Sommet 2014. I bovini da carne visti dalla Francia

Il mercato e in particolare i rapporti con gli importatori italiani secondo gli operatori presenti alla fiera Sommet de l’Elevage, chiusasi qualche settimana fa a Clermont-Ferrand

Forse aiutata anche dal meteo favorevole, l’edizione 2014 di Sommet de l’Elevage, la nota rassegna zootecnica di Clermont-Ferrand (Francia), ha fatto il pieno, con una affluenza di visitatori che ha superato le 85mila unità, 4mila dei quali provenienti dall’estero. Durante la fiera si è discusso a fondo del momento di grande difficoltà per il settore dei bovini da carne, che cerca di rialzarsi da una debacle dovuta al crollo del prezzo delle carni.
“Le quotazioni scendono, tutti gli indicatori sono in rosso e in agricoltura nessuno è rimasto indenne, dal comparto della produzione animale come per le colture arboree ed orticole. Inoltre le quotazioni dei cereali crollano, ma stranamente non ne traggono beneficio nemmeno gli agricoltori che continuano a pagare i mangimi come se nulla fosse accaduto”. Lo ha sottolineato Jacques Chazalet, presidente della manifestazione, che in apertura del salone ha lanciato un appello alle istituzioni francesi: “Il governo deve agire in fretta perché nel settore delle carni occorre individuare una strategia di sviluppo e rilancio delle esportazioni. Le autorità francesi ed europee hanno ancora strumenti a disposizione per ristabilire l’equilibrio, ebbene li usino”.
Il Sommet del l’Elevage ha voluto valorizzare anche le razze ‘minori’ da carne, con un ricco programma di esibizioni che ha accompagnato le tre giornate di fiera, in cui hanno partecipato più di 1.300 espositori.
Il ministro dell’agricoltura francese, Stéphane LeFoll, ha fatto visita ai padiglioni fieristici e si è scontrato con i malumori dei produttori che lamentavano un calo di redditività delle carni, attirandosi pure proteste e note sonore di disappunto: al titolare del Dicastero agricolo gli allevatori hanno contestato, tra l’altro, l’impiego nelle scuole primarie di carni non nazionali, quando invece il comparto francese langue. Come in tutta Europa, del resto.
Sono stati apprezzati anche i concorsi di razza: quello organizzato per la Aubrac ha coinvolto 120 allevatori. “I produttori sono orgogliosi di mostrare le proprie competenze, presentando capi di elevato valore genetico e confermando che è possibile ottenere soggetti di elevate prestazioni lavorando in territori difficili”, ha detto Per Henry Peyrac, presidente dell’associazione degli allevatori Aubrac.
“È da più di 20 anni che partecipiamo a questo salone e non abbiamo mai visto così tante persone interessate a scoprire le nostre vacche. Quest’anno sono 96”, ha aggiunto Hervé Vignon, direttore di Simmental France, nel descrivere l’organizzazione del 1º concorso europeo di razza al Sommet de l’Elevage, sicuramente l’evento più importante della manifestazione.
Gli esportatori francesi
Per gli operatori del settore, anche quelli italiani, l’appuntamento francese rappresenta un’occasione per incontrare allevatori e player con cui fare affari, ma anche per saggiare il terreno, che quest’anno è particolarmente scivoloso. “Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un calo dell’export per la perdita di redditività sia degli allevatori francesi, sia dei produttori italiani di animali all’ingrasso - commenta Luca Troiani della Deltagro Export - tuttavia c’è una grande passione che anima i produttori e che li porta tenere duro per passare il periodo di crisi”.
Luca Troiani esporta vitelli per la Deltagro, società francese con sede a Roanne Cedex, in Francia, impresa che dispone di 14 centri di raccolta di animali ed anche di un proprio sito di macellazione. “Esportiamo animali prevalentemente nel Nord Italia – dice - circa 170mila vitelli e soggetti adulti all’anno di tutte le razze. Altri 30mila prendono la destinazione di altri Paesi, tra cui Spagna e Turchia. Forniamo i vitelli a diverse tipologie di allevatori e dalle diverse capacità produttive”. Tra i destinatari dei capi il macello Colomberotto nel trevigiano e il gruppo Azove di Padova.
“Siamo specialisti nella commercializzazione di Limousine - spiega Giampietro Borgogna di Parma France con sede a Lione - e ne esportiamo in Italia 45mila, oltre a 10mila capi che vanno in Spagna e Tunisia, ma è attraverso la società Parma Sofrelim che commercializziamo prevalentemente Limousine. Un altro ramo d’azienda - prosegue Borgogna - si occupa della commercializzazione della razza Garonnese o Blode d’Aquitaine: di questi soggetti ne commercializziamo altri 70 mila”. Il board si configura come uno dei maggiori gruppi privati del settore con circa 200mila capi esportati, 170mila dei quali in Italia. “Circa la metà di tutti gli animali che trattiamo rientrano in un progetto di filiera - spiega ancora Borgogna - ovvero fanno parte di un programma concordato che parte dall’allevatore, coinvolge il macello e giunge alla grande distribuzione”. A questo progetto partecipa anche l’italiana Inalca, socia al 30% in una delle società controllate di Parma France, e tutto il gruppo genera un volume d’affari di oltre 200 milioni di euro.
