Bufale, più latte se aumenta la superficie disponibile

Bufale, più latte se aumenta la superficie disponibile
La normativa di riferimento coincide con quella stabilita per gli allevamenti bovini. In particolare la stabulazione libera e la disponibilità di acqua costituiscono elementi di fondamentale importanza. E se le condizioni sono buone, va meglio anche la produzione

(di Giuseppe Fugaro)

I bufali, o meglio le femmine che producono il latte che viene trasformato nelle famose mozzarelle, sono considerati animali più rustici delle vacche anche se si tratta, in entrambi i casi, di bovini. Questa appariscente rusticità porta a considerare che l’allevamento dei bufali e delle bufale, che solitamente avviene più all’aperto che in stalla, sia meno vincolato alle norme sul benessere animali e dei bovini in particolare.
In effetti non vi è una specifica normativa sul benessere animale che riguardi specificatamente i bufali ma per il semplice motivo che è pienamente applicabile a loro quella riferita ai bovini e in particolare ai vitelli e ai capi adulti durante l’allevamento e il trasporto.

Caratteristiche e abitudini del bufalo
Il bufalo, infatti è un mammifero dell’ordine degli artiodattili appartenente al gruppo dei ruminanti e alla famiglia dei bovini e con questi ultimi condivide somiglianze nell’aspetto generale e nei caratteri scheletrici. La fronte convessa è dotata di corna, mentre la pelle dei bufali di colore rossiccia o grigio ardesia è molto spessa e coriacea. Il bufalo predilige ambienti caldo-umidi per cui è molto diffuso nelle zone tropicali arrivando in alcuni casi a sostituire quasi del tutto il bovino.
Trascorre gran parte della giornata immerso nell’acqua, cosa che gli permette di tener lontani i parassiti ed evitare che la pelle si secchi eccessivamente.
Il bufalo è una specie a dimorfismo sessuale molto spiccato: i maschi assai tozzi raggiungono i 7-8 quintali mentre il peso delle femmine si attesta intorno ai 6-7 quintali. La gravidanza dura 316 giorni circa, alla nascita i vitelli pesano tra i 35 e i 39 chilogrammi.
Ma la differenza sostanziale tra bufale e bovine si ritrova nella stagionalità della lattazione che per le bovine diminuisce nel periodo estivo e per le bufale aumenta proprio durante l’estate che per loro è la stagione migliore.

Come garantire il loro benessere
Il benessere delle bufale deve essere quindi garantito, sempre nel rispetto e nell’osservanza delle regole generali previste dai Regolamenti comunitari e dalle norme nazionali, tenendo conto delle loro specificità e dei riflessi sugli aspetti produttivi. Le bufale allevate in dispregio delle regole sul loro benessere soprattutto in termini di spazio a loro disposizione e di alimentazione, producono latte in quantità ridotta, la carne è più dura e meno frollabile e le rese si comprimono notevolmente.
Un fattore molto importante per il benessere delle bufale è rappresentato infatti dalla superficie disponibile per il movimento. Studi scientifici hanno affermato che confrontando i dati produttivi relativi a tre diversi gruppi cui era garantita una diversa superficie libera individuale per movimento 14 m2, 9 m2 e 7 m2, si nota come, a parità di periodo di lattazione considerato di 210 giorni, all’aumentare della superficie disponibile aumenta proporzionalmente la produzione di latte.
La stabulazione libera costituisce quindi un elemento fondamentale per l’allevamento delle bufale in condizioni di benessere oltre alla disponibilità di acqua soprattutto nei periodi estivi.
Le migliori condizioni si realizzano quindi con la stabulazione da cui si accede direttamente a un paddock esterno che a sua volta mette a disposizione una piscina colma d’acqua per le immersioni estive.
In questo modo le bufale decidono autonomamente se stare all'interno della stalla, nei paddock all'aperto o se visitare una delle piscine realizzando le condizioni di allevamento più consone alla loro natura e quindi di raggiungimento di un elevato grado di benessere.

 

La normativa
Il quadro normativo in materia di benessere animale applicabile all’allevamento bovino è costituito dalle norme generali comuni alle altre specie di animali da reddito e cioè la direttiva 98/58/CE: riguardante la protezione degli animali negli allevamento, recepita con D.L.vo 146/2001). Pertanto va considerato che esse devono, di volta in volta, essere applicate in maniera critica, adattandole alle peculiarità dell’allevamento bovino e a quello bufalino, sia esso da latte o da carne.
Per i vitelli, definiti come animali della specie bovina al di sotto di 6 mesi, esistono poi norme specifiche in materia di protezione nell’allevamento e cioè la direttiva 119/2008: che stabilisce le norme minime per la protezione dei vitelli, recepita con il D.L.vo 126/2011 che tutti gli allevatori sono tenuti a osservare, indipendentemente dal numero di capi e dal fine produttivo, compresa la c.d. “linea vacca-vitello”. Queste disposizioni “verticali” vanno ad aggiungersi a quelle “orizzontali” sulla protezione degli animali in allevamento stabilite dal D.L.vo 146/2001, e anch’esse sono valide genericamente per tutti i tipi di allevamento e, pertanto, sono valide sia per il comparto da latte sia per quello da carne.
Gli obblighi da rispettare per quanto riguarda il benessere dei bovini e conseguentemente dei bufalini nell’allevamento sono riferibili a tre comparti:
1) fabbricati, attrezzature e impianti;
2) alimentazione;
3) gestione degli animali.

Fabbricati, attrezzature e impianti
I materiali con i quali sono costruiti i locali di stabulazione, i recinti e le attrezzature con i quali gli animali possono entrare in contatto, non devono essere nocivi per gli animali stessi. I fabbricati, i recinti e le attrezzature devono essere costruiti con materiali facilmente pulibili e disinfettabili. I locali e i dispositivi di attacco degli animali non devono avere spigoli o sporgenze che possano provocare lesioni agli animali. Le condizioni dell’ambiente di allevamento devono essere soddisfacenti: non vi devono essere animali mantenuti continuamente al buio; l’illuminazione, tenuto conto delle variazioni stagionali del fotoperiodo, deve essere sufficiente a vedere chiaramente gli animali e deve essere disponibile un’illuminazione fissa o mobile sufficiente a consentirne l’ispezione completa in qualsiasi momento; la concentrazione di gas tossici e di polveri, l’umidità relativa e la temperatura ambientale devono essere mantenute entro limiti non dannosi per gli animali. Se gli animali sono allevati all’esterno deve essere stato fornito loro un riparo dalle intemperie e dai predatori.

Alimentazione
Non vi devono essere animali cui sia stata somministrata un’alimentazione inadatta alla loro età e specie, o sia per loro nociva, o sia stata fornita in quantità insufficiente o a intervalli non adeguati; ogni animale deve disporre di acqua di bevanda in quantità e di qualità adeguate.

Gestione degli animali (Spazi, cure da prestare agli animali, mutilazioni e formazione del personale).
Il proprietario deve garantire il benessere dei propri animali e adottare misure affinché non vengano loro provocati dolore, sofferenze o lesioni inutili.

 

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