Il mercato delle carni ovine sta cambiando

ovine
Ovinicoltura - Così a livello internazionale secondo FranceAgriMer

Il mercato mondiale delle carni ovine sta vivendo un cambiamento epocale, sovvertendo alcune delle dinamiche che storicamente si erano saldate a livello globale. A cominciare da una sensibile espansione della domanda asiatica per continuare con una flessione della domanda Ue, una diminuzione del potenziale produttivo dell’Oceania, un aumento dei prezzi delle carni ovine.

Lo riferisce il dossier sul mercato mondiale della carne ovina pubblicato da FranceAgriMer, istituzione nazionale francese che si occupa di agricoltura e agroalimentare e che lavora per conto dello Stato, in coordinamento con il ministero dell’agricoltura. Il dossier, pubblicato a novembre, s’intitola «Marché mondial de la viande ovine: un commerce en mutation» («Il mercato mondiale della carne ovina: un mercato in cambiamento»).

Storicamente, il commercio mondiale delle carni ovine è sempre stato polarizzato. Vale a dire che, per anni, i Paesi del Sud del mondo hanno rifornito quelli dell’emisfero settentrionale nel settore ovino. L’Australia e la Nuova Zelanda dominano infatti da sempre questo mercato, rispettivamente per il 41% e per il 42%, coprendo da sole quasi l’80% delle esportazioni mondiali.

Ma da circa una decina d’anni il contesto è cambiato. Come? Anzitutto, si è registrata un’espansione della domanda in Asia, dove, di conseguenza, le importazioni di carni ovine sono cresciute molto rapidamente. In secondo luogo, è emerso un calo della domanda nell’Ue dovuto all’attuale situazione economica di fragilità che ha comportato un taglio sulla carne ovina, considerata una delle più costose.

Ancora, a determinare il cambiamento ha contribuito il calo del potenziale produttivo in Oceania, dove la filiera ovina è stata sottoposta ad un processo di decapitalizzazione che ha fortemente influenzato la capacità dei due più grandi esportatori mondiali, Australia e Nuova Zelanda. Infine, il lieve aumento della produzione mondiale di carne ovina (+1% in media tra il 2004 e il 2014), proveniente soprattutto da Cile, Argentina, Uruguay e Unione europea, ha portato tensioni sul mercato internazionale e un aumento dei prezzi.

Ma i cambiamenti principali hanno riguardato la composizione delle esportazioni di carne ovina. Lo sviluppo delle tecnologie dei tagli e della conservazione permette infatti oggi di esportare carne ovina fresca e congelata, tagliata e disossata, e di dividere i vari tagli tra i diversi importatori. In questo modo, gli esportatori di carne ovina possono soddisfare in modo mirato e complementare la domanda da parte dei loro importatori in funzione del tipo di carne consumata (montone o agnello) e del potere di acquisto dei consumatori.

Da un lato, la diversificazione della domanda e l’emergere di nuovi importatori tra i Paesi in via di sviluppo offrono la possibilità di valorizzare l’insieme della carcassa, dai tagli meno nobili a quelli più nobili. Dall’altro, la composizione delle esportazioni si è evoluta per assicurare uno sbocco alla totalità dell’offerta dei principali produttori.

In un contesto di forte decapitalizzazione come quello della Nuova Zelanda e dell’Europa, la carne di montone si è rifatta un posto sul mercato mondiale, sotto forma di flusso di carne verso la Cina o sotto forma di flusso di animali vivi tra l’Unione europea e il Golfo Persico.

Nel 2015, la domanda cinese di carne ovina lascia intravedere un primo assestamento in linea con il rallentamento dell’economia cinese. L’evoluzione di questo mercato nei prossimi mesi, conclude il dossier, determinerà se le importazioni cinesi hanno ottenuto una risposta tale da lasciare intravedere la possibilità di un mercato per le carni ovine.

 

L’articolo completo è pubblicato su Informatore Zootecnico n. 20/2015

L’edicola di Informatore Zootecnico

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome