Uova, prezzi in caduta libera

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Michele Barbetta, Confagricoltura: «Allevatori in ginocchio: un chilo viene pagato 70 centesimi a fronte di costi di produzione di 90»

Prezzi in caduta libera per le uova, che vedono le quotazioni calate di un terzo dall’inizio dell’anno. Un chilo di uova viene pagato 70-75 centesimi a fronte di un costo di produzione di 90-95 centesimi, con perdite consistenti per i produttori. La stagnazione dei consumi alimentari e la sovrapproduzione sono la causa del tonfo dei prezzi, con grande danno per un settore che negli ultimi anni ha molto investito nel benessere animale e nella qualità.

Michele Barbetta, presidente della sezione Avicoli di Confagricoltura Veneto, richiama l’attenzione su un importante comparto regionale, che con una produzione annua di 2 miliardi di uova e 200 milioni di fatturato rappresenta il 16% del totale nazionale. «Da un anno e mezzo fatichiamo a chiudere i bilanci – spiega -, perché lavoriamo costantemente in perdita. Dal 2012 abbiamo rifatto completamente gli impianti in base alle normative italiane ed europee sul benessere animale, ammodernando gli allevamenti in base ai requisiti sugli spazi e sulle lettiere. Milioni di euro di investimenti sono stati però vanificati da un mercato che vede l’importazione massiccia di uova, a prezzi inferiori, da Paesi come quelli dell’Est europeo che hanno libertà di usare ogm, non sono sottoposti a controlli e non sono soggetti alle normative sul benessere animale. Non dobbiamo stupirci, poi, se esplodono casi di mangimi alla diossina, com’è successo per il mais ucraino e com’è successo in questi giorni per una partita di mais brasiliano contaminato da aflatossine. Senza certificazioni e qualità il rischio è di mettere in tavola prodotti pericolosi per la salute».

Secondo Barbetta vanno incentivate la tracciatura e la promozione delle uova made in Veneto, fonte di proteine e vitamine a un costo praticamente irrisorio, vale a dire l’alimento perfetto secondo i nutrizionisti: «Oggi la tracciabilità a lotti interi non è obbligatoria e tutte le uova vengono timbrate nel centro di selezione, con il rischio che vengano mischiate uova con provenienza certa e non. La frode, con questo sistema, è dietro l’angolo. Bisognerebbe, invece, che tutte le uova venissero timbrate all’origine, in modo da sapere quali sono realmente provenienti dai nostri allevamenti e quindi garanzia di qualità e salubrità per i ostri consumatori. È necessario anche incentivare la promozione affinché il consumatore venga a conoscenza delle proprietà nutritive dell’uovo e dei nostri sistemi di allevamento. L’associazione di categoria Assoavi si sta fortunatamente muovendo in questo senso».

Con circa 3.200 aziende agricole, 800 centri di imballaggio uova e 12 industrie per la produzione di ovoprodotti, il comparto avicolo occupa direttamente e indirettamente decine di migliaia di persone. Sono circa 13 miliardi le uova prodotte in Italia, con 1,3 miliardi di fatturato per la sola componente agricola, che ci pongono al vertice dei Paesi europei.

 

L’articolo è pubblicato su Informatore Zootecnico n. 19/2016

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