“Il momento è difficile per tutti - lamenta Borgogna - e c’è una crisi che colpisce tutto il settore. Noi forniamo anche un servizio di assistenza agli allevatori, fino al ritiro dei capi allevati per chi non sceglie di vendere gli animali nel libero mercato”. Attraverso un’altra società controllata - la Parma Aubrac con sede nell’area di Aveiron - il board si è specializzato sulla razza Aubrac di cui commercializza circa 35mila soggetti.
Gli operatori italiani
“Acquistiamo vitelli che vendiamo ai nostri soci e forniamo loro assistenza commercializzando i loro animali - spiega Daniele Bonfante, direttore commerciale della struttura -. Attraverso una società controllata, la Azove Carni, macelliamo il 65% dei capi conferiti, circa 30mila, e distribuiamo direttamente i tagli alla Grande distribuzione. “. Azove è una cooperativa agricola e organizzazione di produttori di Ospedaletto Euganeo (Pd), associa 175 produttori per un totale di 50mila vitelloni allevati, il 65% dei quali di razza Charolaise ed il restante Limousine: complessivamente il fatturato è di 180 milioni di euro. La cooperativa si occupa inoltre della fornitura di prodotti e servizi verso i soci, oltre che della programmazione della produzione.
Anche il vicepresidente di Azove, Giampietro Beltrame, lamenta una situazione ormai al limite del collasso per gli allevatori che assistono ad una calo dei prezzi della carne. “Negli ultimi due anni il mercato si è degradato a causa dell’aumento di tutti i fattori produttivi - osserva - dall’energia alle razioni alimentari e tutto ciò a fronte di una continua flessione dei prezzi delle carni riconosciuti agli allevatori. Siamo passati in modo repentino da 2,7 a 2,3 euro il chilogrammo, con una flessione del 15%, una differenza difficile da sopportare per i produttori. In questo contesto sono calate le aziende perché molte non hanno retto per la mancanza di una giusta remunerazione del prodotto. Per ciò abbiamo sviluppato, come cooperativa, una filiera per dare valore aggiunto al nostro prodotto, macellando internamente, lavorando le carni e provvedendo in parte alla loro distribuzione: tutto questo per recuperare valore”.
“Adesso purtroppo il mercato va male - commenta Paolo Fornaciari di Unipeg, azienda cooperativa che ha sedi a Reggio Emilia e Pegognaga - e i nostri soci acquistano capi per l’ingrasso sul mercato francese che in termini di prezzo è il più competitivo. Circa l’80% degli animali che vengono conferiti allo stabilimento di macellazione provengono dalla Francia, altri dall’Irlanda e pochissimi soggetti dai Paesi dell’est perché c’è scarsa tracciabilità, ad eccezione di Polonia e Repubblica Ceca”.
Unipeg è la principale azienda cooperativa del settore delle carni bovine in Italia, associa più di mille allevatori ed ha un fatturato di oltre 400 milioni di euro. “I nostri soci vanno ad acquistare capi in Francia attraverso aziende esportatrici e prediligono le razze classiche da carne come Charolaise e Limousine, ma anche incroci come Charolaise - Salers o Charolaise - Aubrac”.
Unipeg settimanalmente ritira dai soci 4.500 capi, di cui 1.300 vitelli a carne bianca. “L’80% dei vitelli sono forniti dai soci con programmi di allevamento, mentre questa percentuale è del 70 % per i vitelloni - aggiunge - purtroppo in questa situazione le quotazioni dei bovini da carne è in forte calo, attorno a 50-60 centesimi di euro al chilogrammo, flessione dovuta a più fattori, ovvero nuovi stili di vita in cui il consumo è inferiore, ma anche per il prezzo decisamente più elevato rispetto a tagli di suino o carne di pollo”.
Amedeo Zambella di Castel Campagnano, nel casertano, è un allevatore di razza bovina marchigiana. Ha visitato Sommet de l’Elevage per documentarsi su altre bovine da carne per diversificare la produzione, puntando principalmente sulla razza Limousine. “Intendo aprire un punto vendita per commercializzare la carne - spiega - costituendo una cooperativa tra allevatori della zona. Oltre alla razza Limousine mi è piaciuta la Bionda d’Aquitania come morfologia - racconta l’allevatore che ha una quarantina di capi in stalla - ma ho trovato interessante anche l’ Aubrac”.
Tra le attività di Zambella c’è anche la commercializzazione di capi da carne. “Credo nel settore anche se siamo in forte crisi, ma penso che prima o poi, facendo un prodotto di qualità, l’impegno verrà ripagato. La scelta di indirizzarmi verso una razza come la Limousine è dettata dalla volontà di ottenere un prodotto qualificato. Da questa rassegna ho avuto molti suggerimenti e idee su come migliorare l’allevamento - sottolinea infine Zambella - ma soprattutto ho rafforzato l’idea che occorra fare qualità per emergere dal mercato”.

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