedi tab.1), combinando in modo appropriato qualità del latte e funzionalità e con un rapporto tra produzione e funzionalità 59:41.
Nel 2009 è stata apportata un’ulteriore novità all’indice di selezione nazionale, riducendo del 10% il peso della produzione a favore della fertilità attraverso l’introduzione dell’indice, incrementando in tal modo i caratteri funzionali che rivestono una grande importanza per l’allevatore.
 

 

OBIETTIVI RAGGIUNTI
I risultati raggiunti in questi anni confermano pienamente la validità del programma di selezione Anafi e dell’indice di selezione nazionale che, attraverso diversi affinamenti negli anni ha raggiunto gli obiettivi che Anafi si era prefissata.
Risulta interessante notare l’evoluzione della dimensione aziendale negli ultimi dieci anni (vedasi tabella 2). che ovviamente conferma il trend di diminuzione degli allevamenti con contestuale incremento del numero dei capi per azienda.
Chi oggi parla di scarsa durata degli animali in stalla, è sicuramente smentito dal grafico in figura 1, in grado di dimostrare che dal 1996 ad oggi la durata delle vacche Frisone iscritte ai controlli funzionali è rimasta praticamente invariata attorno ai 62 mesi, circa 2,8 lattazioni. La produzione media/capo/gg di vita, vero indicatore della redditività di un animale, è passata da 8,7 kg a 13,9 kg, mentre i kg latte/capo/gg di mungitura sono passati da 21,9 kg a 28,8 kg. Le proteine sono passate dal 3,25 del 1999, al 3,36 del 2010.
Questi dati assumono un importanza ancor più marcata se consideriamo che, nonostante una produzione di oltre 90 q.li di latte, la percentuale di proteine è incrementata in maniera considerevole, raggiungendo traguardi estremamente importanti per la razza e mantenendo, come abbiamo visto, stabile nel contempo, anche la longevità.
A tale proposito risulta molto interessante esaminare l’evoluzione delle consistenze edel trendfenotipiconegliultimi vent’anni (vedasi tabella 3).
Oggi il numero dei riproduttori di genetica nazionale disponibili sul mercato è sicuramente notevole ed in grado di soddisfare anche le richieste degli allevatori più esigenti (funzionalità, produzione, qualità del latte tipo, ecc.).Ma non solo, passi avanti importanti sono stati fatti anche sul versante dell’attitudine casearia, offrendo la possibilità, anche agli allevatori che destinano il loro latte alla produzione casearia, di avere a disposizione sempre più tori portatori della Kcaseina BB e AB (vedasi tabella 4).
 

 

CON LA VARIABILITÀ DELLA HOLSTEIN MONDIALE
Certamente oggi gli allevatori sono orientati sempre più verso la funzionalità, la resistenza alle malattie, la fertilità, il controllo della consanguineità: l’esigenza è quella di avere animali funzionali e resistenti ed è proprio in questa direzione che è orientata già da alcuni anni la selezione della razza Frisona Italiana.
Un problema che accomuna tutte le razze nel mondo è quello relativo alla consanguineità dovuto ad un massiccio utilizzo dei migliori riproduttori. Per correggere questa situazione, è possibile sfruttare la variabilità genetica della Holstein mondiale (oltre 110mila tori indicizzati da Interbull) e utilizzare strumenti adatti, come ad esempio un buon piano di accoppiamento, che attraverso un controllo capillare di tutte le parentele tra i soggetti impedisca accoppiamenti tra animali troppo “imparentati” pur continuando a fare selezione e miglioramento genetico all’interno della razza frisona.
 

 

IL WEBPAC E IL PIANO DI ACCOPPIAMENTO
Anafi già da parecchi anni mette a disposizione dei propri associati lo strumento del Piano di Accoppiamento che nel 2009 si è rinnovato con il nuovo programma WebPac. Tra gli obiettivi principali di WebPac, oltre ad uno sfruttamento delle potenzialità di internet per velocizzare l’aggiornamento dei dati, all’utilizzo di tutti i dati genetici e fenotipici dell’azienda per la scelta dei tori e all’inserimento dei caratteri funzionali nei criteri di accoppiamento, c’è sicuramente quello di una verifica del corretto livello di consanguineità della mandria e delle azioni per fare miglioramento genetico senza aumentare il livello di inbreeding.
Tutto questo si riesce a fare utilizzando il pedigree completo di almeno 8 generazioni sia in linea femminile sia in linea maschile; infatti, la mancanza anche di un solo soggetto nel pedigree ci può fare perdere tutta una serie di relazioni tra gli animali.
Questo controllo così accurato è possibile solo utilizzando gli archivi delle nazionali di razza che gestiscono le genealogie di tutti gli animali sotto controllo.
Per questo motivo i soggetti iscritti al Libro Genealogico da molte generazioni hanno una stima della consanguineità più attendibile e corretta ma tendenzialmente con valori più elevati, rispetto ad una stima fatta con archivi “incompleti”.
 

 

LA CONSAGUINEITÀ STA RALLENTANDO
Per questa ragione è difficile fare accoppiamenti con un tasso di consanguineità previsto inferiore al 4,5 % se si utilizza tutta la profondità del pedigree come faWebPac.
Va in ogni caso evidenziato come il trend della consanguineità nella razza, sia rallentato negli ultimi anni. Negli Usa, si è passati da un aumento medio annuo degli anni 1990-2000 di 0.19, ad un aumento medio degli anni 2000-2009 di 0.09; in Canada lo stesso fenomeno: da un aumento annuo medio di 0.24 negli anni 1990-2000 ad un aumento di 0.07 negli anni 2000-2009.
In Italia, dove partiamo da livelli più bassi, siamo in ogni caso passati negli stessi anni da un aumento medio di 0.17 ad un aumento medio di 0.10.
 

 

COME CI PUÒ AIUTARE LA GENETICA
È indubbio che oggi la gestione di una moderna azienda da latte è diventata sempre più complessa, il tempo a disposizione deve essere ripartito in molteplici aspetti e soprattutto l’allevatore deve fare valutazioni economiche sulle sue scelte dandosi precisi obiettivi. Cosa offre quindi la genetica per rispondere ai bisogni degli allevatori?
Innanzi tutto un’evoluzione degli indirizzi selettivi che, negli anni, si sono adattati alle richieste degli allevatori, in tabella 5 si vede bene come oggi, in tutti i paesi maggiori produttori di genetica al mondo, il peso della produzione sia quasi sempre inferiore al 50 % a vantaggio di indici più legati alla morfologia funzionale e alla salute degli animali; basti pensare che l’indice di selezione ILQ utilizzato in Italia negli anni ’80 dava tutto il peso a kg di proteine e di grasso.
Come già illustrato in precedenza anche l’indice Anafi di selezione nazionale PFT ha seguito questo percorso.
 

 

La parte finale del testo, dal paragrafo “Il Webpac e il piano di accoppiamento” sino alla fine, è da attribuire a Maurizio Marusi (Anafi).

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