Bertocchi al Bovimac, quale benessere

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Luigi Bertocchi e la statunitense Temple Grandin.
I nuovi discorsi tecnici, veterinari, etici e commerciali che possono star dietro questo concetto. Dalla relazione svolta da Luigi Bertocchi (Izsler - Crenba) al convegno organizzato alla fiera Bovimac di Gonzaga (Mn) dall’Informatore Zootecnico

Il benessere animale? «È una qualità etica che va comunicata, ma anche garantita dalla scienza medica». Parola di Luigi Bertocchi, del Centro di referenza nazionale per il benessere animale (Crenba), con sede presso l’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia ed Emilia-Romagna (Izsler), con sede a Brescia.

In questa definizione di benessere animale entra prepotentemente in gioco il duplice ruolo del medico veterinario che, se da un lato deve garantire il benessere degli animali e impedire che essi siano allevati in condizioni di sofferenza, dall’altro deve anche garantire sicurezza alimentare e salute pubblica.

Tanto più che è ormai universalmente accettata l’idea per cui animali sani e allevati in buone condizioni igienico-sanitarie producano meglio e di più. Lo stress e le condizioni di scarso benessere potrebbero compromettere la salute degli animali favorendone la predisposizione alle patologie e mettendo a rischio i consumatori (si pensi anche solo alle tossinfezioni alimentari, causate da Salmonella spp., Campylobacter spp. ed E. coli).

Bertocchi ha ribadito questa sua interpretazione intervenendo il 22 gennaio scorso al convegno «Qualità del prodotto e dei processi produttivi nella filiera del Parmigiano Reggiano. Nuove sensibilità del consumatore e possibili risposta da parte dei produttori», organizzato alla fiera Bovimac di Gonzaga (Mn) dal Consorzio del Formaggio Parmigiano-Reggiano e dalla rivista Informatore Zootecnico.

Ma cosa significa veramente “benessere animale”? Ha risposto Bertocchi: «Tutti ne parlano, ma ognuno ha la propria idea di benessere animale. Vedendo un bel pascolo, si può essere portati a pensare che questo sia l’ambiente più naturale per le bovine da latte. Ma si ignora il fatto che esso può essere foriero di diversi problemi, come ad esempio l’asperità del suolo, la competizione alimentare, l’approvvigionamento dell’acqua, la difficoltà di intervenire in caso di patologie, e così via. La stessa definizione di animale “sano” non implica automaticamente che esso viva in condizioni di benessere».

Il concetto da cui ha preso le mosse l’esperto è quello di «sostenibilità dell’allevamento», che si fonda essenzialmente sui quattro pilastri della «sostenibilità economica, sanitaria, ambientale e, soprattutto, etica». Quest’ultimo pilastro in particolare implica l’attenzione per le condizioni in cui l’animale è stato allevato.

Ha illustrato Bertocchi: «Il benessere è rappresentato dalla capacità di adattamento del soggetto all’ambiente e non ha nulla a che fare con il fatto se la stalla o la vitellaia siano belle o brutte. Tanto più che non esiste un ambiente idoneo per tutti i genotipi di bovine da latte. Vale a dire che non potremmo mai allevare, per esempio, una vacca di razza Frisona nelle modalitàe nell’ambiente in cui alleviamo una Bruna alpina o viceversa».

Per la specie bovina, sono state emanate norme precise solamente per i vitelli fino ai 6 mesi di vita (Decreto Legislativo 7 luglio 2011 n. 126, attuazione della Direttiva 2008/119/CE che definisce le norme minime per la protezione dei vitelli) mentre, per quanto riguarda l’animale adulto (oltre 6 mesi di vita), non esistono normative specifiche da rispettare e al riguardo valgono i criteri generali stabiliti dal Decreto Legislativo 146/2001. Entrambi questi decreti fissano, da un lato, indicazioni generiche e interpretabili e, dall’altro, pongono dei limiti nelle strutture o nelle pratiche di management molto rigidi e precisi.

A livello comunitario, i tentativi di legiferare nel campo dell’allevamento del bovino adulto non sono mancati, senza che fosse raggiunto tuttavia nulla di definitivo. È del 24 settembre 2009 l’ottava ed ultima bozza in Consiglio europeo della normativa sul benessere bovino («Draft recise recommendations concerning cattle»), che contiene 24 articoli riuniti in 5 parti. Tale bozza deve tuttora fare i conti con l’eterogeneità dei sistemi di allevamento, con le differenze climatico-geografiche degli Stati europei e con il rischio di penalizzare certe situazioni a favore di altre, provocando, sul comparto, un considerevole impatto politico-economico.

Anche per sopperire a queste conoscenze ancora insufficienti, Luigi Bertocchi e Francesca Fusi hanno redatto il «Manuale per la valutazione del benessere e della biosicurezza nell’allevamento bovino da latte a stabulazione libera».

Il punto di partenza è semplice: «Valutare e perseguire il benessere animale è materia del medico veterinario. Ma ciò presuppone una domanda: il veterinario è in grado di sviluppare questa attività, che rientra nel bagaglio di conoscenze, ma in modo non organico, non organizzato e mirato?». La metodica messa a punto dal Centro di referenza sul benessere animale serve anche a questo.

