Allevamento avicolo, un comparto in salute

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A Fieravicola Forlì i veterinari della Sipa (Società italiana di patologia aviare) hanno fatto il punto sullo stato sanitario di polli, tacchini e faraone. Innalzati i livelli di biosicurezza degli allevamenti in vista di un possibile ritorno, nel prossimo inverno, del virus dell’influenza aviare

Negli allevamenti avicoli italiani la situazione sanitaria è decisamente tranquilla. Solo l’epidemia di influenza aviare, che nei primi mesi di quest’anno ha colpito alcuni allevamenti, in maggioranza di tacchini, del nord della Penisola, desta qualche minima preoccupazione in chiave futura. Questo il quadro che è emerso al convegno della Sipa, la Società italiana di patologia aviare, in corso in questi giorni a Fieravicola (nella foto un momento dei lavori del convegno).
Tra le buone notizie, l’ulteriore flessione delle positività alle salmonelle registrato negli allevamenti di galline ovaiole “a dimostrazione – sottolinea Antonio Camarda, docente dell’Università di Bari – che il piano nazionale di monitoraggio e controllo sta funzionando egregiamente”.
Unico neo, dunque, i casi di influenza aviare, che dopo i primi casi individuati negli anatidi selvatici della Laguna di Grado, tra gennaio e marzo si sono estesi a una decina di allevamenti professionali (in larga maggioranza si è trattato di capannoni di tacchini da carne) e ad alcune piccole realtà rurali, interessando complessivamente quattro regioni settentrionali (Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna). Gli isolamenti condotti dai laboratori di diagnostica hanno confermato che all’origine di questi focolai c’è stato un eterogeneo gruppo di virus influenzali del sottotipo H5 ad alta patogenicità, ampiamente circolanti nella popolazione selvatica.
Di qui le moderate apprensioni dei veterinari in vista del prossimo inverno: per proteggere da nuove incursioni virali gli allevamenti che si trovano lungo le rotte migratorie degli anatidi, è necessaria una stringente applicazione delle norme di biosicurezza.
Con una consapevolezza: il limitato numero di focolai dell’epidemia 2016-2017 è stato merito dei veterinari “di campo” che hanno saputo segnalare tempestivamente i casi sospetti ai colleghi del Servizio veterinario nazionale. A dimostrazione, commentano da Fieravicola, che la salute delle specie avicole allevate nel nostro Paese è in ottime mani.
(fonte: Fieravicola)

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