Tavolo interregionale: l’aviaria e il Veneto

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Il tavolo interregionale sull'emergenza aviaria sulla crisi del settore avicolo svoltosi a Milano il 12 settembre scorso.
Veneto, Lombardia ed Emila-Romagna le protagoniste del tavolo interregionale del 12 settembre scorso tenutosi a Milano

Al termine della riunione del 12 settembre del tavolo interregionale sull’emergenza aviaria e sulla crisi del settore avicolo, svoltosi a Milano, su iniziativa della Regione Veneto, presenti gli assessori all’Agricoltura di Veneto e Lombardia, rappresentanti della regione Emilia Romagna ed esponenti delle associazioni di categoria e dei sindacati della filiera avicola, è stata diffusa la seguente nota.

«Un primo risultato lo abbiamo ottenuto. Con il tavolo interregionale abbiamo accelerato un processo in virtù del quale il Governo ha scelto di convocare le parti a un tavolo romano, il 20 settembre, per concordare strategie e finalità».

È il primo bilancio del vertice svoltosi a Milano su proposta dell’assessore veneto tra le tre regioni del Nord Italia più colpite dall’emergenza aviaria e dalla crisi della filiera delle ‘carni bianche’.

I titolari delle politiche per il settore primario di Veneto e Lombardia esprimono soddisfazione «per l’unità di intenti e la sostanziale condivisione delle posizioni rispetto alle strategie immediate da assumere per affrontare una situazione di grande difficoltà del settore, aggravata dalle ultime problematiche igienico sanitarie».

 

Sistema assicurativo e comunicazione

«In questo quadro – afferma la nota congiunta – sarebbe utile che il Ministero delle politiche agricole dicesse quali e quanti risorse è in grado di mettere a disposizione, mentre si registra la disponibilità delle Regioni a intervenire in compartecipazione sul secondo pilastro della politica agricola comune. Abbiamo l’intenzione di porre questioni serie, a partire dal sistema assicurativo e delle grandi criticità che con questo registriamo; contestualmente vogliamo una volta per tutte confrontarci sulle modalità comunicative. Chiederemo al ministero di farsi carico di una grande campagna di comunicazione, che vada nella direzione di salvaguardare il prodotto nazionale buono e di qualità».

 

La Gdo

«Insieme alle filiere e ai rappresentanti delle associazioni di allevatori – proseguono gli assessori di Veneto e Lombardia – le tre Regioni chiederanno al Governo risposte efficaci e immediate soprattutto per gli indennizzi per i danni diretti o indiretti e il mancato accasamento dei danni indiretti, oltre che per lo smaltimento degli animali ammalati. Il governo può fare uno sforzo, in altri casi lo ha fatto. Proporremo al ministro di attivare un tavolo di concertazione con noi per arrivare a finanziamenti diretti a una filiera importante, che in queste tre regioni sta dando grandi soddisfazioni soprattutto per quanto riguarda la carne di pollo e tacchino. Non possiamo perdere questo comparto che alimenta un agroalimentare competitivo e tra i primi in Europa».

L’assessore veneto ha sottolineato, inoltre, l’importanza di arrivare a «una situazione di omogeneità negli interventi veterinari nelle tre regioni, la messa in sicurezza degli allevamenti, la revisione del sistema assicurativo, il recepimento dei finanziamenti per intervenire sugli allevamenti».

Un altro filone importante – ha suggerito l’assessore all’Agricoltura del Veneto – è quello della comunicazione e del rapporto con la distribuzione organizzata: «è necessario che la grande distribuzione commercializzi carni e uova di produzione italiana, che sono controllate, riconoscendo la giusta remunerazione a chi produce».

Mercoledì 20 settembre le regioni del Nord Italia interessate dall’epidemia (Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte e Friuli-Venezia Giulia), insieme alle associazioni dei produttori avicoli, si sono riunite a Roma, al Ministero per le politiche agricole, per concordare il dossier di richiesta di misure di sostegno al settore da inoltrare dell’Unione europea.