La valutazione del benessere in allevamento, ha riferito l’esperto, «implica analisi e misurazioni che comprendono la valutazione del rischio (per il management e per le strutture e attrezzature) e la valutazione delle conseguenze del rischio (misure animal-based). I dati della ricerca, raccolti da veterina riformati ad hoc, vengono elaborati e archiviati dal Centro di referenza, che applica agli stessi gli algoritmi frutto della ricerca».

La valutazione dei diversi comparti del rischio e delle condizioni di adattamento degli animali, servirà per quattro valutazioni finali: un punteggio complessivo sul benessere, un punteggio parziale delle tre aree del benessere, le eventuali non conformità legislative e un punteggio complessivo sulla biosicurezza.

Nella metodologia sviluppata dal Centro di referenza, sono stati definiti dunque 52 pericoli (23 legati al management e 29 alle strutture e attrezzature) e 18 misure animal based. Per quanto riguarda la valutazione del rischio per il management aziendale e personale, ha illustrato Bertocchi, «l’analisi si concentrerà sulla gestione delle fasi operative più rilevanti (movimentazione, alimentazione, abbeverata e qualità dell’acqua, igiene degli stalli e igiene di mungitura), così come sul numero di addetti e sulla preparazione del personale. Per fare un esempio, se l’abbeveratoio ha acqua non limpida verrà valutato “sporco”; se c’è poco alimento sulla superficie o sul fondo ma l’acqua è limpida, il giudizio sarà intermedio».

E ancora, sulle strutture e attrezzature, ha proseguito Bertocchi, «va fatta una valutazione dell’idoneità delle strutture e delle attrezzature utilizzate in allevamento. Quali sono gli elementi di verifica? Fra gli altri vale la pena citare l’osservazione generale sulla tipologia di stalla che va sviluppata su tutti gli animali (tranne i vitelli fino a 8 settimane): fissa (anche solo per un gruppo di animali), libera (per tutti i gruppi di animali) e libera con area di esercizio o pascolo (per le bovine adulte). L’area di esercizio deve avere una superficie totale almeno pari al totale dell’area coperta adibita al riposo, sia essa a cuccette o a lettiera permanente».

Il terzo passaggio, la valutazione delle conseguenze del rischio, prevede le prove di verifica sul comportamento (verso l’uomo), sulla condizione corporea (body condition score e pulizia degli animali) e sulla condizione sanitaria (mortalità, zoppie, mastiti e stato del mantello e lesioni cutanee).

Procedure generali di biosicurezza, sistemi per la prevenzione delle principali patologie e condizioni sanitarie completano il quadro, permettendo il rilascio, in caso di esiti positivi, di un certificato di benessere e biosicurezza.

La sintesi finale è una valutazione numerica in una scala che va da 0 a 100 e che indica il livello del benessere dell’animale così come il livello di biosicurezza. Il risultato consente al medico veterinario di capire in quale area aziendale esiste una carenza e, di conseguenza, gli permette di fornire all’allevatore la consulenza adatta per i miglioramenti da apportare. «In questo senso», aggiunge Bertocchi, «la qualità etica del benessere diventa crescita economica diretta».

I vantaggi che apporta l’ampia e approfondita valutazione sono di tipo sanitario, zootecnico ed economico.

Ha ricordato ancora l’esperto: «Le principali patologie legate al benessere sono le laminiti, le mastiti e un numero di cellule somatiche troppo elevato, così come la mortalità dei vitelli e l’incapacità di identificare e curare le bovine malate. Ancora, abbiamo immunodepressione e problemi di salute, affollamento e problemi di riproduzione, scarso o errato utilizzo della cuccetta e problemi podali, il calo della ruminazione (dal 25% al 130% in caso di sovraffollamento), una correlazione positiva tra riduzione delle condizioni di benessere e incremento delle patologie podali, malattie metaboliche e patologie mammarie».

Tra i principali effetti economici del benessere sulla redditività degli allevamenti, l’esperto ha ricordato «il premio economico di sostegno, un più facile accesso ai contributi per ristrutturazione e costruzione, minori costi di produzione e un aumento del prezzo legato all’etichettatura della «qualità benessere», prodotto ottenuto da «animali allevati in condizioni di benessere maggiori rispetto alla norma».

Invece, le principali ricadute positive zootecniche collegate al benessere sono relative a un maggiore afflusso di sangue alla mammella quando la vacca è sdraiata, situazione che determina anche un conseguente aumento della produzione. Quindi, in condizioni di scarso benessere, si contano anche un calo delle produzioni e della qualità dei prodotti e una riduzione della concentrazione dell’ormone della crescita. Facile comprendere come al miglioramento delle condizioni di riposo e igiene fanno seguito risposte produttive positive.

Ha concluso Bertocchi: «Quando parliamo di benessere animale, dobbiamo ricordare che la qualità è un concetto dinamico. Se ieri esso si riferiva al solo alimento nutritivo (1960) o alla sicurezza alimentare (1980), oggi coinvolge la cucina, il gusto e le caratteristiche organolettiche (2000), domani sarà sinonimo di animali e territorio ovvero benessere animale in senso stretto e sostenibilità ambientale (2020). Oggi, sappiamo che la qualità “benessere animale” è una qualità etica che va comunicata, ma anche garantita dalla scienza medica».

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L’articolo completo è pubblicato su Informatore Zootecnico n. 4/2016

L’edicola di Informatore Zootecnico

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