 

UOVA, MEDINI (LABCAM): «Analisi preventive indispensabili per evitare la contaminazione»

«Le analisi preventive sulle uova avrebbero potuto evitare l’allarme contaminazione da fipronil, l’antiparassitario addizionato a un detergente utilizzato nelle pulizie degli allevamenti di pollame in alcuni Paesi europei che ad agosto ha interessato il mercato avicolo nazionale e, in questi giorni, anche della nostra provincia». Lo dichiara Luca Medini, direttore di Labcam srl, Laboratorio chimico merceologico della Camera di Commercio Riviere di Liguria. Nella sede di Albenga, i tecnici di Labcam sono specializzati in analisi sui prodotti agroalimentari tra cui anche il rilevamento di presenza di antiparassitari, fitofarmaci e antibiotici. «La sicurezza alimentare – puntualizza Medini – richiede oggi una crescente attenzione ai problemi posti dalla dispersione ambientale di farmaci per uso umano e dall’uso massiccio di farmaci veterinari e antiparassitari allo scopo di contenerne gli effetti dannosi non solo nell’immediato, ma anche nel lungo termine. Va comunque specificato che il fipronil, per essere letale per l’uomo, dovrebbe essere assunto in modo dose davvero massiccia: sulla base degli studi sugli animali la quantità che può essere considerata ancora senza effetti avversi negli umani è dell’ordine di 0.01 mg per kg di peso corporeo. La massima quantità ammessa di fipronil nelle uova accettata nell’Unione europea è però minore, cioè di 0.005 mg per kg di uovo». Nel 2016, le uova e i prodotti derivati sono stati interessati da 17 notifiche di non conformità al Sistema di allerta rapido europeo-Rasff, di cui 14 casi di rilevamento di presenza di microrganismi patogeni, tutti riguardanti la salmonella: 7 casi in Polonia, 4 in Germania, 2 in Croazia e Olanda, uno in Francia e nessuno in Italia.

 

VENETO, NECESSARI INDENNIZZI E INVESTIMENTI IN BIOSICUREZZA

Nel corso del 2017 la Regione Veneto è stata interessata da 16 focolai e 18 abbattimenti preventivi, che hanno comportato l’eliminazione di oltre 254 mila capi (per l’85% tacchini) in particolar modo nella Bassa Veronese (che produce il 70% della carne di tacchino e il 50% della carne di pollo), nella Bassa Padovana, nel Polesine, e nel Veneziano. Per i danni diretti (indennizzo degli animali e spese operative/connesse) sono stati sinora corrisposti 2.638.145, 11 euro; ulteriori indennizzi per un milione e 300 mila euro, sono in arrivo.

Gli indennizzi per i capi abbattuti non ristorano, tuttavia, gli allevatori dei danni indiretti subiti a causa del fermo obbligatorio e dei collegati divieti di movimentazione e di accasamento. La rilevazione infatti di un focolaio dell’epidemia impone, ai sensi della normativa comunitaria, l’abbattimento di tutti gli animali dell’allevamento e la creazione di una zona di protezione, di 3 km di diametro dal focolaio, e una zona di sorveglianza di diametro di 10 km dal focolaio. In queste zone oltre a essere vietato il cosiddetto “accasamento”, cioè la reintroduzione di animali in allevamento, sono inoltre previsti limiti diversificati alla movimentazione degli animali anche a fini della macellazione. Il divieto di accasamento dura fino a 30 giorni dall’ estinzione del focolaio e, pertanto, oltre al danno diretto e immediato dovuto all’abbattimento e distruzione degli animali, gli agricoltori interessati si trovano a subire i danni “indiretti”, da mancati redditi, dovuti alla mancata possibilità di allevare gli animali.

«L’istituzione regionale è pronta a fare la propria parte – ha assicurato l’assessore all’Agricoltura – e siamo già al lavoro per individuare una specifica misura nel Programma di sviluppo rurale che renda disponibili fondi comunitari per le imprese avicole che investano in biosicurezza e in nuove tecniche di allevamento. Il budget ipotizzabile per questo tipo di misura ammonta a 5 milioni di euro».

Quanto al sistema sanitario regionale (al quale fanno capo la sicurezza alimentare e veterinaria), l’assessore di comparto ha assicurato la massima disponibilità a recepire le richieste di adeguamento normativo formulate da associazioni e categorie, già a partire dalla prossima legge di semplificazione attualmente al vaglio del Consiglio regionale.

«Abbiamo chiesto ai rappresentanti convenuti al tavolo di crisi – concludono i due assessori veneti – di istituire tavoli tecnico-operativi per formulare un dettagliato pacchetto di interventi, da condividere con le altre regioni e sottoporre ai due ministeri competenti, per ripensare le strategie di sviluppo dell’intera filiera avicola. Il Veneto intende svolgere un ruolo di capofila nella difesa e nella riqualificazione dell’intero comparto, a tutela del potenziale produttivo dell’avicoltura regionale che, con quasi 300 milioni di capi tra polli, tacchini e galline ovaiole, contribuisce in maniera determinante all’autosufficienza nazionale».

 

Leggi l’articolo completo di tutti i box su Informatore Zootecnico n. 16/2017

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